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13 Settembre 2026 Comment Samuele Mannini
genere: Melodic Hard Rock
anno: 2026
etichetta: Pride & Joy
Tracklist:
01. A Guiding Heart
02. Natural High
03. If This Is Love
04. Learn To Love Again
05. A Billion Miles Away
06. Walk Through The Fire
07. Dance The Night Away
08. Runaway
09. Divine
10. Lose Control
11. It's Hard To Say Goodbye
Formazione:
Andi Kravljaca – voce, chitarra ritmica e solista
Andreas Nergård – tastiere, basso, batteria
Nella marea di dischi di melodic rock e affini che provengono dalla Scandinavia si affacciano anche i Kindred North, che nascono perché due persone che si conoscono da una vita a un certo punto si dicono “perché non lo facciamo sul serio?”. Dietro il progetto ci sono lo svedese Andi Kravljaca (voce e chitarre, già sentito in Seventh Wonder, Hydra, Find Me e Thaurorod) e il norvegese Andreas Nergård, che di cognome dà anche il nome al proprio progetto solista e qui invece si mette al servizio di un’idea condivisa suonando praticamente tutto il resto: tastiere, basso, batteria. Vi confesso che, essendo abbastanza saturo di questa tipologia musicale che arriva a contare decine di dischi ogni anno, non è che mi aspettassi chissà cosa, né per quanto riguarda l’innovatività né per la qualità media delle composizioni. Ho quindi deciso di unire l’utile al dilettevole ed ascoltare il disco in macchina durante un weekend lungo di vacanze della scorsa settimana, così da riempire le ore di viaggio in auto. Non è certo il mio tipico approccio all’ascolto, ma la mancanza di tempo e le mille cose da fare a volte costringono a fare compromessi.
E vi dirò, confesso di aver ascoltato molto di peggio, anzi mi è capitato di alzare un sopracciglio tre o quattro volte durante l’ascolto, il che è un buon segno per chi, come me, per passione e per dovere ascolta centinaia di dischi all’anno.
L’apertura con “A Guiding Heart” ha tastiere che aprono la scena in grande stile e chitarre belle toste, ma anche un incipit che ha un che di progressive, e come dovreste sapere certe assonanze catturano subito la mia attenzione. Magari il ritornello non è dei più originali, ma lo si canticchia volentieri, e non è certo un male.
“Natural High” è invece il tipico melodic hard rock di scuola nord europea che a me non esalta particolarmente, ma mi rendo conto che sia efficace e orecchiabile. Ecco, il disco scorre un po’ così, tra alti e bassi, tra cose interessanti e altre più scontate, almeno per i miei gusti. Per esempio la dokkeniana “If This Is Love”, con quel piglio vocale alla zio Alice, non mi dispiace affatto, e la tentazione di muovere il piedino è forte, ancorché molto sconsigliata se guidi in autostrada.
Vi citerò i momenti per me migliori, quelli che, come ho detto, hanno catturato la mia attenzione uscendo dal sottofondo da viaggio, e sicuramente un brano è “A Billion Miles Away”, dove la matrice scandinava incontra e si sposa con quella americana, mischiando orecchiabilità a quel guizzo di potenza che ne smorza la parte più melensa. Poi c’è “Dance The Night Away”, che pare fatta apposta per un viaggio in auto, di quelli in cui la strada scorre e la testa vaga. “It’s Hard To Say Goodbye” è una ballatona dove gli scandinavi sono indubbiamente dei maestri, verrebbe da alzare l’accendino, ma guidando non sarebbe una bella idea.
Dico la verità, sarà per le melodie acchiappone, sarà per il pacchetto tecnico di livello alto, fatto da gente che chiaramente sa cosa sta facendo, ma la voglia di riascoltarlo è alta, e quindi è andata a finire che l’ho ascoltato tre volte all’andata e tre al ritorno, il che è sicuramente un buon indice di gradimento.
Alla fine quello che resta dall’ascolto dei Kindred North è un debutto solido, scritto da due persone che si conoscono e si fidano da tempo, e che questa volta hanno deciso di raccontare qualcosa di loro invece che al servizio di un altro, ennesimo, progetto. Non reinventa sicuramente il melodic hard rock, e onestamente non credo nemmeno volesse farlo. Ma tra chitarre che sanno ancora di amplificatore vero, ritornelli che restano in testa e qualche trovata originale qua e là, questo disco fa esattamente quello per cui è nato: far venire voglia di riascoltarlo. E, come dice il titolo di uno dei brani, fa venire voglia di guardare avanti invece che indietro, magari alla prossima uscita.
Io un ascolto senza impegno glielo darei, non si sa mai che capiti anche a voi di alzare il sopracciglio, piacevolmente stupiti.
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