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09 Maggio 2016 35 Commenti Denis Abello

I Talisman salutano e tra gli applausi scendono dal palco, si alzano i riflettori sul LIVE CLUB ed il Frontiers Rock Festival si chiude…
… assolutamente NO! Il FRONTIERS ROCK FESTIVAl, evento unico in Italia ormai giunto alla terza edizione, ha insegnato che non si chiude quando l’ultima band scende dal palco, anzi li inizia solo la serie di lunghi abbracci e saluti, la lista di aneddoti mentre ci si ritrova ancora tutti (fans, artisti, addetti ai lavori) per l’ultima rimpatriata nel bar dell’hotel a raccontarsi com’è andata, a ridere e scherzare sperando di ritrovarsi ancora li l’anno successivo.
Poi, e questo forse è quello che più di tutto ha saputo rendere unico questo incredibile evento, è che ormai è diventato parte della vita di ogni Italiano (ma anche e soprattutto di molti stranieri) che ama l’AOR, il Melodic Rock e l’Hard Rock e la sua forza è di avere il suo punto focale nei tre giorni (compresa la serata acustica) dell’evento ma una “durata umana” che praticamente va da un anno all’altro… un ciclo che ormai da tre anni tiene gli amanti di questa musica legati da uno stesso filo chiamato Frontiers Rock Festival…
… ma parliamo di questa terza edizione!
10 Marzo 2016 0 Commenti Denis Abello

Due delle band Italiane da me più apprezzate degli ultimi anni, HungryHeart e Soul Seller, insieme sullo stesso palco? Si poteva mancare?
La risposta è più che scontata, certo che NO! 😀
Una serata incentrata sull’hard e melodic rock che vede due band di livello dividersi il palco del Ned Kelly di Vigliano Biellese (BI). Gli HungryHeart, forti del loro nuovo album Dirty Italian Job (qui la recensione) che li ha definitivamente consacrati come una delle migliori band melodic hard rock Italiane e che salgono sul palco con la consueta alchimia che sono in grado di trasmettere al pubblico, ed i Soul Seller, che lo ammetto, per me vera incognita della serata data i cambi notevoli nella line up e da quello che è trapelato del loro nuovo album anche un cambio di sound che porta il loro classico stile anni ’80 di prepotenza verso i giorni nostri (leggasi hard rock dal taglio moderno).
17 Gennaio 2016 0 Commenti Matteo Trevisini

Live e Photo Report a cura di Matteo Trevisini
C’è un rancore ed un odio profondo nei confronti di Jeffrey Wayne Tate, noto anche ai sassi solamente come Geoff Tate, che nemmeno i più grandi “cattivi” della storia sembrano tenergli testa. I fans dei Queensrÿche hanno riversato su di lui ogni problema legato alla band e solo lui è stato immolato come capro espiatorio del doloroso split del 2012 che ha allontanato probabilmente in maniera definitiva la possibilità di rivederli ancora insieme sopra le assi di un palco (…ma nel rock si sa, il “mai dire mai” è un moto molto abusato). Certo, nemmeno lui è esente da colpe e la sua fama di scorbutico e lunatico lo fa attendere dai presenti alla data triestina con un pizzico d’ansia nemmeno fosse il nuovo protagonista di Cattivissimo me… niente di più sbagliato! Sia sul palco, sia a fine show, tra il suo pubblico, ci troviamo di fronte una persona rilassata, sicura di se ma sorridente e pronto a firmare centinaia di dischi facendo innumerevoli foto con chiunque senza il benchè minimo sussulto di fastidio. Organizzazione perfetta di Trieste is Rock come sempre e pubblico non molto numeroso che si assesta intorno alle 150/200 anime (ma nelle altre due date del tour italiano i biglietti staccati sono stati di gran lunga inferiori!).
