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Recensione Gemma Sepolta

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Gemma Sepolta

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Stan Bush – Stan Bush – Gemma Sepolta

12 Settembre 2026 0 Commenti Iacopo Mezzano

genere: AOR
anno: 1983
etichetta: Columbia
ristampe: 2000 / 2012

Tracklist:

1. It's Hot 3:15
2. Fire in My Heart 3:04
3. Can't Live Without Love 4:19
4. Don't Accuse Her 3:37
5. Love Has Taken Me Away 4:12
6. All American Boy 2:29
7. Say the Word 3:39
8. Time Isn't Changing You 4:00
9. Round and Round 2:57
10. Keep Your Love Alive 4:05

Formazione:

Stan Bush - vocals, all guitars
Dennis Belfield - bass
Alan Pasqua - piano, organ
Mike Baird - drums
Steve Forman - percussion

Ospiti:

Jon Smith - saxophone
Kevin Beamish - tambourine
Leland Sklar - bass on tracks 3, 7
David White - bass on track 6
Gary Mallaber - drums on track 6

 

Gemma sepolta, o classico? Gemma sepolta, o classico?! Gemma sepolta, o classico??!! Anche se musicalmente si potrebbe definire un classico, è forse più giusto relegare al solo ruolo di gemma sepolta il debutto omonimo di Stan Bush, uscito nel 1983 per la major Columbia.

Il motivo principale di questa ardua scelta sta nell’enorme investimento iniziale della etichetta discografica, che sfortunatamente non fu totalmente ripagato dai dati di vendita (si parla di cifre iniziali pari a 100000$ per la produzione, sborsate da una Sony che era certa di aver tra le mani il nuovo Rick Springfield. E per certi versi, non aveva torto.), ma anche perché poi in fin dei conti il disco più famoso dell’artista sarà il seguente Stan Bush and Barrage del 1987.

Detto questo però, stento onestamente a ricordare molti album di debutto in grado di presentare 35 minuti di musica (sì, un tempo i dischi facevano venire giù le pareti anche superando di poco la mezz’ora di musica) così intensa e qualitativamente eccelsa. Nonostante fosse agli albori della sua carriera, Stan Bush è già l’incredibile musicista che ricordiamo, e tanto la sua chitarra quanto la sua vocalità dominano letteralmente la musica e le melodie di queste dieci canzoni. Al suo fianco, Dennis Belfield al basso regala classe e groove all’insieme, con Mike Baird alla batteria e Steve Forman alle percussioni a dettare il ritmo mentre un mostro sacro come Alan Pasqua al piano e all’organo cura il tappeto sonoro e gli arrangiamenti con il suo tocco celestiale.

Il songwriting? Da brividi, come ci dimostra immediatamente l’opener It’s Hot, orecchiabile e frizzante fin dal suo incipit, forte di quel tipico sound leggero del primo AOR statunitense che regala brividi a tutta la cute. Ancor più incredibile è Fire in My Heart, un pezzo catchy fino al midollo, dotato di arrangiamenti e cori brillanti, con un sound accattivante e un refrain sensazionale, per me un vero classico della carriera di Stan Bush al pari della seguente Can’t Live Without Love, una power ballad emozionante, da cuore in mano, ma con un bel ritornello in crescendo, potente e melodico.

Chitarra in primo piano, dentro l’organo di Alan Pasqua, poi un prezioso giro di basso di Belfield, e la magia di Don’t Accuse Her è già bella che completa (se non fosse che poi, tra refrain e assolo, beh, si sfiora la lode e il bacio accademico!). Love Has Taken Me Away, un’altra bella traccia ariosa e melodica, anticipa la famosa All American Boy, scritta da Van Stephenson e Dave Robbins e interpretata qualche anno dopo anche dai Y&T, con Say the Word che, leggera e ariosa come una colonna sonora sonora da film on the road, ci accompagna alla conclusione di questo intensissimo tratto centrale del disco con coralità e ritmo.

La ballad Time Isn’t Changing You, interamente composta da Bush, vede subito un magistrale duetto tra la voce del leader del gruppo e il piano di Pasqua, per emozioni d’amore cremisi, da tramonto, sotto un palco nella notte, con l’accendino in mano che va da una parte, poi dall’altra. Round and Round torna su tonalità più elettriche e frizzanti, e diverte ed emoziona prima che Keep Your Love Alive chiuda l’album con un commiato corale del gruppo, sugli scudi per intesa strumentale e melodica, ma anche vocale visti i bellissimi cori che colorano il tappeto sonoro del brano.

IN CONCLUSIONE

Meno conosciuto e meno di successo del seguente album del 1987 che coronerà la fama di questo artista, Stan Bush rimane alla storia come un debutto magistrale, geniale, ricco di brani melodici, orecchiabili e intensissimi.

Un disco da antologia del genere, strutturato in 35 minuti di musica senza respiro, varia, perfettamente registrata e suonata da musicisti in grande spolvero. Un platter di quelli che ascolti, e poi riascolti, ancora e ancora per ore ed ore…

© 2026, Iacopo Mezzano. All rights reserved.

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