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Recensione Gemma Sepolta

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Gemma Sepolta

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MacAlpine – Eyes of the World – Gemma Sepolta

03 Ottobre 2026 0 Commenti Iacopo Mezzano

genere: Hard Rock
anno: 1990
etichetta: Squawk Inc./ Polygram
ristampe:

Tracklist:

1. The World We Live In 4:05
2. The Hard Way 4:14
3. Escape The Hell 5:01
4. Heartache Calling 5:07
5. Tear It Down 4:40
6. Take Me Back 4:47
7. Wild Ride 3:39
8. Cry A Tear 4:49
9. Wrong To Love 5:31
10. Summer's Gone 4:33
11. Urban Days 5:01

Formazione:

Tony Macalpine - guitars, keyboards, percussion
Alan Sehorn - vocals
Mark Robertson - keyboards
Mike Jacques - bass
Billy Carmassi - drums

Ospiti:

Randy Jackson - bass
John Alderete - bass
Bill Zampa - drums
Steve Fontana - tambourine
Alan Tornie - violin
Maria Khodorkosky - violin
Maxine Prolman - violin
Kevin Chalfant - backing vocals
Melisa Kary - backing vocals
Christina Saxton - backing vocals

 

Il nome del musicista statunitense Tony MacAlpine rimane alla storia come quello di un affermato chitarrista virtuoso, solista, di genere e stile tra il metal neoclassico e la musica fusion. Nella sua ricca e duratura carriera vanta importanti collaborazioni (tra le quali spiccano i M.A.R.S., i Planet X, e i tour con Steve Vai), ma anche la stampa di un’eccellente, ma dimenticata, gemma hard rock: il disco Eyes of the World.

Questo album, uscito nel 1990 per la label Squawk Inc. (Polygram) sotto il moniker di MacAlpine, vide il chitarrista unire le forze con il tastierista Mark Robertson, con il bassista Mike Jacques, e con il batterista Billy Carmassi (Aldo Nova, Jet Red, Streetheart), ma soprattutto con il valido ed emergente cantante Alan Sehorn, nel tentativo (neppure troppo celato) di emulare lo stile delle hard rock band di maggiore successo commerciale in quegli anni.

Da qui una produzione ricca degli immancabili virtuosismi chitarristici, questa volta però offerti alla dimensione canzone, e costruita in undici tracce molto orecchiabili e intense, ricche di cori catchy e refrain avvincenti. Ne è un esempio l’opener The World We Live In, una canzone tra hard rock melodico e AOR, pulsante, calda nei suoi arrangiamenti, forte di un bel battito di batteria su cui muove l’espressiva e intonata vocalità di Sehorn e la chitarra, tecnica e vivace, del leader e principale autore di questi brani. Un riff maschio apre invece The Hard Way, brano ritmato e deciso, tra Extreme e Def Leppard nel suo stile, con Escape The Hell a mantenere alte le energie al suono di una produzione hard rock ancora una volta dal gusto commerciale, ma dal riffing ai limiti dell’heavy, specialmente nelle strofe.

Il sound e gli arrangiamenti di tastiere marcatamente anni ottanta di Heartache Calling rendono questo pezzo una delle hit del platter, mentre la seguente Tear It Down pone i riflettori, oltre che sull’efficacia dei suoi cori, sull’eccellente cantato di Sehorn. Poi, il magnifico arpeggio di chitarra iniziale di Take Me Back ci accompagna lungo una ballad/mid tempo dalle influenze rock più classiche, tra Led Zeppelin, Whitesnake e Rainbow, mentre Wild Ride corre rapida e compatta, influenzata dai Dokken e dal neoclassico di Malmsteen nell’assolo, in una corsa notturna sulle quattro ruote di una scintillante auto sportiva.

Inno perfetto di hard rock melodico di fine anni ottanta, Cry A Tear sprigiona energie da ogni sua nota, e ci esalta con il suo bel ritornello, mentre Wrong To Love ha il sapore di una ballad notturna, echeggiante, ricca di sentimento, influenzata dai Survivor nel sound e dai Def Leppard nei suoi variegati cori. A chiudere, Summer’s Gone e Urban Days, la prima ancora vicina al sound più radiofonico e AOR del genere, la seconda a calare il sipario come un ultimo acuto hard rock, guidato da una chitarra tecnica e variopinta, ben supportata da un ricco tappeto di tastiere e di arrangiamenti anni ottanta.

IN CONCLUSIONE

La fama e i riscontri del genio musicale di Tony MacAlpine proseguiranno nel successo fino ai giorni nostri, mentre Eyes of the World fu invece una meteora. Infatti, nonostante le grandi qualità compositive e tecniche espresse, fallirà nel raggiungere il successo commerciale, rimanendo di fatto l’ultimo e unico episodio in questo stile nella storia artistica solista del celebre musicista statunitense.

Purtroppo anche il cantante Alan Sehorn, altro vero fiore all’occhiello di questa registrazione, sparirà dai radar fino al 2015, quando tornò sulle scene come autore di un disco autoprodotto a nome Alan Sehorn Alliance. A confermare la triste regola che nel mondo della nostra musica non sempre il talento e le qualità riescono ad andare di pari passo con il successo.

© 2026, Iacopo Mezzano. All rights reserved.

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