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Recensione

77/100

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Gary John Barden – Empowered Emotions – Recensione

19 Settembre 2026 Comment Samuele Mannini

genere: Hard Rock
anno: 2026
etichetta: Frontiers

Tracklist:

1. Barden's Overture
2. Maasai Enkai
3. Hit The Ground Running
4. Empowered Emotions
5. Burning Wind
6. Dark Water
7. Ride Horsemen Ride
8. This Phoenix's Gonna Burn Ya
9. Let The Children Play
10. The Ruling Class
11. Walk Away
12. We'll Meet Again

Formazione:

Gary John Barden - Vocals
Gereon Homann - Drums
Michael Voss - Guitars, Bass, Keys & Backing Vocals

Ospiti:

Michael Schenker - Lead Guitars on “Dark Water”
Tommy Denander - Lead Guitars on “Maasai Enkai”
Brian Tichy - Drums on “Walk Away”
Don Airey - Keyboards on “Empowered Emotions”
Barry Sparks - Bass on “Maasai Enkai”
Alen Brentini - Lead Guitars on “Ride Horsemen Ride”

 

Certi personaggi si portano dietro un enorme bagaglio storico ed inevitabilmente, per chi ha vissuto l’epoca d’oro di questi artisti, le aspettative rischiano di essere alte e spesso deluse, una sorta di arma a doppio taglio per personaggi del calibro di Gary John Barden. Il suo nome è inevitabilmente legato al Michael Schenker Group, ai primi album in studio e a quella voce ruvida, calda e immediatamente riconoscibile che contribuì all’identità del primo sound MSG. Empowered Emotions prova, con risultati alterni ma nel complesso convincenti, a ribadire il concetto che sarebbe bene ascoltare il disco per quello che è, senza finire per ascoltarlo attraverso la lente della memoria.

Il disco ovviamente è incentrato sulle performance vocali di Barden, che anche a livello di produzione è leggermente predominante sugli altri strumenti, come se ci fosse un riflettore puntato su di lui, e lui saggiamente non cade nell’errore di tentare di ringiovanire la propria voce attraverso una produzione ipermoderna. Pur non cercando di ricostruire artificialmente il suono del Michael Schenker Group, lascia che il timbro vocale, inevitabilmente più vissuto, più roco, meno levigato rispetto a quarantacinque anni fa, sia protagonista in modo discreto e, personalmente, ritengo questa scelta molto intelligente.

A sostenerlo nel progetto c’è Michael Voss, ormai compagno di viaggio di lunga data, con 25 anni di scrittura e collaborazione alle spalle, e il rapporto tra i due è probabilmente uno degli elementi che danno al disco una sua identità. Voss non si limita infatti a fornire chitarre, basso, tastiere e cori, ma costruisce insieme a Barden un’impalcatura fatta di hard rock classico, venata però da una spiccata sensibilità melodica e, nei momenti più ispirati, persino evocativa. Magari il disco a livello qualitativo non è omogeneo, ma risulta più interessante di quanto potrebbe sembrare sulla carta.

Dopo i pochi secondi di “Barden’s Overture”, è “Maasai Enkai” ad aprire le danze e già qui si capisce che non sarà il solito album costruito solo sulla nostalgia per gli anni Ottanta. L’atmosfera cupa e quasi tribale, arricchita da un bel riffone saturo, introduce una componente particolare sulla quale poi si innesta, cauta e suadente, la voce di Barden. Tommy Denander alla chitarra e Barry Sparks al basso completano un brano che funziona proprio perché non sembra costruito seguendo un copione prestabilito. Sicuramente un buon biglietto da visita per il resto del disco.

Poi arriva “Hit The Ground Running”, e qui Barden e Voss cambiano completamente registro. Il riff sembra rubato agli Whitesnake più blues, ma suonato dai Dokken: ne nasce un pezzo easy, ammiccante e muscolare, costruito sul riff e sul ritornello. La title track “Empowered Emotions” rappresenta invece l’altra faccia del progetto. L’arrangiamento si apre a una dimensione quasi pop, ma di matrice chiaramente British, e la presenza di Don Airey alle tastiere si fa sentire eccome. Dopo la canonica e trascurabile “Burning Wind”, la storia torna inevitabilmente a bussare alla porta. Sì, perché sentire nuovamente Gary accompagnato dalla chitarra di Michael Schenker in “Dark Water” è un pezzo dell’epopea dell’hard rock che non si può ignorare. Il risultato è cupo, ampio, emotivo, quasi sospeso e Schenker interviene con un assolo inserito con gusto magistrale, contribuendo a renderlo uno dei momenti più compiuti dell’album.

“Ride Horsemen Ride” cambia ancora scenario. Alen Brentini entra alla chitarra e il brano assume una dimensione più epica e apocalittica, una cavalcata Heavy Metal dagli intenti ambiziosi. “This Phoenix’s Gonna Burn Ya” riporta invece il disco su un hard rock più immediato, con una certa attitudine anni Ottanta e qualche strizzata d’occhio a BOC più easy, senza trasformarsi in una copia del passato. Poi arriva “Let The Children Play”, appena novanta secondi che sembrano più un respiro che un brano vero e proprio, acustico e fragile quanto basta per spezzare il ritmo prima del resto. “The Ruling Class” affronta invece un tema più sociale e politico, ma musicalmente non ha la stessa forza dei brani migliori.

Le cose tornano a migliorare con “Walk Away”, dove la batteria di Brian Tichy dà la spinta giusta a un testo semplice ma che coglie nel segno parlando di indifferenza sociale. A chiudere ci pensa “We’ll Meet Again”, meno di due minuti che bastano e avanzano, senza fuochi d’artificio finali: un commiato sobrio che si intona bene con lo spirito di un disco che parla, in fondo, di esperienza e di distacco.

Insomma “Empowered Emotions” è un disco dignitoso, a tratti molto bello, con qualche passaggio meno convincente, dove magari non tutti i brani hanno lo stesso peso, ma in alcuni momenti ci ricorda perché, tanti anni fa, quella voce fosse diventata una delle più riconoscibili dell’hard rock europeo.

E forse, arrivati a questo punto della carriera, non è affatto poco.

© 2026, Samuele Mannini. All rights reserved.

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