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02 Novembre 2023 0 Commenti Paolo Paganini
Una scelta sicuramente particolare, ma estremamente interessante quella di portare la musica Hard Rock nei teatri ed arricchirla con intermezzi coreografici, che ampliano il concetto musicale, arricchendolo e completandone il Messaggio. Noi di MelodicRock.it c’eravamo e vi facciamo il sunto della serata.
Per il debutto della loro opera rock Bushido i Perfect View scelgono la cornice del teatro Michelangelo di Modena, città natale di alcuni componenti del gruppo. Ad aprire la serata ci pensano le ERISU, prima formazione Alternative Idol nata in Europa sulla scia delle Alt Idol giapponesi. La musica proposta dalle quattro ragazze è piuttosto inconsueta soprattutto per il panorama italiano. Si tratta infatti di una miscela di metal, prog, e gothic rock ispirato al culto della dea Eris, cantato in una lingua arcaica e accompagnato da suggestive coreografie. Dopo una ventina di minuti di esibizione tocca ai Perfect View introdurci all’interno del loro concept album dedicato al mondo dei samurai. La storia narra di un giovane guerriero affetto da disabilità che attraverso il coraggio e la perseveranza insegue il sogno di diventare un valoroso combattente come suo nonno. I ragazzi appaiono subito in forma smagliante riuscendo a coinvolgere il pubblico sin dalle prime note dell’opener Birth. Mentre una voce fuori campo racconta l’evoluzione e le vicissitudini della vita del piccolo eroe consentendo allo spettatore di seguire la trama del racconto, la band sfodera una prestazione musicale con i controfiocchi. Sugli scudi la voce di Damiano Libianchi (new entry della formazione emiliana) che si amalgama alla perfezione col genere proposto. Dal punto di vista delle composizioni non siamo di fronte al classico AOR a cui eravamo abituati nelle precedenti uscite ma ad un hard rock melodico con venature prog molto più adatto al tipo di struttura dell’opera rock. Tra le tracce più apprezzate possiamo segnalare sicuramente la trascinante ed immediata Integrity e la splendida ballata Family al termine della quale entrano in scena quattro spadaccini di Kumitachi della scuola di Aikido (Carpi). Entriamo così nella seconda parte dello show dove tracce come Respect, Compassion e Honestly scorrono via in maniera estremamente piacevole traghettandoci verso il gran finale affidato alle granitiche Courage e Loyalty a chiudere uno spettacolo ben confezionato, compatto, convincente ed emozionale. Scorrono i titoli di coda e la band torna sul palco al gran completo per ricevere i meritati appalusi da parte di una platea sicuramente pienamente appagata.
Se volete leggere la recensione del disco la trovate Qui.
Qui sotto un piccolo video con un estratto dallo spettacolo:
PERFECT VIEW family live at teatro michelangelo (modena italy) venedi 27 ottobre 2023 – YouTube

05 Settembre 2023 5 Commenti Giulio Burato
Il 5 agosto nel suggestivo Castello di Desenzano sul Garda (BS), in pieno centro storico, con scorcio sul lago di Garda, lato destro del palco, hanno suonato gli straripanti Heroes and Monsters nella loro ultima tappa del tour estivo 2023.
Di fronte, purtroppo, ad uno sparuto gruppo di fans (circa 500 persone) il concerto è stato aperto da delle giovanissime promesse di una scuola di musica locale, grazie al direttore artistico Mario Chiesa. I bravi ragazzi hanno ammaliato la platea con delle perle del hard rock come “Welcome To The Jungle” dei Guns N’ Roses che, poi, manco a farlo apposta, è stata replicata anche da Stef Burns e soci.
Mezz’ora prima dell’ingresso degli headliner di giornata sono saliti sul palco i bresciani Rosco Dunn che hanno proposto un vigoroso hard rock, cantato in italiano, con venature melodiche. I cinque ragazzi lombardi meritano spazio nelle radio nazionali per qualità compositiva e di arrangiamenti; un plauso sincero alla loro proposta musicale live.
Alle 21:05 sono saliti sul palco Todd Kerns (Slash e Toque), Will Hunt (Evanescence) e il gia’ citato Stef Burns (Vasco Rossi).
Il trio trasudava carisma da tutti i pori; la folta e folle chioma di Hunt spadroneggiava dietro le pelli, mentre il basso pulsante del gigante-vocalist Kerns e l’ascia infocata di Burns, simpaticamente, si alternavano a differenze altezze di microfoni.
Buona parte del concerto è stato incentrato ovviamente sul loro omonimo album di esordio, uscito a inizio 2023 tramite Frontiers (qui la recensione).
Dal recente singolo “Blame” alla ruvida “Raw power”, alle più melodiche “Angels never sleep” e “Don t tell me I’m wrong”, queste ultime acclamate e cantate dal pubblico.
