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05 Marzo 2021 59 Commenti Samuele Mannini

Come mai se prendiamo una edizione remasterizzata stampata recentemente di un vecchio classico ci sembra che suoni più potente? E perché negli anni passati (fino all’inizio anni 90) bisognava alzare il volume a manetta per ascoltare un cd e quelli moderni fanno un casino infernale anche suonati su un tostapane? Suonano davvero meglio o siamo vittime di un inganno? Vediamo di svelare l’arcano con parole semplici e con dati oggettivi che non lascino dubbi di interpretazione.
Partiamo intanto dallo strumento atto ad usufruire del messaggio musicale, ovvero il sistema orecchio cervello. Esiste una scienza che studia il comportamento del nostro apparato uditivo e di come reagisca alle stimolazioni sonore ed è la Psicoacustica. Secondo gli studi fatti, il cervello percepisce come di qualità superiore i segnali audio più potenti perché sono più facilmente elaborabili e richiedono meno “potenza di calcolo” per essere interpretati, inoltre la risposta fisiologica dell’ orecchio umano è tutt’altro che lineare ed è più sensibile nel range di frequenze compreso tra gli 800 ed i 4000 Hz, ovvero dove è concentrata la frequenza vocale.
Fig.1

Da quando la musica è passata nel dominio digitale (grazie all’introduzione del cd) e dopo il ridimensionamento del vinile (che richiede tecniche di masterizzazione ed incisione molto particolari), è cominciata una vera e propria escalation atta a far suonare sempre più forte la musica, complici le straordinarie possibilità fornite dal cd (più di 90 db di potenziale dinamica, contro i circa 50 db del vinile), offrendo inoltre la possibilità di manipolazione del segnale digitale tramite computer sempre più potenti e software semplici da usare e relativamente economici. Capito dunque che era facile fare suonare più forte una registrazione e che ciò era percepito come qualitativamente migliore, c’è stata una vera e propria corsa per ottenere un volume sempre più alto da parte delle case discografiche che volevano far sembrare i propri prodotti migliori della concorrenza, eccoci dunque all’inizio di quella che verrà conosciuta come Loudness War. Come in ogni guerra ci sono state però delle vittime, in questo caso la vittima è stata la dinamica. Si, ma che cosa è la dinamica? Bene, la dinamica è la differenza tra i segnali audio più basso e più alto incisi in una registrazione e viene misurata in decibel o db ( da non confondersi con i db Spl che misurano la pressione sonora). Il decibel è un numero puro ed è espresso in scala logaritmica , ergo al crescere del valore la crescita è esponenziale, ad ogni 3 db di differenza corrisponde circa un raddoppio della intensità.
Vediamo dunque come funziona a grandi linee la compressione della dinamica a favore di un più alto volume di erogazione, cominciando da come viene identificato il volume massimo nel dominio digitale. Nella riproduzione l’unico limite per il volume è quello dettato dall’amplificatore e dalle casse che riproducono il supporto, ma nella fase di registrazione il limite fisico è quello dello 0 db, pensate di continuare a versare acqua in un bicchiere già pieno, il principio è lo stesso , tutto ciò che verrà versato non potrà fare alzare ulteriormente il livello raggiunto. La conseguenza di tutto questo è che per alzare il volume medio, bisognerà portare i segnali a più basso livello ad un livello superiore, con la conseguenza di comprimere le originali differenti intensità di segnale, arrivando nei casi estremi a fare suonare un sospiro quanto una doppia cassa di batteria.
