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Recensione Classico

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Classico

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Richard Marx – Richard Marx – Classico

17 Ottobre 2026 0 Commenti Iacopo Mezzano

genere: lite AOR
anno: 1987
etichetta: Manhattan Records
ristampe:

Tracklist:

01. Should've Known Better
02. Don't Mean Nothing
03. Endless Summer Nights
04. Lonely Heart
05. Hold on to the Nights
06. Have Mercy
07. Remember Manhattan
08. The Flame of Love
09. Rhythm of Life
10. Heaven Only Knows

Formazione:

Richard Marx - lead vocals, background vocals, keyboards, acoustic piano

Ospiti:

Prairie Prince, Tris Imboden, John Keane - drums
John Pierce, Patrick O'Hearn, Joe Chemay, Nathan East - bass
Mike Landau, Bruce Gaitsch, Joe Walsh - guitars
Tom Keane, Michael Omartian - piano, keyboards
Paulinho Da Costa, Alex Acuna - percussion
Rhett Lawrence - drums, keyboards
Dave Boruff - sax
Fee Waybill, Timothy B. Schmidt, Randy Meisner, Karyn White - background vocals

 

Erano i primi anni ’80 quando un allora diciassettenne Richard Marx seguì il consiglio di Lionel Richie (che ascoltò quasi per caso una sua canzone e gli disse: “non posso prometterti nulla, ma dovresti venire a Los Angeles”) e si trasferì nella grande metropoli per iniziare a lavorare nella fiorente scena musicale losangelina come corista e autore per altri musicisti. L’ambizione e la certezza delle proprie capacità spinsero presto Richard a contattare diverse etichette discografiche per coronare il suo sogno di diventare un musicista solista, fintanto che nel 1986 la Manhattan Records rispose positivamente e accettò di finanziare la realizzazione del suo debutto.

Richard Marx uscì così il 15 giugno 1987, e fu immediatamente un successo incredibile. I suoi quattro singoli e quattro video musicali entrarono tutti nella top 3 della Billboard Hot 100, tra cui Hold On to the Nights che fu il suo primo #1 di sempre. La traccia Don’t Mean Nothing salì alla vetta della Hot Mainstream Rock Tracks, e l’album toccò la posizione #8 della classifica Billboard, nella quale rimase per ben 86 settimane, raggiungendo la certificazione di triplo disco di platino.

Numeri pazzeschi, spinti in alto dall’innato talento vocale e musicale dell’autore, ma anche dall’ottimo lavoro in co-produzione di David Cole, che diede al disco dei suoni enormi, nitidi e avvolgenti, perfetti per una registrazione di questo tipo. Inoltre contribuì al successo anche la presenza di Joe Walsh degli Eagles alla chitarra in “Don’t Mean Nothing”, con Randy Meisner e Timothy B. Schmit ai cori nello stesso brano.

Ma andiamo alle canzoni. Should’ve Known Better è un brano d’apertura micidiale, immediatamente contagioso con la sua energia e le sue linee vocali, che esplodono in un ritornello decisamente orecchiabile, perfetto per la calda timbrica di Marx. Il battito vivace di batteria di Prairie Prince, che si inserisce ad accompagnare la sontuosa ed elegantissima chitarra di Michael Landau, suona come una marcia in più, al pari della già citata presenza dei componenti degli Eagles nella traccia Don’t Mean Nothing, scritta da Marx assieme a Bruce Gaitsch (qui alla chitarra ritmica), e canzone decisamente accattivante, che valse al cantante una meritata nomination ai Grammy Award per “Best Rock Vocal Performance – Solo”.

Il sax di Dave Boruff in apertura di Endless Summer Nights ci immerge immediatamente nelle atmosfere e nel clima nostalgico estivo del brano, ispirato da un viaggio alle Hawaii fatto da Marx con la futura moglie Cynthia Rhodes. E’ un pezzo delicato e romantico, cantato con grande feeling, che si abbina a una Lonely Heart un po’ più rockeggiante, memorabile per i suoi arrangiamenti spiccatamente anni’80 e per il suo sound pulito, colorato da un bel tappeto di tastiere e synth, oltre che per la eccellente prova canora di Richard.

Menzione a parte per Hold on to the Nights, la power ballad che tolse a Pour Some Sugar on Me dei Def Leppard la posizione #1 delle classifiche americane. Il piano di Marx, il suo ingresso vocale, la sua ariosità, l’estensione, gli echi delle chitarre di Landau, l’assolo che spinge verso l’esplosione elettrica finale, tutto è parte di un insieme perfetto, che fece la storia. Inimitabile e unica, da lacrime.

La bella Have Mercy apre la side B della registrazione con un bel groove e un bel sound energico, distinguendosi per il bel basso in primo piano e per le sue gustose coralità, che aggiungono ampiezza a una voce sempre potente, intonata e decisa. Un sound tipicamente USA arricchisce Remember Manhattan, canzone colorata e frizzante nella quale la voce di Richard duetta con ingressi di sax, chitarra e cori tutti di grande effetto, mentre il suono pulito ma elettrico delle chitarre di The Flame of Love ricorda quello di alcune serie poliziesche. E’ il brano che forse più di altri poteva essere scelto come quinto singolo promozionale, per come è in grado di mettere in luce tutte le qualità di questo artista all’interno di una canzone avvincente, catchy, a tratti persino raffinata.

Sul finale ci viene regalato un nuovo tuffo negli anni’80 e nel miglior lite AOR con la divertente Rhythm of Life, orchestrata, ricca di strumenti e di – ha! – ritmo, mentre tocca alla soffice Heaven Only Knows chiudere il disco vestendo i panni di una traccia atmosferica e notturna, ricca di echi e di melodia, perfetto commiato e acuto finale di una registrazione da antologia. E calare il sipario con sax e synth così in primo piano, beh, scusate ma anche questa non è cosa da poco. Che classe!

IN CONCLUSIONE

La difficoltà di scrivere di album come questi è che nonostante tu possa cercare il più possibile le parole adatte per descrivere cotanta magnificenza alla fine ti ritrovi sempre lì, a leggere e rileggere sentendo che manca e che mancherà sempre qualcosa.

Perché dischi come questo omonimo debutto di Richard Marx non possono essere raccontati, non possono essere tradotti in parole, ma vanno ascoltati più e più volte, con tempo, perché dalle orecchie entrino in noi, scivolando sotto la pelle, raggiungendo il cuore. Non è poetica, ma è magia!

© 2026, Iacopo Mezzano. All rights reserved.

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