A completamento del concerto, durato quasi cento minuti, sono state suonate alcune cover tra cui mi sento di ricordare la funambolica “No one knows” dei Queen of stone Age e la roboante “Kickstart my heart” dei Motley Crue che hanno suggellato un’ottima prestazione live la quale avrebbe meritato la presenza di tutti i vacanzieri assenti all’evento.
Contento di aver partecipato ed essere stato di fronte a dei veri e propri “eroi e mostri” dell’hard rock contemporaneo. Chapeau.
Ps: ringrazio @Jennifer per il supporto al concerto
09 Luglio 2023 0 Commenti Denis Abello
Quarant’anni di Vita si portano dietro sogni, speranze, successi ma anche delusioni!
Un po’ come la Vita degli storici Elektradrive che, arrivati all’onorevole traguardo di quarant’anni di carriera, si portano dietro un bagaglio in cui sogni, speranze e successi si sono incrociate con forse la delusione di non essere riusciti a raccogliere quanto probabilmente avrebbero meritato.
Indubbio però che un pezzo importante della storia dell’AOR, anche se il vestito del solo AOR va stretto per descrivere il sound degli Elektradrive, passa per la band di Torino.
1983, Elio Maugeri alla voce, Simone Falovo alla chitarra, Eugenio Manassero alle tastiere, Stefano Turolla al basso e Alex Jorio alla batteria, partendo dalle ceneri degli Overdrive danno vita agli Elektradrive.
I primi pezzi, più tirati, finiranno su diverse compilation e inizieranno a far conoscere i nostri in giro fino alla pubblicazione dell’album Over The Space (1986).
Sarà però il secondo album “Due” (1989) a mettere in chiaro le capacità della band tanto che nel 1990 i cinque ragazzi di Torino voleranno a Los Angeles per alcuni concerti. Il successivo album Big City (1993) diventa un’altra perla dell’AOR / Hard Rock made in Italy. Bisognerà attendere però il 2009 per rivedere il nome Elektradrive su di un disco che porta il titolo di Living 4.
Si vola quindi a questo 2023 dove Simone Favolo (chitarrista) decide di riunire la band per un concerto evento in formazione originale!
Quello che è successo nella serata del 23 giugno scorso tra le mura del bel Mc Ryan’s di Moncalieri (Torino) ve lo stiamo per raccontare!
Basta varcare la soglia del Mc Ryan’s per rendersi conto dell’aria frizzante che si respira, che poi è quella dei Grandi Eventi.
Già, perchè non dimentichiamoci che i 40 anni di un pezzo di storia dell’AOR firmato Italia, non può che essere un grande evento! Resta però l’incognita di una band che bene o male è probabilmente ferma al palo, parlando di live, da qualche annetto e per quanto gli Elektarive hanno sempre saputo stupire le primavere sono volate anche sulle loro spalle e la domanda se i nostri sapranno ancora “reggere” il palco, per quanto gelida e fredda possa sembrare, è più che lecita!
Così, nel mentre che l’attesa fa salire l’adrenalina e i dubbi si mescolano alla voglia di vedere per la prima volta i Torinesi dal vivo, si investe il tempo tra chiacchiere con vecchi amici e qualche birra… ed il bello dei live sta anche in questo.
Arrivano le 22:00 e dopo i saluti di rito gli Elektradrive, quasi avessero intuito i miei timori, scaricano sul pubblico accorso una mitragliata di note hard rock dando fuoco alle polveri dell’evento con il brano Secret of the holy grave.
Tre cose sono subito chiare! La prima è che la Band c’è (“Sti cazzi” se c’è!), la seconda è che questa sera stiamo per ricevere una lezione su come si gestisce il palco da Artisti navigati e la terza è che… Zio Bono, ma che Voce ha Elio Maugeri??? E’ stata tenuta in naftalina e tirata fuori per l’occasione???
40 anni di carriera e la potenza, la carica, l’emozione e lo stile di questo Cavallo di Razza Vocale sono ancora tutti li!
Lo ammetto, sono Impressionato!
A tutto questo aggiungiamo dei suoni perfetti che difficilmente si trovano a questi livelli e capirete come ormai ero elettrizzato. Mi sentivo come un bambino appena varcata la soglia di Dysneyland, e la mia Disneyland questa sera porta il nome di brani come St. Valentine’s Day, la splendida A Man That Got No Heart (tratte da Due), Big City e Lucille (dall’album Big City), la toccante Pain (Living 4)… la pelle è smossa dai brividi di star vivendo una serata magica e l’euforia prende il sopravvento e vedendo in giro direi che non sono l’unico in questo stato!
Gli Elektradrive non fanno più prigionieri ed il pubblico è conquistato! Dopo aver allentato il tiro con le acustiche ed intense Dream on e Still remember piazzano un utimo colpo con Pain e si prendono una pausa (come i Dream Theater! 🙂 ).
