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16 Maggio 2019 3 Commenti Iacopo Mezzano
Vi racconterò una storia. C’era una volta, in un tempo non troppo lontano, un giovane pipistrello che, appena svegliatosi dal suo lungo sonno diurno, si era affacciato dalla sua grotta, pronto per spiccare il volo nel già tenue rossore del tramonto. Mentre stava aprendo le sue nere ali vide davanti a se un gheppio, che stava facendo le sue ultime acrobazie nel cielo prima di tornare a casa dopo una lunga giornata in giro per la campagna. Preso da curiosità, lo chiamò: “Gheppio, gheppio, vieni qui!!”. “Dimmi pipistrello!” – gli rispose quello, raggiungendolo nell’ombra – “che vuoi da me?”. “Sapere della luce del sole, dei colori del giorno, dei suoni dei bambini che giocano dopo la scuola.. Sai, vi scruto spesso la sera, voi uccelli diurni, mentre gridate la vostra felicità agli ultimi raggi del sole. Ma io non ho mai visto un mezzogiorno, i miei occhi sono delicati, non potrebbero resistere, e se lo facessi rischierei di diventare persino cieco! Guardo spesso la luna, sì, e sogno una vita al di là del buio.. Ma è diverso! Dai, ti prego, dimmi come è!”
Il gheppio sorrise, prese per l’ala il pipistrello e gli disse: “Seguimi!”. I due volarono nel tramonto, lungo fiumi, prati e colline. Quando ormai era notte giunsero in città. Lì, si fermarono vicini a un parco: “Vedi quel piccolo edificio laggiù?”, disse il gheppio. “Sì, certo!”, esclamò l’amico mentre masticava gli ultimi bocconi di una zanzara. “Bene. Ora tu entraci! C’è una presa d’aria aperta da cui puoi passare, arriva fino in fondo al tubo metallico e fermati lì. Pipistrello, là troverai i colori che cerchi, e i suoni che sogni da tempo. Non ti preoccupare degli umani, sono innoqui, e non aver paura dei forti suoni. Tu stai li buono, resta nascosto, osserva e ascolta. E avrai tutte le tue risposte!”.
Si dice che quel giorno il pipistrello comprese la bellezza della luce, sentì tutti i suoni che andava cercando, provò sulla sua pelle il calore del sole, e non divenne cieco (ma un po’ miope sì!). Si racconta che quel giorno magico fosse il 12 maggio 2019, e che l’edificio indicatogli dal gheppio fosse il Legend Club di Milano. Pare che sul palco stessero suonando degli umani chiamati Dare..
Ora, sta a voi credere a questa storia che, come tutte le leggende, nasconde qualche verità dietro a una buona dose di fantasia. Però sappiate che il pipistrello io l’ho incontrato, e mi ha detto che…
Dopo 17 lunghi anni di assenza dal nostro Paese, i Dare dell’ex Thin Lizzy Darren Wharton hanno finalmente rimesso piede in Italia con l’ultima data del loro tour europeo, celebrativo dell’anniversario del loro storico album di debutto Out of the Silence. Un evento esclusivo, atteso da centinaia di fans fin dalle prime ore della serata, ovvero dall’esibizione delle due band di spalla, gli italianissimi Even Flow e i tedeschi High Tide.
I primi, che vantavano tra le fila Marco Pastorino (voce) e Luca Negro (basso) dei conosciuti metallers italiani Temperance, hanno proposto una trentina di minuti di un prog metal con influenze hard rock di ottima fattura, che ha permesso al bravo cantante di mostrare tutta la sua estensione vocale tra rallentamenti atmosferici e sfuriate di energia, evidenziate dal potente groove di fondo creato dalla sezione ritmica, e dagli ottimi riff di chitarra. Uno show deciso e dal ritmo sostenuto, che ha aperto la serata con qualità, sfruttando un bel gusto musicale moderno, e uno stile di fatto totalmente differente rispetto a quello dei secondi musicisti on stage, i tedeschi High Tide, che si sono mostrati ben più dediti a un hard rock dal sound classico, meno originale, un po’ bluesy, e decisamente di revival anni ’70s. Led Zeppelin, Deep Purple, Gary Moore, The Doors, Great White, Rival Sons, sono solo alcuni dei gruppi storici da cui questi ragazzi di Heilbronn hanno preso – in modo più o meno evidente – spunto, ma la buona tenuta del palco degli stessi, il carisma del cantante e del chitarrista, e il bello stile del batterista sono stati gli elementi che in fin dei conti ce li ha fatti amare, al di là delle suddette evidenti derivazioni di sound. Per un’oretta di spettacolo comunque di livello, e di giusta attitudine..
Poi le luci si sono spente, e sono entrati i Dare.
