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31 Ottobre 2026 3 Commenti Iacopo Mezzano
genere: AOR / Prog Rock
anno: 2026
etichetta: Frontiers Music
Tracklist:
01. The Traveller (Into The Light)
02. Change Of Heart
03. Arcadia
04. Is This The Life?
05. Tattoo Indigo (Part 1)
06. Tattoo Indigo (Part 2)
07. Tattoo Indigo (Part 3)
08. Life In The Sun
09. Hymn For The Fallen
10. Night And Day
11. Valencia (The Ghost Ship)
12. An Elegy
13. Chesapeake Bay (Featuring Steve Howe)
14. On A Winters Night
15. Echo Of You
16. Tattoo Indigo (Part 3) (featuring Mike Portnoy) (Bonus Track)
Formazione:
Geoff Downes – keyboards, backing vocals
Harry Whitley – lead vocals, bass
John Mitchell – guitar, backing vocals
Virgil Donati – drums
Ospiti:
Steve Howe - acoustic guitar (Chesapeake Bay)
Mike Portnoy - drums (Bonus Track)
Contatti:
https://originalasia.com/
https://www.instagram.com/asiatheband/
https://www.facebook.com/asiatheband/
https://x.com/originalasia
Era il 31 gennaio 2017 quando il mondo della musica piangeva la prematura scomparsa di John Wetton, una delle voci più iconiche del panorama rock internazionale. Intramontabile frontman degli Asia (nonché musicista solista e per artisti del calibro, tra i tanti altri, dei King Crimson e degli Uriah Heep), il musicista aveva lavorato fino all’ultima delle sue forze con l’amico e partner musicale Geoffrey Downes alla scrittura di nuovi brani, che sarebbero andati a comporre il seguito di Gravitas (2014).
Queste e altre canzoni le ritroviamo oggi, a quasi dieci anni di distanza da quella triste data, all’interno di Indigo, il nuovo album degli Asia in uscita per Frontiers Music il 6 novembre 2026. Un disco che unisce al suo interno passato, presente e futuro di questa formazione, in quanto da un lato vede lavorare assieme per l’ultima volta Wetton e Downes (le tracce Tattoo Indigo (parti 2 & 3) e Chesapeake Bay), e dall’altro è il primogenito del nuovo sodalizio con i nuovi componenti Virgil Donati, John Mitchell e Harry Whitley, con i quali Downes si era già da tempo unito con grande successo in fase live.
Mixato e masterizzato da John Mitchell, questo platter non sarebbe forse mai nato senza la quasi casuale scoperta del nuovo frontman Whitley, il cui timbro caldo, la cui dizione e il cui stile compositivo ricordano incredibilmente da vicino quelle del leggendario e compianto leader originale del gruppo. Anche per questo ascoltare queste nuove canzoni suona come un tocco di grazia per le orecchie dei fans, rapiti e ipnotizzati in una sorta di stato di déjà vu fortissimo che li spinge in più di una occasione a credere di essere realmente al cospetto della originaria e storica formazione degli Asia.
Le nostalgie così riaccese sono fortissime, e si muovono di pari passo con lo stupore dato dall’autenticità di quanto qui composto e suonato. In Indigo non c’è nessun plagio a se stessi, e nessun tributo forzato, ma una nuova, genuina e passionale registrazione che è un sincero inno di poeticità musicale, un lavoro autentico, puro, vivace, e 100% in stile Asia. La produzione è cristallina, il sound bombastico, e il sapore di classico risuona in ogni sfumatura in bilico tra rock melodico e progressive. La padronanza tecnica dei musicisti, e la solidità del songwriting tutto, sono sempre tangibili marce in più, e in più di una occasione vi ritroverete a tornare indietro, facendo magari interamente ripartire la riproduzione di un brano, per gustarne qualche dettaglio sonoro che vi era sfuggito.
Una vera magia, che ha il suo incipit con il singolo The Traveller (Into The Light), una canzone che ci immerge immediatamente nell’antico sound Asia dei primi anni’80. Il pezzo ha dalla sua un gusto melodico catchy e radiofonico molto marcato, che esplode in un refrain corale di immediato gusto, ricamato delle pregiate chitarre di Mitchell e da un lavoro di synth di Downes che è subito inimitabile e riconoscibilissimo. Ma è ancor più di rilievo Change Of Heart, una caratteristica mid-tempo dolce e romantica, colorata dalle emozioni pure della voce di Whitley che si muovono libere sul gigantesco tappeto sonoro di tastiere, e che rendono il pezzo un instant classic di questa registrazione per come sua muovere in noi una sincera commozione, risultando già perfetto da suonare in sede live.