Fig.2
Fig.3
Fig.4

Quello che si vede in figura 2, è una parte di un brano con una buona dinamica. Si notano infatti parti più basse e picchi di volume in corrispondenza dei colpi della batteria. In figura 3 ecco come risulta quando il segnale viene compresso, volume di uscita medio enormemente più alto , ma praticamente uniforme in tutto lo spettro sonoro ed i picchi di volume sono così scomparsi. In figura 4 le parti in rosso sono le informazioni che sono andate perdute durante il processo. Risultato? impastamento ed appiattimento della risposta, la batteria ha perso il suo punch ed è tutto è più confuso e sparato a mille, ora , se nelle moderne produzioni la batteria sembra un fustino di Dash picchiato con un legnetto, sapete qual’è una delle cause. Torniamo a dare una occhiata alla figura 4 , le parti rosse sono quelle, che dopo la compressione , superano il volume massimo consentito dalla registrazione ovvero il Clipping. non potendo infatti superare il massimo volume, il segnale viene letteralmente potato, e la forma d’onda tagliata al suo massimo limite consentito, tutto ciò risulta in una serie di fastidiosi clic in corrispondenza dei suddetti picchi, inutile dire che dopo questo processo la perdita di informazioni è irreversibile. Parentesi doverosa sul clipping, il fenomeno tende ad essere più evidente nelle edizioni rimasterizzate che non nelle nuove produzioni, perché trovandosi a manipolare un master già edito, esistono delle limitazioni imposte dalla produzione originale che per essere superate vanno per forza ad intervenire sui segnali più alti per omogeneizzare il volume medio, nelle nuove produzioni invece si va ad agire su un prodotto che viene limitato già in fase di registrazione e pre produzione incorrendo meno nel pericolo del clipping in quanto il segnale a volume più alto è fissato a priori.
Il punto più cruento di questa guerra è stato probabilmente raggiunto con Death Magnetic dei Metallica, uno dei dischi con la dinamica più bassa in assoluto e con clipping in serie sterminata, tanto che molti fans si sono accorti della differenza con il brano usato per il gioco Guitar Hero, molto meno compresso e con più dinamica preferendolo di gran lunga, infatti in seguito il disco è stato ripubblicato in una sua versione meno spinta. Insomma per apprezzare il forte è necessario il piano ed il contrasto tra i vari strumenti deve assolutamente risaltare in una registrazione di qualità. Fortunatamente certe estremizzazioni sono meno presenti dopo alcuni casi emblematici come quello citato sopra, ma la differenza di dinamica media tra un disco di meta anni 80 e gli attuali si attesta sempre sui 4/5 db , ricordando che il decibel è in scala logaritmica è comunque un valore di un certo rilevo.
Esistono numerosi programmi in grado di analizzare la compressione dinamica di un singolo brano o di un disco, il più semplice è probabilmente TT-Dr Offline Meter che fornisce il valore medio della gamma dinamica e segnala l’eventuale presenza di clipping, oppure Sonic Visualizer 2.4 che mostra anche il grafico, senz’altro strumenti interessanti per avere una idea di massima su dinamicità e qualità della registrazione. Se trovate l’argomento interessante, segnalo una pagina web dove sono stati analizzati dischi un po’ di tutti i generi (Dynamic Range Data Base) ed anche un gruppo Facebook (Loudness war link), dove vengono analizzate e confrontate le varie edizioni e ristampe del nostro genere preferito.
In sostanza quando si va ad analizzare la qualità di un disco, bisogna certamente verificare tutte le variabili della catena sonora, dalla strumentazione usata per registrare, al supporto (sia esso analogico o digitale e fisico o liquido), fino ad arrivare all’apparato di riproduzione( giradischi, lettore cd, streamer, amplificatore casse, etc..). A prescindere dai gusti personali e le possibilità economiche, poter disporre di musica registrata con qualità quanto più possibile vicina alla realtà, credo sia un requisito fondamentale per formare una cultura dell’ascolto che preservi, almeno nel caso delle registrazioni rimasterizzate, lo spirito ed il lavoro di chi dette vita all’opera in origine.
Molti altri discorsi si potrebbero fare sia sui supporti, sia sulle tecniche di registrazione adottate per i vari formati della distribuzione musicale e magari li affronteremo in un’altra sede, ma esprimendo un parere personale, la musica è una cosa troppo importante e bella per negarle la sua giusta dimensione qualitativa.
06 Gennaio 2021 48 Commenti Leonardo "Lovechaser" Mezzetti

Esiste una linea di demarcazione nella storia dell’aor. Una linea netta che segnò il passaggio dalla luce all’oscurità, dalla gloria al mondo dell’underground, da immensi stadi straripanti di folla a scarni concerti dedicati a pochi, malinconici superstiti. Ebbene, questa linea di demarcazione va collocata nel 1993.
Da quell’anno, infatti, le grandi major, sedotte dal fascino effimero del grunge, abbandonarono l’AOR, decretandolo come un genere ormai passato in disuso. I testi anarco-nichilisti dei Nirvana stavano soppiantando i gloriosi Eighies, riuscendo solo a solleticare un disagio giovanile tipico di quegli anni, più che a porgli un rimedio. La gioia e il divertimento degli anni Ottanta avevano smesso di essere alla moda. Ormai, per essere cool, era necessario mostrare rabbia e indolenza.