Seconda parte del concerto e non si molla un colpo. Si riparte con Big City e si scorre nuovamente buona parte della carriera dei Torinesi con le note di brani come Big City, Escape From the rock, Living 4 che viaggiano veloci attraverso l’alchimia che profuma di vecchia amicizia che si è creata sul palco.
Idealmente il concerto si chiuderebbe qui ma la fame del pubblico non è ancora placata e resta il tempo per bissare la serata sulle note di time Machine e Fly High che idealmente si piazza come “speranza” per questi Vintage Rocker che questa sera hanno saputo dare dimostrazione di cosa vuol dire buttare Anima e Passione sulle assi di un palco!
Serata da incorniciare… e il 23 giugno 2023 si è scritta una, forse piccola, pagina della storia dell’AOR ma, per quanto piccola, di valore Assoluto.
Bentornati Elektradrive, ci siete mancati!
Tracklist
1 – Secret of the holy grave
2 – Lord of the rings
3 – Future Lady
4 – Brainstorm
5 – Winner
6 – St. Valentine’s Day
7 – A man that got no heart
8 – Dream on – Still remember
9 – Pain
10 – Big city
11 – Riot of the young guns
12 – Lucille
13 – Snake ’92
14 – Escape from the Rock
15 – Evil empire
16 – Living 4
17 – Feed the ground
18 – Dirty war of bloody angels
19 – Back on the road
20 – Time Machine
21 – Fly High
PHOTO GALLERY
22 Aprile 2023 0 Commenti Denis Abello
Serata atipica per il sottoscritto quella del Punka Rolla Vol.3 in quel di Caramagna Piemonte. Organizzata da dei giovani Punk Rocker della zona l’evento porterà sul palco tanto trash metal e in chiusura una ventata di sano hard rock stradaiolo con i nostrani BAD BONES.
Neanche da dire ma noi eravamo li più che altro per i Bad Bones ma nonostante questo, e non essendo io particolarmente amante del genere, ho comunque apprezzato in apertura band valide come ALLTHENIKO, LILITH LEGACY e ALCHEMIST.
Se Alchemist e Alltheniko hanno già il loro bel seguito mi ha soprattutto galvanizzato la presenza di una band di giovanissimi come i Lilith Legacy, dediti ad un trash metal spinto. Oltre a questo molti ragazzi giovanissimi anche nel pubblico! C’è ancora speranza gente!
Andiamo però diretti a quello che per noi è il clou della serata, i BAD BONES! Tornati ad essere un power trio come agli esordi, anzi la formazione è proprio quella degli esordi, i nostri perdono per strada ogni velleità più “soft” che in parte contraddistingueva gli album Demolition Derby (2016) e High Roller (2018) e tornano a quell’hard rock sporco e stradaiolo dei loro primi passi.
CHE BOTTA GENTE! Se su disco i BAD BONES possono dire la loro (ascoltatevi il loro ultimo album Hasta el Final, qui la nostra recensione) è sul palco che questi ragazzacci sono destinati a stare. Storie di vita da band underground si fondono nel sound di questi tre amici indemoniati. La sezione ritmica composta dai fratelli Steve (basso) e Lele (batteria) Balocco supporta l’istrionico Mekk (voce e chitarra) in un turbinio di storie e racconti che fanno da intermezzo ad una svalangata di note Hard Rock / Blues sporche e grezze che vengono lanciate in faccia al pubblico con sicurezza e perizia che solo chi sale e scende perennemente da un palco è in grado di fare.
Lo show è assicurato e l’alchimia della band è di quelle che si scrivono macinando chilometri di vita e strada insieme! Lo spettacolo da ampia visibilità ai pezzi dell’ultimo album inserendo alcune cover e piccole chicche dal passato della band!
Quando finisce uno show dei BAD BONES ti senti dentro più sporco, meschino e cattivo ma dannatamente più sincero con te stesso! Quello dei Bad Bones è un vero spettacolo di Note e Storie di Vita che vale la pena vedere! Hasta El Final Gente!
08 Novembre 2022 0 Commenti Denis Abello
Ci sono cose di cui la prima volta non si scorda mai… vedere dal vivo Pino Scotto rientra sicuramente tra queste!
Mea Culpa quindi, perchè arrivo ai 42 anni e quella del 29 ottobre è stata la prima volta che ho messo le chiappe sul sedile di un’auto per andare a vedere quel mattatore di Scotto sventrare i muri del Peocio (sempre grande il Peocio!) di Trofarello a Torino!
Ex voce dei Vanadium, una prolifica carriera solista e volto noto di RockTv. Personaggio diretto, sincero e spesso sopra le righe, piaccia o non piaccia il nostro è sicuramente uno a cui si possono dire contro tante cose ma che nella sua carriera è sempre stato coerente con il suo pensiero!