Arcadia, secondo singolo estratto dall’album, è un viaggio nell’universo Asia condensato in poco meno di cinque minuti di canzone. Tra melodie eteree, coralità e arrangiamenti di fino, il brano si muove costantemente fuori e dentro di noi, colorando il nostro spirito di una genuina positività. Una luce che ben si sposa con le emozioni della seguente Is This The Life?, una traccia solida e che prosegue il cammino fondandosi su un tutt’uno compositivo enorme, che spicca per il suo bel drumming e per la sua accuratezza melodica, raggiungendo il suo apice nel ritornello, arioso e magnifico.
Largo poi alla suite progressive rock in tre parti Tattoo Indigo. La prima, uno strumentale e sensazionale gioco di note, mette in luce tutto il talento tecnico dei quattro componenti, mentre le seconde due frazioni suonano prima come una ballad classicheggiante, sognante e nostalgica, e poi come un saccente lavoro progressivo, cangiante, che chiude con una intensa parte cantata che spinge Whitley a chiamare, e quasi ad urlare, un testo che sembra rivolgersi direttamente al suo predecessore scomparso, che ricordiamo essere co-autore di queste melodie.
A calmare emozioni così prepotentemente sprigionate, ecco una Life In The Sun che, suonando come una nuova ricamata e soffusa mid-tempo, ci rilassa e coccola lo spirito. Come lei, Hymn For The Fallen si muove dapprima come una composizione toccante e leggiadra, e successivamente nei toni di un epico inno, da intonare forte per l’amore dei coraggiosi e degli infranti. Night And Day ha il sound più arioso, positivo ed elettrico dell’arte musicale degli Asia, mentre Valencia (The Ghost Ship) ha un tocco tutto suo, molto originale, e quasi jazzistico, che la rende veramente molto particolare e riuscita.
Si apre qui il finale del disco, che è un commiato a più parti dedicato direttamente a John Wetton. Ha il via con la breve malinconia di An Elegy che fa da apertura a Chesapeake Bay, l’ultimo delicato brano composto dal compianto frontman britannico, e che è qui arricchito dalla chitarra acustica del maestro Steve Howe. E’ una canzonetta commovente, sognante, densa di nostalgie, in una camminata senza meta, senza tempo, con la mente immersa nei luoghi amati, con la brezza a cullarci e la testa finalmente libera da preoccupazioni, ansie, dolori.
Poi On A Winters Night, che ha il gusto folk di una canzone invernale, notturna, scritta di fronte a un falò in una foresta, tra la quiete e il silenzio. La strofa tu sei sempre nel mio cuore, sempre, è per Wetton, e leggendo il testo di Echo Of You, terzo singolo del disco, è facile intuire quanto questo sia un ultimo grandioso tributo di Downes all’amico, prima che le note della bonus track Tattoo Indigo (Part 3), questa volta eseguita da Mike Portnoy alle pelli, calino il sipario su questa registrazione e, figuratamente, su tutti questi ricordi e tutte queste emozioni di una vita.
IN CONCLUSIONE
Come dice la nostra legenda dei voti: 100% sta per Eccellenza Totale! Disco destinato a diventare un classico.
Questo è in parole povere Indigo. Un futuro classico, un album sensazionale, di quelli che se leggi Asia allora ti aspetti ma non ti aspetti, che li sogni ma pensi razionalmente che non li riascolterai mai. Ma poi lo trovi negli scaffali, lo tocchi, lo ascolti, e piangi. Perché ora sai che i miracoli esistono, che c’è ancora speranza. Che la macchina del tempo qualche d’uno deve allora averla inventata, e che gli anni’80 devono essere stati solo venti anni fa, e non quarantasette (scritto in lettere fa ancora più impressione) come la realtà ci dice. Perché no, in altro modo tutto ciò non è possibile.
La magia. E allora grazie Geoffrey Downes, grazie Virgil Donati, John Mitchell e Harry Whitley. E grazie John Wetton per mostrarci sempre la via. E come chiusura sarà pop, sarà banale, forse stona con tutto ciò, ma nella testa adesso ho solo in mente la voce di Gineprio della GialappaShow che dice: io sono a posto così.
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