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12 Settembre 2026 2 Commenti Yuri Picasso
genere: AOR / Pop Rock
anno: 1988
etichetta: Columbia
ristampe:
Tracklist:
01.Pamela
02. You Got Me
03, Anna
04. Stop Loving You
05. Mushanga
06. Stay Away
07. Straight For The Heart
08. Only The Children
09. A Thousand Years
10. These Chains
11. Home Of The Brave
Formazione:
Steve Lukather: Guitars, Vocals
Joseph Williams, Vocals
Jeff Porcaro: Drums
Mike Porcaro: Bass
David Paich: Keyboards
Toto, The Seventh One… facciamo un passo indietro, sintetico ma doveroso. La superband losangelina arriva alla fine degli anni ’80 con un bagaglio artistico già difficilmente eguagliabile, e pesante: il successo planetario di Toto IV, una credibilità costruita tra session man di lusso e una capacità compositiva fuori scala; e soprattutto una pressione discografica che li vuole costantemente in bilico tra raffinatezza musicale e accessibilità radiofonica. Cambi di formazione, tensioni interne e una ricerca costante del vocalist ideale hanno segnato gli anni immediatamente precedenti. L’ingresso definitivo di Joseph Williams alla voce e la stabilizzazione del nucleo storico Lukather–Paich–Porcaro danno finalmente l’idea di una band compatta.
The Seventh One è quindi un punto di arrivo? A mio modo di vedere la storia, no, ma rappresenta un grande ultimo respiro prima di un cambiamento inevitabile.
L’album si apre con Pamela, e già qui il messaggio è chiarissimo: i Toto non hanno intenzione di rinunciare alla loro identità più pop-oriented, ma la elevano a un livello di scrittura quasi chirurgico. Groove impeccabile, tastiere raffinate e un ritornello che è puro DNA anni ’80. È il biglietto da visita perfetto: elegante, ma radiofonico fino al midollo. You Got Me suona più nervosa e ritmicamente frastagliata, dannatamente affascinante. Meno immediata, ma estremamente curata. Anna la adoro e mi duole non mai averla mai sentita live in una delle varie occasioni in cui ho avuto la possibilità di vedere la band; intima, dolce. Steve Lukather si prende il centro della scena con una prova vocale misurata e sofferta. È il turno del singolo Stop Loving You, probabilmente uno dei vertici assoluti non solo dell’album, ma dell’intera carriera della band. Il brano è costruito su un equilibrio perfetto tra melodia, percussioni “calde” e un’apertura armonica che sfiora il miglior pop. La presenza dei cori di Jon Anderson aggiunge una dimensione quasi sospesa, che porta il pezzo oltre la semplice forma canzone.
Con Mushanga i Toto (ri)giocano la carta dell’esotismo ritmico, con una struttura che richiama inevitabilmente Africa ma senza mai diventare copia. È un brano che vive di atmosfera e trasmette un senso di viaggio continuo, sofisticata. Stay Away, più ruvida e spigolosa nei suoi incastri. È il lato meno levigato dei Toto, quello che prova a mantenere un contatto con un rock più diretto, anche se sempre filtrato da una produzione scintillante. L’energia e l’urgenza di Straight for The Heart fa da contraltare a Only The Children, uno dei brani più riusciti del lato “pop sofisticato” dei Toto. Il lavoro sulle tastiere e sulle dinamiche ritmiche è esemplare, e il risultato è un pezzo che scorre con naturalezza ma rivela dettagli a ogni ascolto.
Si continua con la matura ed emotiva A Thousand Years per passare all’elegante lento, malinconico, These Chains. In chiusura Home of The Brave, ambiziosa e quasi cinematografica. Il brano riassume molte delle anime del disco: la raffinatezza armonica di Paich, l’impatto vocale corale e una costruzione progressiva che guarda più alla suite che alla semplice canzone.
IN CONCLUSIONE
The Seventh One rappresenta, di fatto, l’ultimo capitolo della loro stagione più “classica”, quella in cui il confine tra pop sofisticato e AOR di lusso era praticamente invisibile. Dopo arriveranno stagioni artisticamente diverse, con interpreti diversi, ma di valore assoluto confermate ad ogni uscita discografica e ogni qual volta Luke e soci salgono sul palco.
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