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25 Ottobre 2025 1 Commento Luca Gatti
genere: Hard Rock
anno: 2025
etichetta: Pride & Joy
Tracklist:
01. Top Of The World, 02. A Million Miles Away, 3. Face Down In The Dirt, 4. Paradise, 5. Got to Go, 6. The Right Kind Of Lovin’, 7. Turn The Page, 8. Heroes, 9. Revolution, 10. Givin’ It All
Formazione:
Helena Sommerdahl – Vocals, Mikael Danielsson – Guitars, Tony Lindh – Guitars, Hasse Hagman – Bass, Glenn Jonsson - Drums
Sarò sincero: per me, nel rock e soprattutto nell’hard n’ heavy, vige un po’ di patriarcato.
E ora che ho espresso questo concetto come un grazioso elefante entrato nella cristalleria e capace di spargere tonnellate di cocci, passiamo al disco.
Infatti, oggi ci accingiamo all’ascolto agli svedesi Civil Daze ed al loro album d’esordio ‘Once In A Blue Moon’, project sapientemente allestito come un robusto mobile Ikea dal veterano Mikael Danielsson e che vede alla voce la talentuosa Helena Sommerdahl.
Ad un primo giro di giostra è subito chiaro come il focus sia un melody rock tutto pasto per grandi e piccini, a qualche graffio old school l’ascoltatore è trasportato in una dimensione ariosa del cantato oserei ‘Musical’.
Ad un più attento riascolto emerge questa doppia anima strumentale e vocale dei Civil Daze ed è più la prima a farmi sentire a casa, i riff infatti hanno quell’odore di AcDc (Top of the world) e David Lee Roth ( Milion miles away); strofe e bridges parlano un fluente Whitesnake (Got to go, Paradise, Turn the Bridge); il punch è moderno e l’esperienza dei musicisti Ikea confeziona un bel prodotto fruibile e ben registrato, nessun genere non identificato proveniente dallo spazio vale precisare, è la sana e vecchia bustina di ketchup col suo agrodolce chimico che ti fa sentire a casa a qualunque latitudine.
La chitarra piace con la giusta eq per stuzzicarti il timpano, Mikael ed il buon Tony si incastrano con maestria (come un mobile Ikea!), sono una certezza sempre lì a fare il lavoro sporco (infatti ‘Face Down In The Dirt’), power chords e licks alla Chuck Berry nei soli come consiglia il medico, sezione ritmica bene in avanti e convincente, si timbra il cartellino sereni.
Le tracce vocali sono invece voli pindarici super melodici alla Journey, non che debba necessariamente essere un difetto nell’hard (vedi i Journey), non che debba necessariamente avere un senso tutto ciò che scrivo però in ogni composizione c’è sempre un particolare taglio pop-rock alla Cher che non disdegna sfumature soul, tutto è impiattato con guanti da forno e morbidezza, manca sempre un po’ di Grrrr ma, questi chorus ampi ed al profumo di donna sono forse la giusta leva per raggiungere un pubblico più ampio dello stempiato tatuato con la maglietta dei Motorhead (io): che sia forse il vero segreto di una big band?
Intonazione e buoni propositi nei vibrati mi ricordano tanto la moglie di Blackmore con quegli strani abiti presi in prestito da pub bavaresi, l’ho scritto si, sorry Richie.
La somma degli addendi da come risultato un buon hard rock melodico con le giuste marchette e le beneamate ispirazioni ma con un piglio tutto femminile della brava Helena tra un Aretha Franklin ed un Alice Cooper, la giusta via di mezzo senza la micidiale voce della prima ma nemmeno il mascara così sbavato del secondo.
Degne di nota a mio modesto parere le tracce ‘Face Down In The Dirt’ e ‘Revolution’ dove lo spirito rock blues sviscerato porta equilibrio e dimensione lasciando che il lato smooth della voce risalti in verve ed interpretazione.
In sintesi, un ascolto lo meritano eccome: questi svedesi sanno il fatto loro, e quel loro lato melodico potrebbe farvi sentire a casa… oppure come se foste seduti su una bustina di ketchup, decidete voi…
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