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25 Settembre 2026 Comment Francesco Donato
genere: Hard Rock/Heavy Metal
anno: 2026
etichetta: Mighty Music
Tracklist:
Rise Up!
Forevermore
The Powers That Be
Dark Divinity
Electrifyed
A Shadow On Fire
The Nail
The Fight Goes On
Dark Skies
Revenge Is Sweet
Formazione:
Robb Weir chitarra
Craig Ellis batteria
Jack Meille voce
Huw Holding basso
John Footitt chitarra
Quando si parla di New Wave of British Heavy Metal la nostra mente corre di norma a band iconiche come Iron Maiden o Judas Priest, dimenticando spesso un sottobosco di gruppi altrettanto storici che nel loro piccolo hanno dato man forte allo sviluppo della scena.
Un nome fra tutti è certamente quello dei britannici Tygers Of Pan Tang, nati nel lontano 1978 per mano del chitarrista Robb Weir, e fautori di veri e propri capolavori del genere quali Wild Cat e Spellbound, dischi che ancora oggi vengono citati come pietre miliari dell’epoca d’oro del movimento.
Dopo l’abbandono sancito dalla fine degli ’80, nei primi anni del 2000 la band torna prepotente sui suoi passi realizzando album carichi d’identità che non perdono mai di vista le origini.
Una vena compositiva che esplode in questo “Electrifyed”, album che arriva a tre anni dal precedente “Bloodlines” e che aggiunge un ulteriore capitolo di sano metallo pesante alla loro gloriosa carriera.
Un disco di buon mestiere supportato dal solito grande lavoro di chitarra con riffs rocciosi e di grande impatto, merito anche dell’innesto di John Footitt, che affianca Robb Weir senza stravolgere gli equilibri consolidati della band.
Si parte con le ottime “Rise Up!” e “Forevermore”, due tra i pezzi a mio parere migliori del disco. Un avvio che mette subito in chiaro le cose, i Tygers non cercano di reinventare il genere, e probabilmente sono più che coscienti che sarebbe l’ultima strada da seguire.
La loro forza sta proprio nel posizionamento dei loro album, offrire gli elementi tipici dell’heavy metal britannico in una chiave tutt’altro che nostalgica.
“The Powers That Be”, introdotto da un furioso fill di batteria, è un altro gran pezzo sprigionante energia pura, con melodie facili e ben incastonate con il tiro heavy.
Altro bel pezzo è “Dark Divinity”, che spinge la band su territori più pesanti e oscuri senza lasciar dietro la vena melodica.
Sulla stessa lunghezza d’onda si muove la titletrack, brano da sicuro appeal in chiave live.
“A Shadow On Fire” riporta leggerezza e immediatezza all’economia del disco, con strutture semplici ruotanti attorno ad un riff semplice quanto incisivo.
Tra le quattro songs finali da segnalare la conclusiva “Revenge Is Sweet” che chiude quasi spiazzando l’ascoltatore per la sua natura spiccatamente melodica, muovendosi su territori più vicini all’hard rock.
Un disco che conferma la band britannica come una certezza quando si parla di NWOBHM, frutto di identità dove tradizione e contemporaneità vanno a braccetto dalla prima all’ultima traccia.
© 2026, Francesco Donato. All rights reserved.
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