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Recensione Gemma Sepolta

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Gemma Sepolta

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Bridge 2 Far – Bridge 2 Far – Gemma Sepolta

28 Agosto 2026 0 Commenti Iacopo Mezzano

genere: Lite AOR
anno: 1989
etichetta: WTG Records
ristampe: /

Tracklist:

1. Heaven On Earth
2. I Must Be Blind
3. Say You Will
4. Anyone Out There
5. Caught Inside Your Heart
6. We Got A Way
7. Hold You Tonight
8. Straight To The Heart
9. This Is Killing Me

Formazione:

Mark Williamson - vocals, guitars, keyboards, bass
John Robinson - keyboards, bass, drums

Ospiti:

Aaron Zigman, Alan Shacklock, David Paich, John Van Tongeren, Larry Williams, Richard Souther - keyboards
Al McKay, Clem Clemson, Martin Walsh, Mike Landau, Steve Lukather - guitars
Chris Eaton, Lance Ellington - backing vocals
Dan Higgins, Kim Hutchcroft - sax
Freddie Washington, Neil Stubenhaus - bass
Gary Grant, Jerry Hey - trumpet

 

Nove brani e quarantuno minuti di registrazione sono quanto è bastato al duo statunitense Bridge 2 Far per produrre una delle più pregiate gemme sepolte della nostra collezione musicale di genere rock melodico.

Usciti sul mercato nel 1989 con il loro (unico) disco di debutto omonimo Bridge 2 Far, Mark Williamson (cantante, autore, produttore, poli-strumentista) e John “J.R.” Robinson (batteria, tastiere, basso) produssero infatti un album di lite AOR di qualità micidiale, di alto livello dalla sua prima e ultima traccia, sempre incredibilmente efficace e riuscito sul piano tecnico e compositivo, ma purtroppo destinato ad avere ben poco successo a livello commerciale, complice probabilmente la scarsa capacità promozionale della sua etichetta (WTG Records).

Ciò che resta alla storia però è un disco senza tempo, dai suoni pregiati (merito di Chris Lord-Alge al mixing e Alan Shacklock alla produzione), ricco di ritornelli orecchiabili, accattivante in ogni sua melodia, e forte di alcune celebri partecipazioni quali, su tutte, quelle di David Paich alle tastiere, e Mike Landau e Steve Lukather alle chitarre.

I due unici singoli estratti dall’album, Heaven On Earth e I Must Be Blind, occupano le prime due posizioni della scaletta. Il primo è un brano frizzante, ricco di arrangiamenti (sentite che curato il suo sottofondo melodico!), subito guidato da un bel ritmo e da una chitarra in primo piano a supportare il timbro caldo della carismatica ed energica voce di Williamson. Il secondo, una power ballad da antologia, che pone i riflettori sul feeling e sul sentimento vocale, fino all’esplosione melodica del suo ritornello, potente e corale, che culmina nel solito grande assolo di Steve Lukather.

La terza canzone, Say You Will, suona come un vero e proprio inno lite AOR, ricco di intrecci strumentali e forte di un refrain da urlo, catchy, tutto da cantare. Anyone Out There brilla invece per il suo ampio tappeto di tastiere e per i suoi bei ingressi di trombe, che arricchiscono un sound già solido e accattivante, potenziato anche da un ottimo gioco di cori a supporto della voce principale. Largo poi a una nuova ballad, Caught Inside Your Heart, dalle atmosfere soffuse, cremisi, intime e avvolgenti in una calda coperta melodica, e a una We Got A Way che ha il compito di rialzare il ritmo presentandosi come un bel brano elettrico, ben caricato in apertura da una roboante batteria che lascia spazio all’ingresso deciso degli altri strumenti, chitarre in primis, fino ad un nuovo ritornello riuscito e raffinato.

Sul finale, Hold You Tonight è una ultima ballad cuore in mano, notturna e silente, delicatissima, e forte di dolci ingressi melodici della chitarra di Michael Landau. E il sound westcoast di Straight To The Heart ci porta con l’immaginario in una calda estate stelle e strisce, prima che This Is Killing Me cali il sipario su questo bellissimo disco sprigionando energie in ogni sua nota, per un commiato corale, divertente, ennesimo acuto nel grande songwriting di questo platter.

IN CONCLUSIONE

Sepolto sotto dense coltri di nebbia, o amuleto prezioso tra le dune di un vasto deserto. Comunque vogliate poeticamente descrivere questo disco, quel che è certo è che siamo al cospetto di un album di AOR leggero e raffinato, sicuramente da riscoprire vista la qualità dei suoi brani, dei suoi interpreti, e i nomi dei suoi ospiti.

La scarsa promozione, e buone dosi di sfortuna, hanno impedito a questo duo di farsi realmente notare nell’ormai lontano 1989. Nel 2026 non ci sono però più scuse per non conoscere questo album, da tempo presente anche nel catalogo di Spotify. Quindi, nel caso non lo aveste mai sentito prima d’ora, beh, spero di avervi risvegliato un po’ di curiosità e.. buon ascolto!

© 2026, Iacopo Mezzano. All rights reserved.

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