Si parte in apertura di serata con i liguri Mr Sleazy, da subito una gran sorpresa! Dediti ad un hard rock melodico e stradaiolo anni ’80! Portano in scena alcune cover e pezzi originali, tra cui da segnalare la toccante interpretazione di In a Darkened Room degli Skid Row ed il loro pezzo originale Love Me or Kill Me. Ottima voce sorretta da una band veramente in palla e in gran tiro con tanto di ballerina/corista a siglare uno spettacolo coinvolgente e riuscito! Bravi e da rivedere al più presto!
Si arriva così al clou della serata con Pino Scotto che, dopo i saluti di rito nel suo stile diretto e pungente, parte a mille con Don’t Waste Your Time dal suo nuovo album Dog Eat Dog… ed è subito chiaro che questa sera non si fanno prigionieri, tutti nella fossa del Rock’n Roll a sbracciarsi e divertirsi con il vecchio Leone del Rock Italiano!
La voce porta i chiari segni del tempo ma la tempra e l’energia che sprigiona ancora Scotto sul palco dovrebbero essere da esempio per molte nuove leve. Una notevole sezione ritmica (Luca Mazzucconi alla batteria e GianAntonio Felice al basso) e la chitarra precisa e affilita di Steve Volta fanno da cornice all’esuberante serata che questo “vero” Rocker sa regalare.
Così tra brani vecchi e nuovi della sua carrira solista, un’incursione in terra “Vanadium” con la bella Don’t Be Looking Back e una chiusura “omaggio”, la cover Stone Dead Forever, al grande Lemmy Kilmister dei Motorhead la serata scorre via veloce!
Una bella serata di sano Rock in compagnia di un “vecchio amico” quella che Pino e band sanno regalare! Fatevi un piacere, il tour di Scotto dura fino a fine anno e se per caso capita nelle vostre zone non perdetevi lo Spettacolo di quello che forse è l’unico vero personaggio Italiano che possa meritatamente portare tatuato a pelle il marchio del “Rocker”!
26 Maggio 2022 0 Commenti Denis Abello
Primo concerto dopo un fermo di due anni causa, ormai lo sappiamo tutti, Covid e altre “beghe” familiari (l’arrivo di una figlia cambia, e di molto, le carte in tavola 😀 ).
Si riparte da quella che, per chi come il sottoscritto se la gioca tra Torino e paesi limitrofi (nel mio caso Cuneo), è una seconda casa, ovvero il Peocio di Trofarello dove questa sera ci delizierà sul palco nientemeno che un chitarrista fenomenale come Vinnie Moore.
Attualmente in forze agli UFO e precedentemente nella line up dei Vicious Rumors oltre a partecipazioni e collaborazioni con Alice Cooper e Kee Marcello, Vinnie può essere sicuramente annoverato tra i migliori Chitarristi “Shred” che da metà anni ’80 si sono imposti sul panorama internazionale.
Con una grande carriera solista alle spalle e forte di una tecnica di alto livello in grado di unire con il suo tocco potenza e melodia della chitarra questa sera il buon Vinnie avrà il compito di cercare di convincere della bontà di un concerto strumentale anche un “Amante della Voce” (ovvero, sul palco per me serve qualcuno che canti) come me!
Dispiace causa tempistiche aver praticamente perso tutto lo spettacolo in apertura di Tara Lynch che, per quel poco che ho visto e sentito, valeva sicuramente la pena… nodo al fazzoletto per la prossima volta che la gentilissima Tara, con cui ho avuto modo di scambiare qualche parola dopo il concerto, farà tappa su suolo italico.
Tempo di sistemare la strumentazione e si parte subito con un classico come Daydream ripreso dall’album Mind’s Eye e da qui si capisce il livello della serata… Vinnie è a dir poco FENOMENALE e le sue dita si muovono sulle corde con la stessa facilità con cui Ayrton Senna era in grado di muoversi nelle strette e tortuose curve di Monte Carlo, roba non da tutti per intenderci.
Si cavalca la carriera del nostro virtuoso in lungo e in largo continuando sulle note di With the Flow (Out Of Nowhere, 1996), The Maze dall’album omonimo del 1999 e via continuando in un crescendo di emozioni e bravura che potremo tranquillamente definire di un altro pianeta. Con Rain (The Maze, 1999) si tocca uno dei momenti più emozionati dell’esibizione, pezzo strumentale veramente toccante che chi non lo conosce invito caldamente all’ascolto. Un concerto articolato che vede brani pescati un po’ da tutta la sua carriera con una buona fetta di pezzi recuperati da Meltdown (1991), come l’accurata esecuzione di Check It Out, e Mind’s Eye (1986) oltre che da Out Of Nowhere (1996) con la bellissima e blueseggiante Time Traveler, Time Odyssey (1998) con l’esecuzione di Morning Star e anche l’ultimo lavoro Soul Shifter (2019) con i singoli Same Sun Shine e Kung Fu Grip.