Accadde, quindi, che numerose gemme di aor, già pronte alla pubblicazione, vennero condannate all’oblio. Iniziò un periodo estremamente buio per l’AOR. Molti grandi gruppi si sciolsero, molti altri cambiarono genere, cercando di cavalcare i tempi, non trovando quasi mai il successo, altri ancora continuarono imperterriti con l’AOR, e a questi rivolgo e rivolgerò sempre un commosso ringraziamento.
Iniziamo allora il viaggio nel decennio oscuro dell’AOR: gli anni Novanta.
10 Aprile 2020 20 Commenti Leonardo "Lovechaser" Mezzetti
Cari amici di MelodicRock, in questi strani giorni di isolamento sociale provocato da questo maledetto virus, mi è capitato spesso di andare a riscoprire tra le pieghe del mio archivio personale pezzi sepolti nella mia memoria.
…e un mondo lontano nel tempo si è spalancato davanti a me. Pezzi splendidi che mi hanno riportato alla mente colori e immagini di stralci passati di vita. Vi sto parlando di pezzi sublimi di aor. Allora ho pensato di condividere tutto questo con voi, animati come me dall’amore per questo genere di musica.
I pezzi sono dieci, e provengono dalla fine degli anni Ottanta/inizio Novanta. Furono tra gli ultimi esempi di un mondo che andava smarrendosi, ma forse, proprio per la loro unicità, rappresentano un momento di aor irripetibile, scolpito nel tempo. L’immagine perfetta nel momento perfetto, come istantanee di un’epoca d’oro. Per le ultime volte, perchè la tempesta maledetta del grunge stava arrivando di lì a poco a distruggere tutto.
Non c’è stato un vero e proprio criterio di scelta. Sono semplicemente alcuni tra i pezzi che parlano al mio cuore, provocando le stesse emozioni che, come spesso leggete nei miei commenti, ormai molto raramente mi capita di provare ascoltando i lavori che escono oggi.
THINK OUT LOUD, Raise You Up, 1988
Vorrei cominciare con Raise You Up degli Think Out Loud, probabilmente il pezzo più bello tra tutti questi. Un pezzo che da solo basta a spazzare via quasi tutto quanto ho sentito negli ultimi due o tre anni. Un esempio di aor mostruoso. Classe e lacrime allo stato puro. I cori finali sono brividi su brividi, sempre, ogni volta. Per farvi capire il livello, Raise You Up poteva tranquillamente comparire su entrambi i Bad English.
EYES, Cheyenne, 1993
Uscita in un momento dove l’aor cominciava a scomparire dai grandi palcoscenici a causa dell’avvento del grunge e del suo gruppetto di depressi, grazie ad una prova superba di Soto, Cheyenne spara uno dei cori aor più belli mai realizzati.
BITE THE BULLET, Change Of Heart, 1989
Grinta e melodia questo pezzo dei Bite The Bullet. In particolare un uso spettacolare e maestoso della tastiera, soprattutto negli ultimi 40 secondi, in perfetto Rocky-style.
BIG TALK, Trick Of The Heart, 1987, demo
Dopo Sex Crimes, i mitici Rio decisero di cambiare, diventando i Big Talk, e virando su un aor ancora più melodico, come la seconda metà degli anni Ottanta richiedeva. Questo pezzo rappresenta una vera e propria macchina del tempo, catapultandoci nel 1987, così, come per magia.
PAUL JANZ, One Night, 1987
Grande performance di Paul Janz con questa One Night, pezzo di classe cristallina di fine anni Ottanta. Un pezzo che scorre che è un piacere, un pezzo che non mi stancherei mai di ascoltare.
INDECENT OBSESSION, Rebel With A Cause, 1992
Gli australiani Indecent Obsession arrivarono troppo tardi. Presa dal loro album Indio del 1992, Rebel With A Cause aveva cori di grande impatto, e riusciva a rispolverare l’anima degli anni Ottanta forse per una delle ultime volte.
CLIMB, Girl Like You, 1988
Dal 1988 un altro pezzo Rocky-style dai Climb. Grande impatto, grande ritmo. Un altro pezzo per rivivere la magica atmosfera di fine Ottanta.
HEAVY PETTIN, My Love For You, anni ottanta, demo
Gli Heavy Pettin mi sono sempre piaciuti moltissimo. Un peccato mortale siano sempre stati un po’ sottovalutati. Forse hanno pagato la vicinanza territoriale, musicale e temporale con i Def Leppard, dai quali sono sempre stati oscurati. Ma fu un peccato mortale, appunto. My Love For You è presa da Prodigal Songs, una raccolta di demo inediti provenienti dagli anni Ottanta ma pubblicata solo nel 1997. Ed infatti il pezzo trasuda anni Ottanta fin dal midollo. In particolare ascoltatevi i 30 secondi che vanno da 2:48 a 3:18.. un incedere di tastiere che scandisce ancora il battito cardiaco di quel tempo..
FAHRENHEIT, Should Have Known Better, 1989
Un’autentica gemma sepolta questo album degli austriaci Fahrenheit. Questa Should Have Known Better è una delle più belle ballad aor mai sentite, ma tutto l’album era un esempio di aor di grande classe, con echi di Boulevard. E dire che erano usciti nei tempi giusti, nel 1989! Probabilmente passarono quasi inosservati, confusi tra la miriade di gruppi aor che si accalcavano sulla scena mondiale. Oggi un album così lo pagheremmo a peso d’oro..
DON PATROL, Chinese Night, 1990
Finiamo con un’altra aor ballad di grande classe. Album del 1990 degli svedesi Don Patrol. Pezzo dalle melodie raffinate, con indiscussi rimandi leppardeggianti. Pezzo perfetto come sottofondo per una notte d’estate…

31 Marzo 2020 10 Commenti Denis Abello
“Ci sono oggetti, richiami o situazioni che la nostra mente associa direttamente e inconsciamente a eventi o cose ben precise. La musica in questo è maestra incontrastata e il richiamo evocativo che certi brani possono avere sulle sinapsi del nostro cervello sono puri viaggi temporali verso periodi storici o ricordi personali ben definiti… e un brano come Strangers In The Night è la classica DeLorean che sfreccia tra le pieghe del tempo con una sola ed unica destinazione… 1986!
Anno d’oro del Melodic Rock e base di partenza per i ricordi che molti di noi sicuramente legano alla musica… e anno che il nuovo brano dei Room Experience prende ad esempio omaggiandolo con un pezzo dalla dirompente carica emotiva che si lega a colonne sonore di film e vita fatte di notti solitarie ed inquiete e voglia di rivalsa. Brano che lascia che sia il piano e l’etereo tappeto di tastiere che, unite alla calda voce di Readman e ad un sentimento di solitudine che aleggia nell’aria, rilancia verso un ritornello pieno e carico che brucia passione in ogni nota scorrendo e fremendo fino all’insinuarsi tagliente e preciso dell’assolo di chitarra.
Signori, i Room Experience riaprono la porta verso un lavoro che profuma di vibrante nostalgia per uno dei periodi che più ha regalato emozioni al melodic rock!”
Denis Abello
Il Singolo Strangers in the Night sarà disponibile dal 2 aprile 2020
Per tutti i dettagli sulla prossima uscita di Another Time and Place dei Room Experience:
https://www.melodicrock.it/2020/03/room-experience-svelati-i-dettagli-del-secondo-album-another-time-and-place/
Qui la copertina del nuovo singolo realizzata come sempre dall’Artista Aeglos Art:

03 Marzo 2019 50 Commenti Denis Abello

Come ogni anno giunge il momento di tirare le conclusioni su ciò che è stato. Ci siamo presi del tempo perchè il 2018 è stato un anno per noi difficile da valutare… leggetevi di seguito che cosa è piaciuto (o non è piaciuto) alla redazione di MelodicRock.it!
Lasciate le vostre classifiche nei commenti a fondo pagina!