10 Dicembre 2015 2 Commenti Matteo Trevisini

report a cura di Matteo Trevisini
La parola numeri può avere svariati significati e sfumature ma quando si parla degli Scorpions si deve cominciare da quelli che loro stessi hanno costruito nella loro storia: i numeri unici di una band straordinaria sono tutti li, nero su bianco, cinquant’anni di carriera alle spalle, copie vendute in questo lasso di tempo oltre cento milioni (…cento milioni !!!!), decine e decine di album che sono entrati a pieno diritto nella storia del rock e svariati hit singles piazzati in tutte le classifiche esistenti al mondo. Prima band tedesca a sfondare in Inghilterra e Stati Uniti a suon di tour e tour massacranti e al passaparola: cosi potremmo andare avanti per altre dieci pagine, sfoggiando un curriculum stellare che solo i grandi del rock possono vantare. Certo, la parola numeri può portare a pensare anche all’età di Klaus Meine e dello stesso Rudolf Schenker, ovvero 67 primavere sulle spalle…riusciranno i nostri eroi a mantenere intatta, nonostante il passare inesorabile degli anni,la fama di animali da palco costruita nei decenni? Partita vinta dai tedeschi poiché anche questa sera i numeri li faranno vedere loro al pubblico…e parliamo di numeri di alta scuola!
28 Novembre 2015 0 Commenti Denis Abello

Il Peocio, uno degli ultimi baluardi del vero Hard Rock nella provincia di Torino, ancora una volta meta delle nostre scorribande al seguito del verbo della buona musica, questa volta portata a noi dai suoi Testimoni della TERRANA BAND (Mike Terrana, Fabri Kiarelli, Alberto Bollati).
In una notte nebbiosa come poche ci ritroviamo così nell’accogliente e familiare atmosfera del Peocio per seguire uno dei trii più interessanti che l’Hard Rock ci ha regalato ultimamente.
La TERRANA BAND è nata e prende il nome dal suo fondatore e funambolico batterista Mike Terrana (Masterplan, Yngwie Malmsteen, Tony MacAlpine, Axel Rudi Pell, Tarja Turunen e un sacco, ma veramente un sacco di altri…) a cui si sono aggiunte due vecchie nostre conoscenze italiane di gran classe quali il chitarrista e voce Fabri Kiarelli (F.E.A.S.T., MR. NO) ed il bassista Alberto Bollati (S.H.I.N.E., Wine Spirit, UTEZ, La Sempione Jazz Society). Con questa formazione danno alla luce nel 2014 l’omonimo album TERRANA, di cui potete vedere il video del singolo One Way a questo link.
Definire in una parola i TERRANA BAND live… beh, una parola non basta, ne servono almeno quattro… Istrionici, Mattatori, Tecnici e Devastanti! Praticamente il palco è l’habitat naturale di una band come questa.
Ne abbiamo subito la conferma con le note di apertura destinate proprio al primo singolo One Way. Un panzer tank di note rullate e riffate ci sotterra ai piedi del palco del Peocio con la voce di Kiarelli degna amante di una tale potenza sonora. I suoni sono ben bilanciati e la resa del pezzo guadagna punti rispetto alla prova in studio proprio grazie alla presenza scenica del trio sul palco… Terrana è una macchina da guerra dietro le sue pelli e le due punte d’assalto Fabri e Alberto, gente che sul palco ci sta da una vita e sa starci, conducono le redini di uno spettacolo scenico che ammalia lo spettatore.
Facile farsi trascinare quindi dall’adrenalina che pezzi dal tiro sostenuto sparano nelle vene degli ascoltatori mentre la band si gioca praticamente tutte le cartucce a disposizione dell’album TERRANA. Non mancano poi i “siparietti” di gran tecnica di Mike che intona Mozart con la sua batteria (con tanto di parrucca ottocentesca) e suona il basso di Bollati con le bacchette… Mostruoso!
Serata di quelle toste, dove il sound è sempre stato sopra le righe, con una band di tre elementi che suona per sei, una tecnica spaventosa messa sul palco con un’eleganza che solo i grandi possono permettersi… Horns Up \m/ Questo è il grande Hard Rock Live!
