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Recensione

89/100

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Paul Laine – The Long Road Back – Recensione

29 Settembre 2026 8 Commenti Giulio Burato

genere: Melodic Hard Rock
anno: 2026
etichetta: Frontiers

Tracklist:

01. Love Me Or Leave Me
02. Don't Let Me Go Tonite
03. Someday
04. Come Back To Me
05. Save Me Saturday Night
06. Her Name Is Trouble
07. Heaven And Earth Collide
08. Bad Habit
09. Kiss Me California
10. The Ones That Got Away
11. Now That You Don't Love Me Anymore

Formazione:

Paul Laine – voce principale, chitarre ritmiche, tastiere, cori
Andrew Oye – chitarra solista
Bruno Ravel – basso, coproduzione
Scotty "Hooch" Taylor – batteria

 

The Long Road Back, impreziosito da un affascinante artwork, segna il ritorno solista di Paul Laine a oltre trent’anni dal debutto con Stick It In Your Ear. Rappresenta una sorta di sintesi della sua carriera, tra Danger Danger, The Defiants e i numerosi progetti paralleli che hanno caratterizzato il suo percorso artistico. L’album è stato pubblicato da Frontiers Music Srl il 25 settembre 2026.

Chi ama l’AOR e il melodic rock troverà in The Long Road Back tutto ciò che desidera: chitarre melodiche, cori ariosi e un’atmosfera che richiama gli anni d’oro di Bon Jovi, Richard Marx e, naturalmente, dei Danger Danger.

La prima impressione è quella di un lavoro costruito con estrema competenza. La produzione di Laine e Ravel, le chitarre di Andrew Oye e la voce ancora impeccabile di Laine garantiscono uno standard qualitativo elevato dall’inizio alla fine.

L’apertura affidata a “Love Me Or Leave Me” è efficace, ma sembra quasi una gemella delle recenti uscite a nome The Defiants, sebbene quelle tastiere nel ritornello siano pura goduria per le orecchie. L’attacco della successiva “Don’t Let Me Go Tonite”, a partire dal titolo stesso, sa molto di Night Ranger, ma conferma il livello della scrittura con un refrain che si stampa facilmente nella memoria. Personalmente, tuttavia, avrei scelto altre canzoni come singolo di lancio.

La riflessiva “Someday” rappresenta uno dei vertici compositivi dell’album: la melodia è elegante, il testo evita gli eccessi retorici e Laine si dimostra un interprete maturo e convincente. “Come Back To Me” è ritmata e fresca, arricchita da un bell’assolo di Oye, mentre la successiva “Save Me Saturday Night” appare come un ulteriore richiamo alle recenti esperienze artistiche del cantante. Già dal titolo è difficile non pensare a “Save Me Tonight”, brano presente nell’omonimo album dei Defiants.

La bella voce femminile che introduce “Her Name Is Trouble” apre la strada a una canzone che mette in evidenza la potenza delle chitarre e crea un ideale trait d’union tra il sound dei Danger Danger e quello dei FireHouse. Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca la robusta e frizzante “Bad Habit”, che arricchisce la propria struttura con qualche inserto più moderno nella parte finale.

“Heaven And Earth Collide” e “Now That You Don’t Love Me Anymore” sono due ottime ballate che mostrano un autore capace di raccontare il passare del tempo senza indulgere nell’autocommiserazione. Sono canzoni che parlano di ricordi, occasioni mancate e sentimenti vissuti con la consapevolezza della maturità.

La sognante “Kiss Me California” è una di quelle tracce da assaporare in auto al tramonto, con lo sguardo rivolto verso il Golden Gate Bridge di San Francisco. Uno dei momenti più riusciti e suggestivi dell’intero album.

A completare la scaletta troviamo “The Ones That Got Away”, altro tassello che conferma la forte continuità stilistica con le recenti produzioni discografiche di Laine.

The Long Road Back è un album che conquista più per la sua eleganza che per la sua audacia. Pur senza reinventare il genere, offre quarantacinque minuti di melodic rock di altissimo livello, sostenuti da melodie curate, arrangiamenti raffinati e da una prestazione vocale che conferma Paul Laine tra i migliori interpreti della scena AOR contemporanea. Forse manca quel brano capace di lasciare davvero il segno nella sua discografia, ma la qualità media rimane elevatissima e rende l’ascolto estremamente appagante per gli amanti del genere.

© 2026, Giulio Burato. All rights reserved.

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