(respiro profondo)
Una delle migliori band che abbia visto live per ciò che concerne il nostro genere. Ok – direte – sei un superfan esaltato di Wharton e soci, sei di parte, lo sappiamo tutti.. E’ vero, anzi, verissimo! Tanto che la bandiera tricolore con scritto Nothing is Stronger than Dare che Darren ha esibito con fierezza a fine show, beh, gliel’ho lanciata io (..e chi altro se no!), ma vi sfido a nominarmi altre band capaci di esprimersi dal vivo in uno spettacolo così coinvolgente, fedele al sound in studio, maiuscolo per tecnica ed esecuzione.. tolti forse gli FM.
Tutti abbiamo visto un Vinny Burns che è stato un compasso, e che chiunque riconoscerebbe a occhi chiusi anche dopo sole due note di chitarra. Poi c’era Nigel Clutterbuck al basso che ad ogni tocco di corde tirava tra la gente un pezzo del suo cuore, Kevin Whitehead alla batteria che non faceva cose pazzesche, ma suonava da Dio, Marc Roberts alle tastiere che riproduceva nel dettaglio il ricco tappeto di suoni che è puro trademark del gruppo.. e Darren, va beh, Darren lui viene da un altro pianeta, e come canta calde e ricche di sentimento le note basse lui, al mondo nessuno… Punto.
La scaletta? Perfetta. Prima metà di spettacolo incentrata su Sacred Ground, l’ultimo album del gruppo. Quindi via di Home, traccia opener capace come poche di immergere il pubblico nel puro mood Dare fin dalle sue prime battute, e avanti con la ballad Until, dolcissima e intonata alla perfezione da un Wharton visibilmente commosso. La sostenuta Days of Summer (anticipata da un discorsetto sulla bellezza delle donne italiane) e la nuova ballad strappalacrime I’ll Hear You Pray lasciano spazio al singolo On My Own, pezzo che personalmente non adoro, ma che è sempre stato spinto dal gruppo (anche nelle radio) per la sua grande spensieratezza e spontaneità (e in effetti è impossibile non cantare il suo refrain). Di tutt’altra pasta il trio sentimentale che apre con l’ultima delle nuove, la eccellente Everytime We Say Goodbye, per arrivare al disco Beneath the Shining Water del 2004 attraverso le canzoni romantiche Sea Of Roses e When Darkness Ends, quest’ultima eseguita con un groove da antologia del genere AOR.
Si sà, il Darren Wharton musicista nasce grazie ai Thin Lizzy, e il tributo al loro genio non poteva essere fatto se non nelle note del classico Emerald, suonata in modo eccelso da un Vinny Burns sempre più sugli scudi. L’ultima ballad di questa sera, la title track Beneath The Shining Water, consegna il nostro spirito alle calme acque di un lago, ma la nostra carne resta a bordo palco per riempirsi nei muscoli di bollente sangue al grido di battaglia di Wings Of Fire e We Don’t Need A Reason, tratte dal capolavoro Blood From Stone. Da qui in poi sarà delirio, visto che la band sparerà negli amplificatori, una dietro l’altra, quattro tracce tratte dal debutto Out of the Silence, ovvero Abandon – Into The Fire – The Raindance – King Of Spades, quest’ultima ovviamente dedicata a Phil Lynott, maestro non solo di Darren, ma di tutti noi rocker nel mondo.
E’ una standing ovation. Non c’è più uno spettatore che riesca a star fermo, e quando la band rientra on stage per il bis, questo finisce per non prevedere soltanto un brano come nelle altre date del tour, ma bensì tre!! E’ il regalo dei Dare al popolo italiano, che da troppo tempo aspettava il loro ritorno: quindi, a sopresa, ecco la energica Storm Wind (ancora estratta dal rivalutato Beneath the Shining Water), a cui segue quello che per me è il capolavoro assoluto della discografia degli inglesi, ovvero il brano Silent Thunder, tratto da Belief del 2001. Esecuzione ancora una volta perfetta.
Con il cuore che non riesce più a smettere di battere all’impazzata, i Dare ci salutano a dovere con la canonica e celebrativa Return The Heart, prima di darci appuntamento allo stand del merchandising per una lunga sessione di foto e autografi con i fans, che trova il tempo per tutti quanti, nessuno escuso. Selfie, firme, abbracci, chiaccherate e battute, c’è tempo per tutto questo e molto di più (e per più di un’ora!), e sono certo che ogni singola persona giunta al locale potrà aver avuto il suo momento magico al fianco dei propri beniamini. Sono stati unici anche in questo.