PHOTOREPORT
24 Novembre 2015 10 Commenti Iacopo Mezzano
report a cura di Iacopo Mezzano
photo report a cura di Iacopo Mezzano
Cancellata improvvisamente la data di Firenze a causa, si dice, della scarsa prevendita, è stata data una sola e ultima chance ai fans italiani di rivivere una parte delle emozioni magnifiche dell’ultimo Frontiers Rock Festival: accorrere in massa al Legend Club di Milano per rivedere on stage gli FM, in tour supportati dagli altrettanto mitici Electric Boys. Al suo primo show da headliners in Italia, la formazione inglese capitanata dalla superba voce di Steve Overland non ha nascosto le sue emozioni per l’evento, venendo ripagata da un affetto che, a detta dello stesso frontman, ancora non avevano ottenuto lungo il tour, neppure in locali ben più ampi e affollati del Legend (150 paganti circa). Una vicinanza con le band sul palco che ha reso la data milanese un’emozione unica, da portarsi dietro per il resto dei giorni, sia per i gruppi che si sono esibiti, che per i fans che si sono mossi da ogni dove per presenziare.
Ma andiamo per ordine.
A salire per primi sul palco del piccolo club milanese sono gli svedesi Electric Boys, riformatisi dal 2009 per provare a dare un proseguo a una buona carriera che li ha da sempre visti interpreti di un hair metal dalle tonalità spiccatamente funky. La formazione è quella originale, e vede un Conny Bloom carismatico e in grande forma vocale affiancare Franco Santunione alla chitarra, mentre Andy Christell al basso divide la sezione ritmica con le pelli di Niklas Sigevall. La setlist, che si apre con le note di Psychedelic Eyes, non manca di centrare i momenti di maggiore fama del combo, raggiungendo i suoi apici massimi di intensità sul finale, e più precisamente nell’esecuzione di Mary in the Mystery World e All Lips N’ Hips, accolte con boati e cori dal pubblico. Lo spettacolo è garantito e la band si trova caldamente applaudita in più di una occasione, supportata in gran parte dei cori e seguita in ogni momento del concerto, lasciando il palco con la certezza di aver dato tutto quello che la gente si aspettava in quanto ad energia e divertimento. Bello show!
Setlist:
Psychedelic Eyes
Into the Ditch
The Change
Electrified
Freaky Funksters
Mary in the Mystery World
Knee Deep in You
Rags to Riches
Captain of My Soul
All Lips N’ Hips
E’ però evidente che le più alte percentuali di paganti sono qui riunite quasi esclusivamente per accogliere il ritorno in Italia degli FM, scopertisi (ne parlavamo con loro) forse inaspettatamente veri paladini del movimento musicale rock melodico sul suolo tricolore. Merv Goldsworthy, Pete Jupp e Steve Overland (che mi ha svelato l’imminente uscita di uno suo nuovo disco degli Shadowman, ma io non vi ho detto niente.. 😉 ), con i ”nuovi” Jem Davis e Jim Kirkpatrick ci promettono, ancor prima che inizi lo spettacolo, che da ora in avanti torneranno sempre in Italia ad ogni loro tour, perchè è qui, nella nostra Nazione, che sentono un calore forse diverso da quello che gli viene tributato altrove. E infatti, pronti-via, e con la prime note di Digging Up the Dirt parte un boato che fa quasi timore a Overland e soci, che sorridono compiaciuti sentendo il pubblico cantare nella sua interezza il loro ultimo singolo e successo. Si vede che la band è sincera, e commossa quasi, mentre ringrazia la gente accalcata sotto il palco, e fa effetto vedere Steve Overland passare di compagno in compagno a dire hai visto che roba! mentre il pubblico intona spontaneamente ogni parte dei ritornelli di I Belong to the Night e Don’t Stop. Per non parlare del lento Closer to Heaven, i cui versi ancora echeggiano tra le mura del Legend per quanto sono stati gridati a squarciagola, o di Let Love Be the Leader, ballata quasi come fossimo in una sala dance dal centinaio di paganti! O delle più recenti Life Is a Highway, Crosstown Train, Wildside e Tough Love, sparate una dietro l’altra per lasciare poi spazio alla antica Frozen Heart, della cui interpretazione non voglio neppure parlare visto che ho ancora il magone pensando a come i ragazzi l’hanno suonata. Sappiate solo che è il loro pezzo che preferisco, e che la lode non è abbastanza in questo caso. Ma non devo divagare troppo: All or Nothing, Tough It Out e That Girl sono un terzetto micidiale che pare pensato apposta per far sparire le ultime forze nella voce del pubblico, ma questa sera no, neppure loro bastano, e rieccoci tutti a cantare con pari intensità anche Burning My Heart Down e Bad Luck, per la gioia della band che lascia il palco abbracciandosi come se avesse vinto la Coppa dei Campioni.