La bravura di Vinnie è ampiamente confermata quindi dall’esibizione nelle intime mura del Peocio. Grande Tecnica che però non si perde mai nell’autocelebrazione regalando brani di gran gusto. Una nota di merito per la serata va anche al supporto dato dall’ottima band (tutta italiana) che Moore si sta portando in tour. Emiliano Tessitore alla chitarra, Francesco Caporaletti al basso e Roberto Pirami alla batteria cesellano una cornice di alta fattura al magnifico quadro di note che questa sera Vinnie Moore è stato in grado di regalarci.
Se capita dalle vostre parti non pensateci due volte e fatevi rapire dal Talento di questo grande Artista e dalla sua band!
23 Novembre 2021 4 Commenti Denis Abello

MelodicRock.it ringrazia il Fotogiornalista Andrea Forlani che ha curato l’intervista che potete leggere di seguito!
Date un’occhiata al suo sito http://www.andreaforlani.com e seguitelo sulla sulla splendida pagina Instagram: https://www.instagram.com/andreaforlani_photojournalist/
Mancano dieci alle nove quando arriva la fatidica telefonata. Andrea, puoi salire. E allora via, attraverso le cucine come nel più classico dei polizieschi, fino a una stretta scala a chiocciola che sale fino alla saletta più inaccessibile del locale. Il locale è lo Slaktkyrkan, periferia ex industriale di Stoccolma sud, oggi polo del divertimento della capitale svedese, e in quella stanza si cela l’enigma musicale più avvincente dell’anno: Nestor.
Piovuti dal nulla nella vita di noi devoti del melodic rock, con tre singoli che a forza di sentirli ha imparato a memoria anche il mio gatto, si rivelano oggi al mondo lanciando il loro primo album – Kids in a ghost town (qui la nostra recensione) – con un’esibizione live. Apro la porta ed eccoli lì: Tobias (voce), Jonny (chitarra), Marcus (basso), Mattias (batteria) e Martin (tastiere). Tatuaggi in bella mostra e abbigliamento a metà tra divise militari e tute da meccanico: più che su un palco sembrano pronti per salire sul set di un video di quelli cui ci hanno abituato. Ho poco più di cinque minuti, meglio non perdere tempo.
Fatemi capire perché abbiamo tutti le idee un po’ confusi sulla vostra biografia. Nel 1989 avete creato i Nestor… ma poi? Che avete combinato in tutto questo tempo?
Abbiamo continuato a suonare, ma per lo più separatamente, con progetti diversi. In pratica ci siamo presi una pausa di 22 anni e nel 2017 abbiamo ricominciato a fare musica insieme, anche se di un genere un po’ diverso. Circa un anno e mezzo fa ci è venuta voglia di fare un album, ma inizialmente non avevamo un’idea precisa della direzione da prendere. Poi ha prevalso la voglia di salire sulla macchina del tempo e realizzare quel disco che per mancanza di capacità e mezzi non avevamo potuto concretizzare nel 1989. Questo album ha il sound che i Nestor avevano a quel tempo, e ci siamo molto divertiti a tornare alle origini, tra ricordi e nostalgia.
Siete piombati come una bomba nel mondo dell’hard rock melodico: vi aspettavate delle reazioni così positive? Quando avete avuto sentore che ciò che stavate facendo poteva diventare qualcosa d’importante?
A dire il vero non sapevamo cosa aspettarci, ma questo tipo di musica tocca le persone e riporta in vita i ricordi, questo è probabilmente il motivo del nostro successo. I feedback ricevuti dal primo singolo e dal video ci hanno senz’altro fatto ben sperare, ma è dopo aver messo insieme i primi 7-8 pezzi che abbiamo pensato: “this is gonna be a great fucking album!”. Ed è lì che abbiamo incominciato a chiederci: ma che succede se…? Ma che facciamo se…?
E adesso che è successo… che si fa?
Nessuno lo sa! (in coro, ridendo). Beh, di sicuro dobbiamo suonare il nostro primo concerto! Iniziamo con questo e poi vedremo il da farsi.
Nonostante tutto avete però deciso di rimanere indipendenti e non accasarvi con alcuna etichetta discografica. Motivo?
La verità è che non siamo contrari a lavorare con una label per principio, semplicemente non abbiamo ancora trovato il partner giusto. E dovrà essere un partner con la mente aperta, in grado ci comprendere che nell’universo che stiamo creando, l’universo Nestor, il prossimo album potrebbe essere qualcosa di totalmente diverso (espressione di panico del sottoscritto). Potremmo perfino non esserci noi nel prossimo album! (espressione di panico x 2).
Ultima domanda: Samantha Fox??
Stavamo cercando una voce femminile per il duetto con Tobias, e ci sono venuti in mente diversi nomi, Samantha Fox era uno di quelli, come anche Lita Ford. Abbiamo inviato al manager di Samantha il primo video, è piaciuto e la cosa ci ha ben fatto sperare, poi quando le abbiamo inviato il pezzo (Tomorrow) ha subito accettato.
Sarà qui stasera? No, non ci sarà. A sostituirla degnamente ci penserà Jennie Larsson, nientemeno che la moglie di Tobias, in un’esibizione da brividi come del resto lo è stato tutto il concerto, sold out e col pubblico a seguire la band cantando a squarciagola sulle note di On the run e 1989, assurti a classici del rock melodico alla velocità del fulmine. Set-list da sette brani, ad aprire la citata On the run e chiusura affidata a Firesign. Prossima puntata a febbraio, quando i Nestor accompagneranno in tour i connazionali Heat, un ottimo motivo per una gita al fresco in Nord Europa (date confermate Oslo, Stoccolma e Copenaghen).
A cura di Andrea Forlani

13 Gennaio 2020 0 Commenti Denis Abello
report a cura di Lorenzo Mandirola
foto a cura di Daniele Marchese
In una fredda e piovosa serata di fine anno dove le feste natalizie incombono con annesso stress da corsa olimpionica agli ultimi regali destinati ad amici e parenti il bisogno di staccare la spina da tutto è forte, e cosa c’è di meglio di un bel concerto hard rock alla vecchia maniera? assolutamente niente se siete dei rockers impavidi e legati alla grande tradizione del genere.
A portare il fuoco nella periferia milanese ci pensano i redivivi Bonfire, un nome entrato nella storia dell’hard & heavy europeo che da ormai 40 anni è un sinonimo di qualità e continuità, nonostante gli innumerevoli cambi di formazione che hanno quasi sempre rinvigorito il percorso dei nostri capitanati dal chitarrista Hans Ziller, leader indiscusso della band teutonica.
Dopo la spiacevole esperienza che li ha visti protagonisti al Clusone Rock del 2016 a causa di alcuni atteggiamenti poco professionali che causarono il licenziamento da parte dell’allora vocalist David Reece, lo scetticismo di molti si è visto parecchio, influendo sulla scarsa affluenza dovuta non solo alle cattive condizioni climatiche.
La serata è aperta da tre gruppi italiani di assoluto livello: i Saints Trade impegnati con la realese party del nuovo album “Time To Be Heroes” e a seguire i più datati Wheels Of Fire e Soul Seller autori di uno show coinvolgente e sentito dai presenti.
Ma ecco che scoccano le ore 23 e le luci si abbassano, i Bonfire sono finalmente on stage! Il nuovo vocalist Alexx Stahl si presenta al pubblico italiano in forma smagliante e sfodera tutta la sua potenza vocale nella opener “Temple Of Lies” che porta il nome dell’ultimo disco uscito lo scorso anno, un brano tiratissimo e con chiare influenze metal, si prosegue con le classiche “Never Mind” e “Don’t Touch The Light”, degli autentici inni che hanno fatto la fortuna della band. L’impressione iniziale data dall’arrivo degli ultimi innesti Alexx Stahl ed il batterista Andrè Hilgers è di assistere finalmente ad un gruppo coeso e perfettamente in sintonia dopo l’abbandono da parte dello storico cantante Claus Lessmann che causò l’unico inciampo di una lunghissima e prolifica carriera.
Ma torniamo al concerto, tocca alla più recente e cadenzata “Under Blue Skies” fare da ponte alla bellissima “Praying 4 A Miracle”, uno di quei pezzi scritti apposta per essere suonati live con quel chorus dove la melodia regna sovrana, “Lonely Nights” e “Give It A Try” fanno riprendere il fiato al buon Alexx regalando uno tra i momenti più intensi dello spettacolo, si sa, le ballads sono sempre state il fiore all’occhiello dei nostri che hanno saputo apprendere al meglio la lezione dai maestri Scorpions, con “Hard On Me” si ritorna in pista dando un bello scossone alle poche donzelle presenti invitate da Alexx a muoversi sulle note di uno dei loro brani più sbarazzini e manifesto del clima losangelino che i Bonfire hanno respirato alla fine degli anni ottanta.
Si Prosegue con l’accattivante “Crazy Over You”, catchy ed efficace, seguita dalla granitica “Sword & Stone”, pezzo scritto all’epoca da Desmond Child e Paul Stanley dei Kiss finito poi sulla colonna sonora del film Shocker di Wes Craven. “Stand Or Fall” è l’ultimo brano eseguito in scaletta tratto dal recente Temple Of Lies, un concentrato di energia e riffs muscolari per un metal anthem coi fiocchi.

C’è anche spazio per una cover, si tratta della cinematografica “Burning Heart” dei veterani Survivor, un cult per gli amanti dell’AOR da classifica, qui eseguita in chiave hard rock con un Alexx Stahl convincente e sempre sul pezzo, non ci sono più dubbi sul fatto che il suo ingresso abbia rappresentato la scelta migliore che i tedeschi potessero fare per ridare nuovo spolvero al marchio Bonfire.
