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16 Maggio 2026 Comment Giulio Burato
genere: SLEAZE
anno: 2026
etichetta: Frontiers
Tracklist:
1. Colorvision
2. The Warriors
3. Wicked Temptations
4. Metalmorphosis
5. Beat Of My Heart
6. Pursuit Of The Jenny Haniver
7. The Other Side
8. Running To My Death
9. Plague Of Steel
10. Silvermalen
Formazione:
John Elliot – Vocals
Samuel Samael – Drums
Ludwig Nordlander – Guitars
Asser Hakala – Guitars
Lucky – Bass
Tra i cardini di una nuova uscita discografica c’è sicuramente l’artwork, ossia ciò che scaturisce alla vista di un fan la copertina di una relaese nuova di zecca, oltre al titolo che la indentifica. Ed è proprio questo connubio che è palesemente rappresentato in “Metalmorphosis”, laddove il bruco Confess si trasforma in una farfalla metallica (copertina), sia agli occhi sia musicalmente, passando o trapassando da un sleaze rock ad uno sleaze metal ricco di riff pesanti e ritornelli potenti.
L’album è stato mixato e masterizzato da Erik Mårtensson (Eclipse) ed esce per Frontiers Music il 15 maggio, e la band, recentemente apparsa all’ottavo Frontiers Festival, si compone del frontman John Elliot (ex Crashdiet), Samuel Samael alla batteria, mentre Ludwig Nordlander e Asser Hakala intrecciano le chitarre con riff travolgenti e assoli virtuosi; al basso Lucky.
Suona molto Hardcore Superstar il primo singolo “Wicked Temptations”, come anche “Plague of steel”, una chiara dichiarazione di intenti oltre ad essere il perfetto biglietto di visita per capire cosa ci attende all’interno di “Metalmorphosis”, ossia un sound muscoloso che lascia, di tanto in tanto, qualche spazio più melodico nel suo incedere, quest’ultimo degnamente raffigurato dalla ballad “Beat of my heart” che difetta di poca durata e dalla ottantiana “The other side”, un “ritorno al futuro” verso l’era d’oro del melodic rock abbinata ai recenti The Poodles.
Tornando a cavalcare le note più robuste, parto dal titolo raffigurativo de “The warriors”, una canzone che sembra rubata agli Skid Row di Sebastian Bach con un efficace intermezzo all’armonica, passando dalla carica insediata nella title track e in “Runing to my death” di Motorheadiana memoria.
Apro e chiudo il capitolo, menzionando l’iniziale “Colorvision”, una visione moderna e rivisitata Motley Crue in salsa svedese, e la conclusiva “Silvermalen”, la canzone più lunga in scaletta, che esce dallo schema compositivo inserendo cori oscuri e sfumature scandinave di power metal.
Nel complesso “Metalmorphosis” è un album (appunto) complesso che intacca diversi stili e generi musicali, rimpallando l’ascoltatore, visto il periodo, come una pallina in un campo degli internazionali d’italia. Buone le intenzioni sonore ma da amalgamare in una proposta, magari, meno eterogenea.
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