Ovviamente, il bis. Steve Overland torna sul palco accompagnato prima dal solo tastierista, e poi mano a mano anche dal resto del gruppo, per le intime note della power ballad delle power ballad: Story of My Life. Anche qui, è superfluo dire della prova vocale del cantante, la cui timbrica unica, calda di sentimento, illumina il buio del locale, e i cuori e le anime di tutti noi. Come lui, nessuno, e basta. Infine Other Side of Midnight, che chiude il concerto delle meraviglie accolta come un inno nazionale: il sogno è diventato realtà, la musica ha disegnato ancora una volta arcobaleni, gli FM sono i vincintori. La pace è fatta, a Milano come nel mondo.
Senza musica la vita sarebbe un errore diceva Friedrich Nietzsche. Io affermo invece che con un po’ più di musica non ci sarebbero le guerre e si sarebbe tutti più uniti. E il pensiero ritorna automaticamente ai fratelli del Bataclan di Parigi, uccisi mentre sotto un palco gridavano la libertà delle loro anime seguendo il battito di una batteria, le tonalità di una voce, la grinta di una chitarra o il groove denso di un basso. Non si può morire così, quando si è radunati per vivere. E’ un’ingiustizia, lasciatemelo dire.
Riposate in pace fratelli, questo show e questa mia recensione sono tutti dedicati a voi.
Setlist:
Digging Up the Dirt
I Belong to the Night
Don’t Stop
Closer to Heaven
Let Love Be the Leader
Life Is a Highway
Crosstown Train
Wildside
Tough Love
Frozen Heart
All or Nothing
Tough It Out
That Girl
Burning My Heart Down
Bad Luck
Encore:
Story of My Life
Other Side of Midnight
Photo gallery
22 Novembre 2015 8 Commenti Iacopo Mezzano

report a cura di Iacopo Mezzano
photo report a cura di Iacopo Mezzano
Verrà ricordata tra le serate memorabili del nostro cuore la nuova calata italiana di Ted Poley, storica voce dei Danger Danger, oggi in veste solista e supportato dalla truppa italiana composta da Alessandro Del Vecchio, Anna Portalupi, Mario Percudani e Alessandro Mori. Il Druso, medio-piccolo (ma attrezzato) locale del bergamasco, rinnovato e trasformato in anfiteatro di emozioni rock, ha stretto al suo interno circa duecento anime festose e pronte a sfidare il freddo e la nebbia per cantare a squarciagola le loro emozioni e le canzoni che hanno accompagnato, o continuano ad accompagnare, la loro gioventù.
Un evento decisamente riuscito, nonostante qualche problema di acustica poi mano a mano risolto dai tecnici, che ha avuto come opening act lo spettacolo di una delle migliori realtà musicali di genere hard rock melodico della nostra Penisola, gli Hungryheart, freschi dell’uscita del loro ultimo lavoro Dirty Italian Job. Josh Zighetti (voce), Mario Percudani (chitarra e cori, l’unico tra i musicisti presenti a salire ad esibirsi due volte sul palco!), Stefano “Skool” Scola (basso) e Paolo Botteschi (batteria) tirano fuori dal cilindro la solita prestazione d’eccellenza tecnica ed esecutiva a cui ci hanno abituato, con un sound grintoso e melodico che fa divertire e cantare tutti i presenti, trovando consensi unanimi. Indimenticabili, per il sottoscritto, le energie sprigionate dalla bellissima One Ticket To Paradise e la chiusura affidata a Shoreline, singolo prezioso estratto dal nuovo album e che, ne sono certo, molti gruppi internazionali invidiano ai nostri artisti tricolori per come sa coinvolgere immediatamente il pubblico ai piedi del palco. Insomma, è stato uno show perfetto che ha confermato, a chi ancora avesse dubbi, quanto la scena rock melodica di casa nostra sia oggi viva e di assoluta qualità.