Da questo punto fino alla fine dello show sarà un susseguirsi di grandi hits storiche come la sgargiante “American Nights”, una vera e propria dedica d’amore all’attitudine sognante dei rockers ottantiani, “Tony’s Roulette” segnaun altro tra i momenti più alti della serata, mentre “Can’t Break Away” tratta dal disco Glorious del 2015 si rivela molto più efficace in queste vesti più metalliche che il gruppo ha deciso di indossare con le ultime uscite.
“Sweet Obsession”, “SDI” e l’incendiaria “Ready 4 Reaction” compongono il trittico delle meraviglie per ogni fan del falò che si rispetti, ed ecco arrivato il momento della magia romantica di “You Make Me Feel”, una ballata ricca di pathos e passione che avrebbe fatto la fortuna di molte bands dell’epoca, compresi i leggendari Scorpions che in quanto a lenti hanno sempre avuto ben pochi rivali.
La chiusura dello show è affidata a “Champion”, ed è proprio il caso di dirlo, in quella sera di dicembre i Bonfire si sono congedati come dei veri e proprio campioni dell’hard & heavy che nonostante un percorso irregolare avuto soprattutto negli ultimi anni hanno deciso di rimettersi in pista dando vita ad una seconda fase di carriera che si sta rivelando davvero avvincente, grazie soprattutto all’ugola di Alexx Stahl passato dalla piccola realtà di una cover band ad uno dei nomi più rilevanti del panorama europeo e internazionale. Noi ci auguriamo che questa formula continui a funzionare negli anni apportando la stessa qualità che ha sempre permesso ai Bonfire di confrontarsi ad armi pari coi grandi della scena, la buona notizia sarà che i nostri torneranno con un nuovo album intitolato “A Fistful Of Fire” la cui uscita è prevista per la prossima primavera, che il sacro fuoco teutonico possa ardere in eterno!!!

26 Settembre 2019 4 Commenti Iacopo Mezzano
Gli Hardline scelgono la bella ed ospitale cornice dell’HT Factory di Seregno (MI) per tornare ad esibirsi dal vivo nel nostro Paese, di ritorno dalla loro grande performance al Frontiers Rock Festival, e ancor più dalla pubblicazione del loro ultimo disco Life, accolto con tante lodi sia dal pubblico che dalla critica di settore.
Ad accompagnarli gli italianissimi Dream Company, con il release party ufficiale del loro album di debutto The Wildest Season, che sarà sul mercato tra qualche settimana (per l’esattezza il 15 ottobre) per l’etichetta Tanzan Music.
Presente all’evento un buon numero di calorosi spettatori, che ha potuto godere anche della presenza degli stand ufficiali del merchandising dei gruppi, oltre di un bel banchetto di dischi targati Frontiers Music, e non solo.
DREAM COMPANY
Dopo 13 anni on stage e oltre 600 concerti in giro per l’Europa come cover band dei Bon Jovi, i Dream Company (ovvero il cantante Giulio Garghentini, Stefano Scola al basso, Enrico Modini alle chitarre, e Davide Colombi alla batteria) sono finalmente pronti a presentare alle folle il loro primo personale album di inediti.
Quanto ascoltato in questo spettacolare show è un bellissimo ed energico hard rock melodico, che già lascia presagire l’alta qualità che di certo ritroveremo nella registrazione in studio. Ricchi di chiari riferimenti agli artisti più amati del genere (ho sentito ovviamente spunti bonjoviani, oltre che alla Gotthard, e più moderni alla Eclipse), ma forti anche di un tocco musicale molto personale che porta a canzoni dotate di ottimi ritornelli orecchiabili e di bei passaggi strumentali, i nostri tirano fuori dal cilindro lo spettacolo che non ti aspetti, e la loro oretta di concerto scivola via senza intoppo alcuno, e con un livello esecutivo e tecnico davvero di alto profilo.
Così, in quello che è stato un gustoso antipasto di quello che sarà il futuro della band, mi sento di elogiare la qualità in particolare della canzoni Scared To Be Loved, Revolution, Salvation, Land Of Freedom e del già singolo Days In Blue, che hanno letteralmente tirato giù il locale con la potenza delle loro parti ritmiche, con il tocco melodico ma deciso della chitarra di Modini, e con i vocalizzi sempre precisi e intonati del bravo Garghentini. Per uno show da applausi scroscianti, perfetto anteprima di un evento che non mancherà di riservare altrettante sorprese.
Set List:
1. The Ghost
2. Mine Mine Mine
3. Scared To Be Loved
4. Revolution
5. Salvation
6. River Of Love
7. Love Is Possession
8. Land Of Freedom
9. Liars
10. Days In Blue
HARDLINE
Si sa, quando un gruppo è affiatato non ha bisogno di nient’altro che dei sei suoi stessi componenti per esprimersi in un concerto esaudiente sotto ogni aspetto. L’impressione, vedendo suonare gli Hardine (ma anche i Dream Company prima di loro, c’è da dirlo!), rimane quella di un gruppo di amici che sale on stage prima di tutto per divertirsi, e divertire i propri fans. Poi semmai anche per mestiere.. E non è cosa di poco conto!