23 Dicembre 2018 18 Commenti Leonardo "Lovechaser" Mezzetti
L’idea di questo articolo è nata una sera, mentre spulciavo nel mio archivio personale, nato da un’incessante opera di ricerca nei meandri nascosti dell’aor durata anni, e che continua tuttora senza sosta. Era mia intenzione scrivere un’altra recensione su uno di quegli album che qui su melodicrock definiamo gemma sepolta. Ma scorrendoli uno dopo l’altro, mi sono accorto che erano davvero troppi, smarriti nel buio delle notti eighties. Pezzi splendidi, custodi eterni di un’epoca, che per perversi giochi del destino non hanno mai visto la luce. E allora mi sono detto che sarebbe stato giusto realizzare un articolo che li racchiudesse tutti. Un articolo che una volta per tutte rendesse giustizia a questa costellazione sepolta di tesori.
E’ stato difficile fare una selezione, perchè all’interno del genere aor sono molti i gruppi che possiedono pezzi mai pubblicati. Potrei citare Bon Jovi, Def Leppard, House Of Lords, Harem Scarem, Roxus e molti altri.
La mia idea era però individuare i pezzi veramente notevoli, quei pezzi, cioè, che se pubblicati avrebbero potuto dar vita a lavori aor di livello eccelso e avvicinabili ai classici del nostro genere.
Siete pronti allora per tornare indietro nel tempo con me? Ascoltate.. Quei chorus echeggiano ancora in qualche sala di registrazione vecchia e impolverata di Los Angeles, come anime urlanti attaccate alle pareti, non si rassegnano al passare del tempo e coltivano ancora la speranza di vedere finalmente la luce.
Devo partire per forza dagli Europe. Chi mi legge su melodicrock saprà bene quanto disprezzi gli Europe di oggi, che hanno abbandonato l’aor per diventare una band di marionette imbolsite senza identità. Ma sia chiaro che, invece, gli Europe dell’anno del Signore 1986 hanno a mio avviso rappresentato l’apice assoluto che l’aor abbia mai raggiunto, oltre che essere stata la band capace di avermi fatto innamorare del genere. D’altronde non sono, forse, Lovechaser?
Ebbene, tra il 1989 e il 1990, gli Europe incisero dei brani che avrebbero dovuto far parte del loro album Prisoners In Paradise. Tra questi è compresa Little Sinner. Questo pezzo, se prodotto in modo serio, avrebbe potuto essere una hit pazzesca. Tempest canta come un Dio e la melodia gioiosa e calda è esattamente quello che amavo degli Europe e quello che hanno smarrito oggi. Inutile dire che basta Little Sinner per incenerire l’intera discografia degli Europe dalla reunion in poi.
Passiamo agli White Sister, monumentale band che con l’omonimo album del 1984 realizzò uno dei migliori lavori aor della storia. Ebbene, sul finire degli anni ottanta anche gli White Sister scrissero pezzi che mai finirono pubblicati. Una scandalosa ingiustizia, perchè i brani sono fantastici. Potete ascoltare First Time Forever e One Way Love. Le loro famigerate tastiere esplodono dirompenti, e i chorus vi catapultano negli eighties di violenza!
Continuiamo con gli Outside Edge, band inglese formata dai fratelli Farmer. Qualcuno di voi avrà forse letto le mie recensioni su Running Hot e More Edge, i loro due lavori del 1986 e del 1987. Purtroppo gli Outside Edge non riuscirono a pubblicare l’album successivo, dal titolo Call Me, datato 1990. Il lavoro, pur non arrivando ai fasti di Running Hot, racchiude ottimi brani, come Kiss Of Judas, Ghost In Your Heart, Losing Control, Teardrop, House Of Love e Hot Touch. Il loro space aor suona vivido più che mai, e le loro tipiche melodie eighties provocano brividi a non finire.
Proseguiamo ancora una volta con un solo pezzo dei Preview, la band di Jon Fiore, che nel 1983 realizzò un buon album aor. Beh, qualche anno dopo i
Preview incisero alcune canzoni che avrebbero dovuto essere il loro secondo lavoro. Tra questi si trova quello che, a mio avviso, maggiormente spicca, all’interno del mio articolo. E’ un vero e proprio delitto capitale poterlo sentire solo con il suono cupo e strozzato della demo, perchè Find My Way Back To You aveva tutto per diventare uno dei brani aor più belli mai realizzati. Il chorus è spettacolo puro, ti si stampa in testa e lo vorresti cantare all’infinito!