Inizia invece con Man Alive il concerto adrenalinico di un Ted Poley che sappiamo essere in Italia da diversi giorni per ultimare i lavori sul suo nuovo album solista, in uscita per la Frontiers Records. Il cantante americano non si risparmia di certo per la sua folta platea italiana, scavando nel reportorio dei suoi Danger Danger a caccia dei maggiori successi, anche questa sera egregiamente suonati dalla truppa italiana che lo accompagna e capitanata dal solito Alessandro Del Vecchio, ormai ufficialmente portabandiera della nostra Nazione melodica nel mondo. Dopo un doveroso e sentito tributo ai morti negli attentati di Parigi e del Bataclan, si entra a tutti gli effetti nel clima del concerto, per uno show interamente registrato che apparirà a spezzoni nel prossimo video musicale dell’artista. Così, Shot of Love, Turn It On, Beat the Bullet e Bang Bang vengono eseguite in rapida sequenza, con carisma e grinta da vendere, elettrizzando un pubblico veramente vestito a festa e incapace di stare fermo di fronte ai battiti pulsanti di questa musica. La tipica passeggiata tra la gente sulle note di Don’t Walk Away è la ciliegina sulla torta di uno spettacolo eccellente che, intervallato dalla preziosa Under The Gun, ha avuto un nuovo irripetibile sussulto con la colorazione tatuata di una delle stelle del braccio di Poley, da oggi definitivamente tricolore, avvenuta on stage mentre il cantante intonava Feels Like Love. Infine, One Step From Paradise e Naughty Naughty chiudono, nell’estasi globale, il concerto, prima del bis largamente richiesto dalla gente e affidato alla power ballad I Still Think About You che tutti, e davvero tutti quanti i presenti, hanno intonato in coro con lo statunitense. Fantastico!
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23 Ottobre 2015 17 Commenti Alessandro Lifonti

Report a cura di Alessandro Lifonti
Fotografie di Andrea Facchini
17/10/15: una data che molti di noi ricorderanno per parecchio tempo, o forse per sempre, perché ha segnato il ritorno del grande Tom Keifer in Italia. Eh già, Tom é tornato nel nostro paese dopo quattro anni di assenza, e questa volta l’ha fatto in grande stile. Non c’erano i Cinderella, ma c’era Tom con la sua band, una band che a detta di tanti, ha suonato meglio della Cenerentola stessa, perché alla fine, senza girarci intorno, Tom é i Cinderella al 90%, e quindi se il singer di Philadelphia é in forma come lo era nella serata bolognese, non ce n’è per nessuno. Puoi anche metterci Capitan Andy al basso, e Horus alla batteria, che il concerto sarà comunque di alto livello.
Partiamo però con ordine: I Noise pollution, navigata band locale, ha aperto la serata con un’ottima performance. Con il loro rock alternativo hanno scaldato l’ambiente. Gruppo molto valido che ha coinvolto il pubblico dalla prima all’ultima canzone, e ha introdotto l’arrivo di Keifer sul palco.
Quando Tom si presenta con la sua chitarra si capisce fin dalle prime note che non ama fare molti discorsi al pubblico, ma preferisce cantare e suonare. L’ americano parte subito a mille con Fallin’ apart at the seams, e dopo le due splendide canzoni (it’s not enough & a different light) del suo ottimo disco solista “the way life goes” datato 2013 (qui la recensione), parte l’adrenalina pura con due classici dei Cinderella: somebody save me e shake me. Qua il pubblico si scalda, e nessuno riesce più a smettere di cantare e soprattutto di ballare.
Tom, oltre ad essere un grande singer, é anche un grande chitarrista. Oltre all’accompagnamento, suona parecchi riff e assoli con una naturalezza incredibile continuando a cambiare chitarra tra una canzone e l’altra. Arriva poi anche il momento delle mitiche ballate: si parte con la strappalacrime Heartbreak station, per proseguire con the flower song del suo solo album, e continuare con la toccante don’t know what you got till it’s gone. Si va avanti tutto d’un fiato con Tom che alterna canzoni del suo album con i classici dei Cinderella: nobody’s fool, night songs, coming home, shelter me.