Personalmente, per anni ho avuto un solo desiderio: vedere i Dare dal vivo, e in Italia . Dopo una attesa lunghissima, questo sogno si è avverato. Per la prima volta in vita mia ho faticato a trovare le parole per scrivere questo report. Ero ai cancelli alle 10 del mattino, ero li quando i ragazzi sono arrivati. Ho chiaccherato e scherzato con loro. Mi son fatto autografare anche l’anima, come dimostra la foto sotto. Poi ero in prima fila per loro, ho cantato con Darren (che mi ha pure passato il microfono per un ritornello), ho fatto air guitar con Vinny Burns. Ho lanciato loro la mia bandiera, sapendo ora che il motto che vi ho impresso dice la verità. Ho aspettato Darren fino a che non è risalito sul pulmino per tornare in albergo, e lui mi ha abbracciato e ringraziato: mi ha detto we will return. Poi ha chiuso il portone del van, e con gli altri se ne è andato.. e io sono rimasto lì, a toccare commosso il cielo, abbracciato a un amico pipistrello appena incontrato..
GALLERIA FOTOGRAFICA:
04 Febbraio 2019 0 Commenti Denis Abello
Di Luca Driol e Paolo Paganini – Foto di Paolo Paganini
SHIZAR LANE – Luca Driol
Con un po’ in ritardo sulla tabella di marcia, gli Shiraz Lane aprono questa sorta di piccolo festival dedicato all’hard-rock nordeuropeo e lo fanno nel migliore dei modi, sfoderando al meglio tutto l’armamentario sonoro a disposizione. Dopo un primo convincente album di hard-rock dai forti connotati sleaze, la band quest’anno ha pubblicato un eccellente come-back, Carnival Days, più curato, maturo e meno “selvaggio” del predecessore, proponendo in questa sede una scaletta incentrata su questo album, composta da brani incredibilmente riusciti quali la spigliata title-track e The Crown, durante i quali la band suona a mille, supportata da un frontman eccezionale come Hannes Kett, che balla, incita il pubblico e “vive” letteralmente le song della band, trovando anche il tempo di scendere dal palco per gigioneggiare tra il pubblico. Notevole anche la prova dei due chitarristi, Jani Laine (!) e Miki Kalske, ma lo show dei cinque finlandesi è stato perfetto sotto ogni punto di vista, sciorinando anche qualche brano dall’esordio, tra cui l’ottima Mental Slavery (brano già presente anche sull’ep d’esordio), dal piglio decisamente eighties e la ballata Same Ol’ Blues, che ci conducono alla fine del concerto che culmina con People Like Us, altro estratto dall’ultimo lavoro in studio.
Show pienamente riuscito per una band da tenere decisamente occhio!
Scaletta:
1. Carnival Days
2. The Crown
3. Tidal Wave
4. Mental Slavery
5. Same Ol’ Blues
6. Out There Somewhere
7. Harder To Breathe
8. People Like Us
ONE DESIRE – Luca Driol

Lo ammetto: personalmente ero qui principalmente per loro. Dopo essere stato ammaliato dall’ottimo esordio targato 2017, ero curioso di rivedere on stage gli One Desire, dopo la buona prova al Frontiers Festival IV, ma quest’oggi la band appare sottotono, soprattutto per quanto concerne la prova vocale del cantante e chitarrista, visibilmente in difficoltà per quasi tutto lo show. La dirompente Hurt è la song prescelta per aprire le danze, seguita dalle trascinanti Apologize e Turn Back Time, dove AOR e hard-rock vanno splendidamente a braccetto originando un mix a dir poco esaltante, anche se André Linman, se da un lato appare convincente sotto l’aspetto chitarristico, mostrando una certa abilità anche come solista, dall’altro inficia la prova on stage con una prestazione sottotono, mostrando una certa fatica a gestire il tutto. Le ballate This Is Where The Heartbreak Begins e Falling Apart mettono in mostra il lato più romantico del gruppo, la solarità di Whenever I’m Dreaming è un altro brano 100% à la One Desire, mentre l’incendiaria Buried Alive, praticamente un pezzo di puro metal, chiude il concerto. Oltre alla debole prestazione canora, un altro punto a sfavore degli svedesi è il taglio della scaletta (era prevista anche la pop-oriented Love Injection) e, dispiace doverlo ammettere, ma oggi l’anello debole della piccola kermesse bolognese, sono stati proprio gli One Desire.