Una passione smisurata per il lavoro di musicista che spinge i nostri (perchè dai, questi 4/5 tricolore della formazione ci fanno ormai sentire il gruppo un po’ nostro) a uno show passionale e vivo come pochi, nel quale energia e potenza sono le parole chiave adatte a descrivere una esibizione ragionata per bilanciare intelligentemente il nuovo e il vecchio corso (diverso, ma mai opposto) di questa storica realtà hard rock melodica.
Johnny Gioeli, il leader indiscusso della band, si è dimostrato ancora una volta un frontman eccellente. La sua potenza vocale è risuscita anche in questa occasione a unire in modo indissolubile energia e sentimento attraverso una timbrica unica e inimitabile, e una intonazione sempre perfetta. Trascinante e carismatico, Gioeli si è rivelato anche abile nello sfruttare la voce di Alessandro Del Vecchio, che è stato in grado non solo di colorare i brani con il tocco delle sue tastiere, ma di supportare il leader con i suoi cori sempre presenti, che hanno fanno risparmiare ben più di qualche respiro all’imponente americano.
E se Marco Di Salvia è stato il solito carro armato di rimiche, e la Portalupi la più sinuosa e talentuosa groove maker che ci sia, chi davvero ci ha impressionato questa sera è stato il maestro Mario Percudani che, come su disco e ancora più in sede live, riesce con naturalezza a non far rimpiangere nessuno dei suoi predecessori, gettandosi in riff e assoli eccellenti e sempre stra carichi di tocco e sentimento. Da brivido.
E allora via, con la nuova Place To Call Home messa in apertura, e la più antica Takin’ Me Down a seguire, tra i primi tripudi del pubblico. La leggendaria Dr. Love scioglie definitivamente la gente, ormai persa in canti e movimenti di capo a non finire, con Take A Chance e Where Will We Go From Here che danno poi ancora un occhio al recente storico della band, assieme alla toccante ballad Page Of Your Life, che per prima riesce a fare scendere qualche lacrimuccia tra gli spettatori.
Life’s A Bitch e la intensa ballad In The Hands Of Time ci riportano agli albori del gruppo, e vengono accolte con estasi dalla gente al pari della nuova Love Is Gonna Take You Home, che vede Gioeli duettare con Del Vecchio in un lento melodico da paura. Everything, dedicata al co-autore Eddie Money recentemente scomparso, lascia infine spazio alla mitica Hot Cherie, con il bis-non-bis affidato a Fever Dreams e Rhythm From A Red Car, che chiudono l’ennesimo concerto perfetto di una band tra le più in forma del nostro panorama musicale.
Sono di parte, lo so. Ma il mio aggettivo per Gioeli e soci è: inimitabili. Ci siamo divertiti un mondo. Applausi quindi agli organizzatori, e ai due gruppi, che si sono lasciati andare a lunghe sessioni di foto e autografi con i fans fino a tarda ora. Così si fa, clap clap!!
SETLIST
1. Place To Call Home
2. Takin’ Me Down
3. Dr. Love
4. Take A Chance
5. Where Will We Go From Here
6. Page Of Your Life
7. Life’s A Bitch
8. In The Hands Of Time
9. Love Is Gonna Take You Home
10. Everything
11. Hot Cherie
12. Fever Dreams
13. Rhythm From A Red Car
GALLERIA FOTOGRAFICA
20 Agosto 2019 2 Commenti Denis Abello
Tutte le foto del Mitico ed Unico Frontiers Rock Festival, festival organizzato dalla Frontiers Music, giunto ormai alla sua VI edizione e che si è tenuto nei giorni del 27 e 28 aprile al Live Music Club di Trezzo sull’Adda (MI).
— 27 Aprile —
CREYE
foto di Francesca Cipriani
AIRRACE
foto di Monica Manghi
foto di Francesca Cipriani
JEFF SCOTT SOTO
foto di Monica Manghi
foto di Francesca Cipriani
TEN
foto di Monica Manghi
foto di Francesca Cipriani
HARDLINE
foto di Monica Manghi
foto di Francesca Cipriani
THE DEFIANTS
foto di Monica Manghi
foto di Francesca Cipriani
ALAN PARSONS
foto di Monica Manghi
foto di Francesca Cipriani
— 28 Aprile —
KING COMPANY
foto di Monica Manghi
LEVERAGE
foto di Monica Manghi
FORTUNE
foto di Monica Manghi
KEEL
foto di Monica Manghi
BURNING RAIN
foto di Monica Manghi
W.E.T.
foto di Monica Manghi
STEVE AUGERI
foto di Monica Manghi