Il frontman non cala mai di una nota con quella sua splendida voce calda sulle ballate, e graffiante sui pezzi tirati. Poi saluta il pubblico, ma non é finita. Rientra per suonare ancora tre pezzi: it’s only rock ‘n’ roll (but I like it), with a little help from my friends, e gypsy road. Cade a terra stremato sull’ultimo pezzo, e ci saluta commosso.
Finito il concerto lo aspettiamo per un’ora abbondante. Eravamo circa una trentina di rockettari di quelli che, come dice Richard Benson: si lavano con la pioggia e si asciugano con il vento. Quando esce dal locale per salire sul tourbus, ci vede e viene da noi per firmare numerosi autografi e scattare foto ricordo.
Grazie Tom. Una serata davvero indimenticabile. Speriamo di rivederti presto in Italia.
Line-up:
Tom Keifer: vocals, guitars
Paul Simmons: drums
Tony Higbee: guitar
Paul Taylor: keyboards
Bill Mercer: bass
Kendra Chantelle: backing vocals
Keifer setlist:
Falling apart at the seams
It’s not enough
A different light
Someday save me
Shake me
Heartbreak station
The flower song
Don’t know what you got (till it’s gone)
Nobody’s fool
Solid ground
Night songs
Cold day in hell
Coming home
Shelter me
It’s only rock ‘n’ roll (but I like it)
With a little help from my friends
Gypsy road
Photogallery
04 Ottobre 2015 14 Commenti Lorenzo Pietra

ECLIPSE + Reach + Hungryheart
@ Blue Rose Saloon
30/09/2015
L’adrenalina per questo concerto era alta ma diversi problemi tecnici hanno rischiato di cancellare tutte le aspettative; il Blue Rose Saloon, pieno di trepidanti fan è riuscito solo parzialmente a risolverli garantendo con molto ritardo uno show ottimo, ma non goduto appieno; purtroppo i microfoni e saltuariamente la chitarra sparivano dalle casse senza apparente motivo e in qualsiasi momento degli show….
Sono i grandissimi Hungryheart ad aprire la serata e nonostante i problemi segnalati non mollano mai e il loro concerto è semplicemente eccezionale. Nel poco tempo a disposizione Josh e Mario si dividono l’unico microfono funzionante e la sezione ritmica formata da Paolo e Stefano rende al massimo. Solo sei canzoni per loro ma ad un livello altissimo, il pubblico apprezza e gli applausi confermano il loro grande show. Canzoni come la nuova There is A Reason For Everything o One Ticket To Paradise scaldano subito il pubblico e la conclusiva Shoreline (dall’ultimo album) riesce a sprigionare tutta l’energia del Blue Rose Saloon e far cantare tutti. Nel caso non abbiate ancora comprato il loro ultimo lavoro “Dirty Italian Job” affrettatevi a procurarvelo!
Set List HUNGRYHEART:
1. There Is A Reason For Everything
2. One Ticket To Paradise
3. Angela
4. Second Hand Love
5. Boulevard Of Love
6. Shoreline
Sarebbe il momente dei Reach, svedesi e band di supporto agli Eclipse in questo tour. I problemi però peggiorano: l’impianto sonoro non vuole funzionare e nonostante l’impegno dei tecnici e dei ragazzi del locale lo show sembra cancellato. Solo dopo più di un’ora (e dopo varie “incazzature” del pubblico) qualcosa sembra risolto e i ragazzi tornano sul palco per sole 4 canzoni. Niente da fare, la voce si sente a tratti, la chitarra ancora meno… Peccato per i Reach in quanto hanno energia da vendere e buoni pezzi…
Set List REACH:
1. You Called My Name
2. Coming Home
3. Tell Me
4. Wake Me Up
Eccoci al momento degli Eclipse, la tensione è alta soprattutto per i capricci del sound e l’ora tarda….ma lo show si infiamma subito grazie al carismatico e simpaticissimo Erik Martensson. I pezzi si alternano dai vecchi album al nuovo ed esplosivo Armageddonize non avendo mai cali e riuscendo a dare una carica che pochi riescono a trasmettere. Canzoni come I don’t wanna say I’m sorry riescono a far dimenticare tutti i problemi, così tra una voce scomparsa dalle casse ad una chitarra che a tratti non si sente lo show è continuato grazie anche ad un pettinatissimo e perfetto Robban Back alla batteria ed a un grande Erik Martensson che in certi momenti si è sgolato per farci sentire il suo calore. Bellissima performance, peccati per il malumore di alcune persone dovuto agli incovenienti, ma il rock è fatto anche di … sacrifici!!!