Scaletta:
1. Hurt
2. Turn Back Time
3. Apologize
4. This Is Where The Heartbreak Begins
5. Falling Apart
6. Whenever I’m Dreaming
7. Buried Alive
H.E.A.T. – Paolo Paganini

Fa veramente freddo in questa serata di dicembre qui a Bologna e forse questo non dispiacerà alla band svedese abituata a temperature simili. Il Locomotive è un piccolo locale per concerti ma ben organizzato. Non manca nulla e l’atmosfera familiare contribuisce a rendere il tutto ancora più piacevole. Il pubblico non è certo numerosissimo, (forse saremo attorno alle 200-250 persone) ma chi è presente può dirsi un vero fan della band di Grönwall e Co. Si sentono accenti veneti, bresciani, toscani, insomma chi c’è si è fatto un bel po’ di strada. I ragazzi salgono sul palco alle 22.00 spaccate attaccando lo show con la dirompente Bastard Of Society seguita dalla trascinante Breaking The Silence. Un Eric non sempre preciso ma carico come una molla si esibisce in un doppio stage diving, salta come un indemoniato, fino a prodursi in un heandbanging infinito che terminerà soltanto quando si spegneranno definitivamente le luci. Insomma un vero animale da palcoscenico. Il pubblico risponde alla grande cantando e dimenandosi su ogni brano in scaletta. Tutto sembra filare via liscio ma al termine di Downtown ecco che succede il patatrac. Tutto il palco si spegne lasciando i ragazzi senza strumenti. Eric non si prede d’animo e una vota imbracciata la chitarra inizia un set acustico composto da Tearing Down The Walls, dalle cover di Living On A Prayer e 18 And Life, eseguendo il tutto in mezzo alla folla come se fosse la cosa più normale del mondo. Il pubblico lo adora definitivamente e al “moicano” va sinceramente riconosciuta una grossa dose di generosità. Finalmente i tecnici riescono a sistemare le cose permettendo al concerto di riprendere. Da qui in avanti anche i suoni migliorano e la band appare ancora più a proprio agio. Uno dopo l’altro si susseguono brani orami diventati dei classici nel loro repertorio: In and Out of Trouble, It’s All About Tonight, Living on the Run, fino ad arrivare a Beg Beg Beg caricano ancora di più i presenti regalandoci un Dalone in forma smagliante. Laughing At Tomorrow è una piccola parentesi acustica necessaria per rifiatare in attesa del rush finale di cui Mannequin Show e A Shot At Redemption risultano gli episodi più riusciti. Quest’ultima in particolare ci riserva un siparietto davvero divertente con Eric che porta sul palco un giovanissimo fan che senza alcun timore, come una consumata rockstar si prenderà tutta l’attenzione del pubblico. Una serata veramente piacevole e divertente che ci ha consegnato una band compatta con tanta voglia di suonare e di far divertire la gente per il puro piacere di farlo. Spero che i ragazzi tornino ancora a trovarci e se volete un consiglio non perdetevi il loro prossimo spettacolo.
Scaletta:
1. Bastard of Society
2. Breaking the Silence
3. Danger Road
4. Emergency
5. Shit City
6. Downtown
Intermezzo acustico:
7. Tearing Down the Walls
8. Livin’ on a Prayer (Bon Jovi cover)
9. 18 and Life (Skid Row cover)
Ripresa:
10. In and Out of Trouble
11. It’s All About Tonight
12. Living on the Run
13. Beg Beg Beg
14. Laughing at Tomorrow (acoustic version)
15. Redefined
16. There for You
17. Mannequin Show
18. Tearing Down the Walls
Bis:
19. A Shot At Redemption
11 Dicembre 2018 0 Commenti Iacopo Mezzano
E’ una serata incredibilmente mite e poco piovosa quella che accompagna i Def Leppard nella loro prima data nel Regno Unito con il tour celebrativo dell’anniversario dell’album Hysteria.
La stessa tourneè, che tra sette mesi esatti passerà anche in Italia (con una data al Mediolanum Forum di Milano il 19 giugno 2019 con a supporto i Whitesnake), ha ora come special guest i giganteschi Cheap Trick, anche loro pronti e agguerriti per mettere a ferro e fuoco la magnifica 3Arena di Dublino (uno stadio della musica modernissimo che così in Italia ce lo scordiamo, per bellezza estetica, acustica, pulizia e tutto. Questa è una doverosa premessa.).
Arrivati in volo nella City nelle prime ore del pomeriggio, e giunti al cancello con le pance piene di irish stew (uno dei piatti più famosi della cucina irlandese) e della rinomata Guinness, rimaniamo letteralmente a bocca aperta di fronte alla bellezza del titanico palco, gigantesco e colorato da quell’immenso schermo di sfondo che farà da padrone nelle coreografie dei gruppi. Prendiamo posizione in platea alle 18 e 30 ora locale, e attendiamo lì l’inizio dello show.
Puntuali come se fossero svizzeri, i Cheap Trick salgono on stage prestissimo (altra cosa inimmaginabile in Italia, il concerto inizia alle 19:30 e chiude alle 22:40!! Ed era sabato!!!) sulle note del loro successo Hello There, che ci presenta subito un Robin Zander eterno evergreen per voce e carisma al pari del suo socio storico Rick Nielsen alla chitarra, sempre pronto a strabigliare il pubblico con le sue chitarre pazzesche per forme e geometrie. Regge botta eccome anche Tom Petersson al basso, affiancato da un Daxx Nielsen alla batteria che dal 2010 ad oggi è pefettamente entrato in simbiosi con il gruppo, quasi ne fosse anche lui un membro fondatore. You Got It Going On è il secondo ottimo brano scelto per la scaletta, prima della divertentissima cover di California Man (dei The Move) e di If You Want My Love, questa cantata da gran parte di una platea fino ad ora attonita.
She’s Tight e Ain’t That a Shame (cover dei Fats Domino) portano avanti lo show prima dell’avvento della super power ballad The Flame, eseguita alla perfezione di fronte a una platea ora veramente partecipe e commossa. Chiudono un concerto pazzesco (purtroppo durato soli 45 minuti) le hit I Want You to Want Me, Dream Police e l’inno rock Surrender, che ci ricordano in un solo colpo l’enorme importanza storica di questi musicsiti. Oggi spesso da tutti un po’ troppo dimenticati.
Parte il countdown (con un mega schermo calato a ‘mo di tenda sul fronte del palco) ed è la canzone Women a dare il via al tripudio targato Def Leppard. Di fronte a uno show coloratissimo, con i maxischermi densi di immagini e tonalità frizzanti, Joe Elliott mette in mostra doti canore ancora sopra la media, unite a una capacità comunicativa che solo i grandi big della nostra musica sanno avere, il tutto senza sfruttare mai lunghi monologhi o siparietti dialogati, ma dando soltanto fiato alla sua ugola d’oro. Il brano successivo Rocket punta ancora i riflettori sul singer, mentre i sui quattro storici accompagnatori regalano cori eccellenti (qualche uso di base qui è giustamente consentito) mentre si muovono on stage con naturalezza, pavoneggiandosi in modo disinibito di fronte alle telecamere che trasmettono in presa diretta le loro mosse rock. Phil Collen alla chitarra è la vera rivelazione della serata con i suoi assoli magici, che fanno impazzire la platea, mentre Vivian Campbell lo accompanga e duetta con lui mostrandosi sempre capace e (fortunatamente) in ottima forma fisica. Le due asce trovano poi in un solidissimo Rick Savage al basso e nell’eroico Rick Allen alla batteria il perfetto coronamento dei loro sforzi esecutivi, con una sezione ritmica enorme che esplode di energia tra le note di una Animal che manda in estasi l’intera arena.
Love Bites è un altro acuto niente male, ma è con Pour Some Sugar on Me e Armageddon It che la fase Hysteria del concerto ha il suo massimo apice emozionale, mentre le pure belle Gods of War e Don’t Shoot Shotgun si fanno più che altro notare per la belle immagini di sfondo sui maxischermi, che ricordano anche e in più di una occasione il sempre compianto Steve Clark. Una prova eccellente del gruppo su Run Riot ci porta alle note entusiasmenti della title track Hysteria, con la parte celebrativa del concerto che si chiude con Excitable e Love and Affection, entrambe perfettamente suonate.
E’ qui che Joe Elliott annuncia la fine di Hysteria e l’inizio del bis in stile best of del concerto, che ha avvio con la cover dei The Sweet del brano Action per presentare poi la bellissima ballad When Love and Hate Collide, anche questa dotata di una resa live da brividi. E poi, beh, c’è una sola band hard rock al mondo che può chiudere uno show così gigante con tre hit così atomiche, e sono proprio i Leppard. Let’s Get Rocked – Rock of Ages – Photograph sono il terzetto atomico conclusivo di un concerto che è stato molto più che una celebrazione, ma un tuffo nel vintage più ’80s della storia della musica che amiamo. E ragazzi, mi toccherà tornare a rivederli anche a Milano..
03 Dicembre 2018 0 Commenti Max Giorgi
Stoccolma è una metropoli operosa ma ordinata. Efficente come solo i paesi scandinavi sanno esserlo. La gente è sorridente e rilassata. Insomma, un posto piacevole per passare qualche giorno di vacanza. Cosa ci sarebbe di meglio che associare la vacanza ad un bel Festival? Ed ecco che la Frontiers esaudisce questo mio desiderio, organizzando il primo FRONTIERS ROCK FESTIVAL SWEDEN!
Una giornata di musica con un bill decisamente interessante formato da tutte band scandinave. La location è il FRYSHUSET KLUBBEN, non molto capiente ma ospitale. All’ingresso ci sono le stesse facce serene e sorridenti che ho trovato in giro per l’europa (da Milano a Malmo passando per Barcellona). Ecco la prima caratteristica di questi festival! La gente! Il bel popolo del melodic rock che riesce a trasformare ogni evento della nostra amata musica in una festa. Ed oggi siamo anche in tanti italiani!!! Ricapitolando: bella gente, la sala è gremita, la birra è buona………..non ci resta che goderci lo show!!!!!!
continua
28 Maggio 2018 14 Commenti Denis Abello
Live report a cura di Denis Abello, Iacopo Mezzano, Lorenzo Pietra, Davide Arecco, Lorenzo Mandirola (per MelodicMetal.it)
Foto report a cura di Monica Manghi per i giorni 1 e 2 con l’aggiunta di Francesca Cipriano per il giorno 1
Quinta edizione dell’ormai “storico” Festival della label italiana Frontiers Music. Come sempre il Festival mantiene ogni sua promessa di grandi performance, e forse mai come quest’anno i “cali” da questo punto di vista sono stati veramente irrisori, una valangata di emozioni e sempre più ormai è diventato una sorta di “raduno” nazionale per i fans di questa musica… purtroppo anche i lati negativi mostrano tutto il loro lato scuro, con ancora una volta gli stranieri a salvare i “conti” del Festival e forse a regalare la speranza di una ulteriore edizione!
01 Maggio 2018 3 Commenti Iacopo Mezzano
Dovete sapere che noi redattori musicali italiani ci odiamo così tanto tra di noi da accordarci già il giorno seguente la quinta edizione del Frontiers Rock Festival per andare a vedere assieme un ulteriore concerto: quello dell’ex White Lion Mike Tramp, ritornato dopo tanti anni di assenza in Italia con la sua Band of Brothers in quel del – piccolo ma sempre accogliente – Legend Club di Milano.
Fabrizio Tasso di Rock Rebel Magazine (cliccate qui a fianco per leggere il suo report) ed il sottoscritto, dopo un’intera giornata passata assieme a chiaccherare di musica su e giù per le vie di Milano, ci siamo posizionati proprio sotto l’asta del microfono del frontman danese in (un po’ assonnata) attesa di uno show che entrambi ci aspettavamo niente più che di buon livello.
Ci sbagliavamo, e di tanto.
continua
16 Aprile 2018 0 Commenti Iacopo Mezzano
Dopo diversi anni di assenza, venerdì 13 aprile 2018 i leggendari Magnum hanno fatto il loro ritorno sul territorio italiano con una data unica Nazionale al Legend Club di Milano, locale per l’occasione gremito di gente venuta un po’ da tutte le parti d’Italia, e non solo (ben oltre i 250 gli spettatori totali paganti).
In Tour per pubblicizzare il loro ultimo album Lost on the Road to Eternity uscito a gennaio, i Magnum incentrano su questo disco gran parte della loro scaletta, suonando ben quattro pezzi nuovi sui quindici brani totali presenti in setlist. Il gruppo, venuto in Italia privo di supporter, inizia il suo spettacolo puntuale alle 21 e per un’ora e mezza abbondante delizia la platea italiana con una delle migliori esibizioni mai viste nel locale milanese, specie per i suoni, davvero perfettamente tarati. Bob Catley, dall’alto dei suoi 71 anni di età, non ha perso una virgola del suo carisma e della sua padronanza assoluta del palco e, nonostante la sua voce non sia più potente e precisa come un tempo, il suoc antato rimane tecnicamente di indubbia qualità, in palla dall’inizio alla conclusione dello show. Al suo fianco il fedele Tony Clarkin appare anche lui in grande spolvero, con la sua chitarra a lungo protagonista delle bellissime trame melodiche dei pezzi proposti e la sua perizia esecutiva a mostrarsi in ogni assolo o passaggio di fino. E’ bravissimo e molto presente sul palco anche il bassista Al Barrow, che ha alle spalle l’altrettanto bravo Rick Benton alle tastiere (degno sostituto del dimissionario Mark Stanway) e il precisissimo batterista Lee Morris, ultimo innesto di una formazione dimostratasi davvero coesa e di alto spessore tecnico non solo su disco ma anche dal vivo.
Al via con la bella When We Were Younger (tratta dal disco Princess Alice and the Broken Arrow), il concerto si concentra inizialmente sui pezzi recenti del gruppo. Ecco allora suonate in rapida sequenza le tracce Sacred Blood “Divine” Lies, Lost on the Road to Eternity, Crazy Old Mothers, Without Love, Your Dreams Won’t Die e Peaches and Cream, tutte estratte dagli ultimi due (bei) dischi della band e perfettamente riproposte dal vivo dalla formazione che, per i suoi quattro quinti, le ha composte. Anche per questo, si mettono qui in particolare luce proprio i nuovi componenti Al Barrow, Lee Morris e Rick Benton, davvero sciolti e particolarmente partecipi alla esecuzione di questi brani, tra cori, ottimi passaggi melodici, e tanta – tantissima – energia sprigionata dalle casse acustiche del palco.
Con la seconda metà dello show si entra però nel territorio storico dei Magnum e il valore dello spettacolo non può che avere una netta impennata. How Far Jerusalem e Les Morts Dansant, suonate una dietro l’altra, mandano in estasi il pubblico, mentre Bob Catley e Tony Clarkin ricostruiscono nota dopo nota i mattoni che hanno portato al successo internazionale questo gruppo inglese. L’esecuzione di Show Me Your Hands è ancora da brividi, al pari di quella di All England’s Eyes e Vigilante, con la sensazionale Don’t Wake the Lion (Too Old to Die Young) (che atmosfera, che tensione esecutiva!) a chiudere lo spettacolo prima del duplice bis. Le tracce scelte per la chiusura? La magica The Spirit e When the World Comes Down, commiato da lacrime per un concerto di altissmo spessore, che difficilmente verrà dimenticato dai suoi spettatori.
Questa titanica band ci saluta, sul palco e nel backstage, con la promessa di tornare presto nel nostro Paese, questa volta con due date. Noi ci fidiamo, e già iniziamo il countdown prima dell’ufficialità di questo annuncio. Perchè di concerti così, beh, ne avremmo bisogno ogni anno qui in Italia!
Setlist:
When We Were Younger
Sacred Blood “Divine” Lies
Lost on the Road to Eternity
Crazy Old Mothers
Without Love
Your Dreams Won’t Die
Peaches and Cream
How Far Jerusalem
Les Morts Dansant
Show Me Your Hands
All England’s Eyes
Vigilante
Don’t Wake the Lion (Too Old to Die Young)
The Spirit
When the World Comes Down
29 Marzo 2018 15 Commenti Denis Abello
testo a cura di Denis Abello
fotografie a cura di Barbara Fusari (http://www.barbarafusari.com/)
Non è così difficile trovare le parole per descrivere cos’è stata la serata del 24 Febbraio del 2018 in quel di Rovellasca (CO) nell’ottima location del Dedolor Music Headquarters… perchè semplicemente è stata una “Scommessa Vinta” ed un bel Successo!
A Melodic Rock Night 2 infatti è stato un bel successo che, oltre le più rosee aspettative, ha bissato quanto già di buono si era visto con la prima edizione. Diciamocelo, siamo stati bravi! 😉
Serata organizzata da noi di MelodicRock.it in collaborazione con due giovanissime realtà italiane, Burning Minds Music Group (che riunisce le etichette Street Symphonies, Art of Melody Music, Logic IlLogic e Snakeout Records) e RockTemple.it (il primo mailorder italiano dedicato al rock a 360°). Oltre a questi due partner di eccellenza che ci hanno permesso di mettere in piedi la serata un grande ringraziamento va all’Artista Italiano Pierpaolo “Zorro” Monti (Shining Line, Charming Grace, Raintimes, Room Experience, Lionville) per averci supportato in prima persona per l’organizzazione e la logistica di tutto l’evento… impareggiabile e unico come sempre! Senza il suo apporto nulla sarebbe stato possibile!
Avverto già che, essendo particolarmente (e personalmente) coinvolto in questo Evento, non me la sento e non avrebbe senso propinarvi un classico “live report”… sappiate solo che ad ognuna delle persone che si sono presentate alle porte del Dedolor, e anche a chi avrebbe voluto ma non ha potuto, vanno i miei più sinceri ringraziamenti. Ringraziamenti che devo girare inoltre a tutte le persone che in un modo o nell’altro si sono prodigate per la riuscita di questa “scommessa”.
Già, perchè di una scommessa si è trattata… portare su un palco Italiano un evento che vedeva in primissimo piano praticamente solo band Italiane (a parte Michael Kratz… che però a fine serata era più Italiano di noi! 😀 ) che andavano dall’AOR/Westcoast al Melodic / Hard Rock poteva essere un bell’azzardo… ma grazie al supporto di tante persone è stata una scommessa assolutamente vinta!
I ricordi personali che ho sono quindi quelli di una gran bella serata di Festa… di una marea di amici da salutare ed abbracciare… di una “scommessa nella scommessa” con una prima parte acustica (idea del Mitico Zorro!) con tre band (Soul Seller, Wheels OF Fire e Hungryheart) che hanno letteralmente incantato… il tocco internazionale dato da un gentilissimo e bravissimo Michael Kratz (grazie alla Burning Minds che ci ha permesso di averlo con noi), supportato da un chitarrista (ma anche produttore, batterista ecc. ecc.) monumentale come Kasper Viinberg e da una delle nostre eccellenze italiane come i Mindfeels (che hanno anche presentato alcuni loro brani)… la chiusura a base di adrenalinica energia di una band eccezionale come i Danger Zone… e poi ancora gli Artisti giù dal palco (e questa è una cosa che mi riempie sempre il cuore) a supportare l’evento (Airbound, Gianluca Firmo, Stefano Viana, State of Grace, Joe Sixx dei Motley Gang… e la sempre splendida “Artista degli Artwork” Antonella “Aeglos Art” Astori)… in ultimo il ricordo del piacere personale (e nuovamente ti devo un favore) nel vedere la sempre splendida La Mary Ferranti di SpazioRock.it presente alla serata anche senza accredito (volutamente non abbiamo dato nessun accredito… e anche noi organizzatori abbiamo pagato il biglietto… 😀 )…
Non mi dilungo oltre e vi lascio ai favolosi scatti realizzati dalla talentuosa Barbara Fusari che per l’occasione è stata la nostra fotografa “scheggia impazzita” ufficiale della serata (nel senso che l’ho vista arrampicarsi ovunque pur di fare “il giusto scatto”… professionalità “no limits”… 😉 )…
… e se vi siete persi questa strepitosa edizione… beh, speriamo di vedervi alla prossima!
FOTO REPORT (a cura di Barbara Fusari – http://www.barbarafusari.com/)
SOUL SELLER
(Eric Concas – voce, Dave Zublena – chitarra ritmica e cori, Cris Audisio – chitarra e cori, Andrea Costamagna – basso, Italo Graziana – batteria e cori, Simone Morandotti- tastiere)
website – facebook
WHEELS OF FIRE
(Davide “Dave Rox” Barbieri – voce, Stefano Zeni – chitarra ritmica e principale, Marcello Suzzani – basso, Fabrizio Uccellini – batteria, Andrea Vergori – tastiere)
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HUNGRYHEART
(Josh Zighetti – voce, Mario Percudani – chitarre, Stefano “Skool” Scola – basso, Paolo Botteschi – batteria)
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MICHAEL KRATZ feat. MINDFEELS
(Michael Kratz – voce, Kasper Viinberg – chitarra, Davide Gilardino – voce e cori, Luca Carlomagno – chitarra, Roberto Barazzotto – basso, Italo Graziana – batteria e cori)
Michael Kratz: website – facebook / Mindfeels: website – facebook
DANGER ZONE
(Roberto Priori – chitarra, Giacomo Gigantelli – voce, Paolo Palmieri – batteria, Matteo Minghetti – basso, Danilo Faggiolino – chitarra, Pier Mazzini – tastiere)
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Potete vedere anche il foto report della serata sulla Pagina Facebook ufficiale di MelodicRock.it andando a questo link:
https://www.facebook.com/pg/Melodicrock.it/photos/?tab=album&album_id=1794413313952683
29 Dicembre 2017 0 Commenti Denis Abello
I Soul Seller sul palco ormai lo sappiamo, sono una garanzia… per i Mindfeels il discorso è invece ben diverso, mai visti su un palco, ma con un album “stuzzicante” fresco fresco di pubblicazione (e di recensione, la trovate qui)… mettiamoci anche insieme il fatto di “sole” due orette di viaggio (il fatto di vivere “dove osano le aquile“, ovvero Cuneo, ha i suoi aspetti positivi, ma anche qualcuno negativo 😀 ) per arrivare in quel di Vigliano Biellese (al Ned Kelly Australian Pub)… e quindi va da se come la seratona era per noi di MelodicRock.it praticamente impossibile da perdere…
… e infatti noi ci siamo! Seconda volta al Ned Kelly, sempre bello il locale, una sorta di pub con un buon palco defilato in un lato. Non è un vero “live club” ma l’acustica è buona, il locale è bello, il fatto che sia un pub fa si che le donzelle non manchino (ma io sono sposato e non le guardo) e qui i Soul Seller sono di casa e sono amati dalla gente e si vede! 😉
26 Novembre 2017 0 Commenti Iacopo Mezzano
Il 22 novembre 2017, dopo tre anni di assenza dalla nostra Nazione, la cantautrice canadese Billy ‘The Kid’ Pettinger è ritornata in Italia per due date acustiche, di cui una al Blue Rose Club di Bresso (MI).
Prima di iniziare il racconto dell’evento svoltosi al Blue Rose Club di Bresso (MI), e che ha avuto come supporto due valide realtà musicali italiane come quella dei Menagramo e di Hellspite, un breve aggiornamento sulla carriera di Billy. Ricorderete come, ai tempi della nostra intervista (giugno 2016, https://www.melodicrock.it/2016/06/billy-pettinger-billy-the-kid-intervista/), questa ragazza fosse in procinto di ricominciare da zero la sua vita, artistica e non, dopo un periodo davvero difficile.
Bene, oggi Billy mi ha raccontato di come piano piano le cose si stiano anche per lei finalmente aggiustando. Ora ha un lavoro fisso come insegnante di musica per bambini in una scuola privata, con sessanta e più ragazzi che le stanno regalando tantissime soddisfazioni e tante gioie. Ha un cane, il simpaticcissimo Pizza, che le regala tanto amore e affetto, e la sua immancabile compagnia. Ma soprattutto ha dei fans calorosissimi che l’hanno aiutata nei momenti più bui, permettendole anche di realizzare – attraverso una campagna di raccolta fondi – uno studio di registrazione domestico.
Insomma, ho avuto il piacere e il sollievo di conoscere una donna forte e combattiva, ma soprattutto finalmente serena. Il che è la più grande rassicurazione che ogni suo supporter possa avere.
Quindi, bando alle ciance, e largo ora alla musica..
continua