Finisco questo viaggio nel passato con Mark Free. Mark Free è senza ombra di dubbio uno dei miei tre cantanti preferiti. La voce cristallina e ipermelodica si associa alla perfezione al genere aor. Mark Free è la voce aor per eccellenza. Ma per uno strano scherzo del destino proprio Mark Free non ha mai raccolto il successo che avrebbe meritato, partecipando a progetti fenomenali, come Signal e Unruly Child, poi tramontati troppo presto. L’album che i Signal realizzarono nel 1989, Loud And Clear, è un fulgido esempio di aor stellare, capitanato dall’opener Arms Of A Stranger, uno dei pezzi più belli della storia del genere. Ebbene, Mark Free, a dispetto della sfortuna che attanagliò la sua carriera, fu un artista estremamente prolifico. Esistono decine e decine di suoi demos mai pubblicati. Tra l’altro, mi chiedo perchè certe etichette discografiche specializzate in aor continuino a pubblicare lavori obiettivamente inutili di band che non hanno nulla da dire, quando potrebbero pubblicare una compilation ufficiale dei pezzi unreleased di Mark Free. Questo è veramente un mistero.. Tra tutti menziono Nobody Gets Out Alive (pezzo scritto con i Signal che avrebbe dovuto far parte di un loro secondo lavoro.. e anche qui lacrime..), Innocent (pezzo cristallino per eccellenza, dove la voce di Mark esplode e divora tutto il mondo circostante), You Do It For Love e If It Was Love (ballata perfetta, che vari gruppi di oggi pagherebbero oro per poterla pubblicare).
Ebbene, cosa accomuna questa costellazione sepolta di tesori? In verità, solo questo: il fatto di essere stati creati troppo tardi, fuori tempo massimo, in un periodo storico in cui l’aor non riempiva più gli stadi e le industrie discografiche stavano già strizzando l’occhio alla tristissima desolazione del grunge.
Ebbene, amici, non vi sembra che sia giunta l’ora di fare un po’ di giustizia?
07 Maggio 2018 12 Commenti Denis Abello
In attesa del report ufficiale che a breve potrete trovare su queste pagine vi presentiamo un piccolo fotodiario di questa quinta edizione del Frontiers Rock Festival.
E’ possibile vedere il Fotodiario presente su facebook a questo link!
21 Gennaio 2018 1 Commento Denis Abello

“Groove, quando l’empatia scorre come un placido fiume tra Artista, Musica e chi l’ascolta… parole senza senso? Così potrebbe sembrare ad un primo approccio, ma sono in realtà parole che trovano la loro chiave di lettura ascoltando un brano come Never Take Us Alive, nuovo singolo ufficiale estratto dall’album di esordio Live Your Life di Michael Kratz, artista Danese in uscita il 3 di marzo con il suo primo lavoro solista per la nostrana Art of Melody Music / Burning Minds Music Group.
Una voce fuori dagli schemi e prepotentemente ipnotica, riff di chitarra puri, diretti e vellutati a cura di Dominic “Dom” Brown (Duran Duran) che giocano sensuali con un giro di basso dal fascino letale.
Il westcoast più magico e radiofonico si riprende il posto d’onore al tavolo della grande musica grazie ad un improbabile asse Danese (Michael Kratz) Italiano (Art of Melody Music / Burning Minds Music Group).” (Denis Abello)
20 Gennaio 2018 28 Commenti Denis Abello

“Best of” del 2017… scoprite con la redazione di MelodicRock.it il meglio ed il peggio del 2017!
Lasciate le vostre classifiche nei commenti a fondo pagina!
09 Maggio 2017 10 Commenti Denis Abello

E’ con un certo orgoglio che MelodicRock.it può annunciare che Marco “Rokko” Ardemagni, conosciuto nel settore per essere stato l’ispiratore ed uno dei fondatori di Rock Hard Italy, si unisce ufficialmente da questo mese alla sua redazione in qualità di recensore e consulente…
Queste le parole di Marco:
“…quando l’anno scorso, al Frontiers Rock Festival, Denis mi ha chiesto di tornare a scrivere e a fare qualcosa per la nobile causa Melodica non ho esitato a dirgli OK..ed il vero motivo è stata la sua positività come persona e l’entusiasmo genuino che caratterizza melodicrock.it..website che dedica moltissima attenzione alle bands italiane, e questo mi fa un ENORME piacere! abbiamo dato i natali a tantissimi vocalist Hard & Heavy, ed è ora che ci appropriamo della scena entrando dalla porta principale 🙂 ”