Setlist ECLIPSE:
1. I Don’t Wanna Say I’m Sorry
2. Stand On Your Feet
3. Wake Me Up
4. The Storm
5. Battlegrounds
6. Breakdown
7. A Bitter Taste
8. Guitar Solo / Blood Enemies
9. One Love (W.E.T. cover)
10. To Mend A Broken Heart
11. Ain’t Dead Yet
12. Bleed & Scream
Encore:
13. S.O.S.
14. Breaking My Heart Again
LONG LIVE ROCK N ROLL!!!




21 Luglio 2015 0 Commenti Lorenzo Pietra

SANTANA – ARENA DI VERONA – 20-07-2015
Verona, 20-7-2015, gli oltre 39 gradi del sole non fermano i fan dell’immenso Carlos Santana che già a partire dalle 18 sono in fila pronti per entrare alla
storica e spettacolare Arena Di Verona.
Proprio oggi Carlos spegne 68 candeline fatte di Rock, Soul, R&B, musica Latina che grazie alla sua chitarra si fondono alla perfezione nonostante siano stili diversi. Proprio questo è Carlos Santana, che sul palco dell’Arena sprigiona energia, sonorità uniche …. Già l’intro del concerto con sui megaschermi le immagini di un giovanissimo Santana che suona sul palco di Woodstock ci fanno venire la pelle d’oca…. ma sono pezzi come l’iniziale Soul Sacrifice (del 1969!) che fanno capire come una canzone che ha ben 46 anni di vita riesca ancora a dare emozioni forti e incredibili. Simpatico il finale con la strumentale O’ Sole Mio! Cover e pezzi di Carlos si mischiano nell’insieme di chitarre, batterie e qualsiasi strumento latino si possa immaginare… Maria Maria da un tocco di R&B moderno, Corazon Espinado fa vibrare l’Arena tra cantare e applaudire, le bellissime cover Evil Ways, A Love Supreme e A Place With No Name fanno da preludio all’ unica e indimenticabile Samba Pa Ti…ormai un inno nazionale per Santana. Le note scivolano via e la mente viaggia mentre la chitarra di Carlos ci racconta una poesia con le sue note…Si torna a ballare con la doppietta di chiusura Tequila e Smooth dove il pubblico è tutto in piedi a cantare e scatenarsi…. Piccola pausa e via con l’encore; Black Magic Woman/Gypsy Queen sono quello che mancava….e una lunga versione di Oye Como Va fa di nuovo esplodere l’arena.
Che dire, Carlos Santana è qualcosa di straordinario,emozionante, unico… Un vero musicista che si emoziona ancora ad ogni singola nota uscita dalla sua chitarra.
Grazie Carlos!
Setlist:
Woodstock Intro
1) Soul Sacrifice (with “‘O sole mio” snippet)
2) Saideira (Skank cover)
3) Love Makes the World Go ‘Round (Deon Jackson cover)
4) Freedom in Your Mind
5) Maria Maria
6) Foo Foo
7) Corazón espinado (with “Guajira” snippet by… more )
8) Jin-go-lo-ba (Babatunde Olatunji cover) (with “Sunshine Day” snippet… more )
9) Evil Ways (Willie Bobo cover)
10) A Love Supreme (John Coltrane cover)
11) A Place with No Name (Michael Jackson cover)
12) Samba pa ti
13) Chill out (John Lee Hooker & Carlos Santana cover)
14) Tequila (The Champs cover) (with “Norwegian Wood” snippet… more )
15) Smooth
Encore:
16) Lamento / Black Magic Woman / Gypsy Queen
17) Oye como va (Tito Puente cover)
18) Toussaint L’Overture (with “Festival” snippet by… more )
What a Wonderful World (Outro)
FOTO: