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Recensione

76/100

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Viper Queen – Munich City Nights – Recensione

25 Ottobre 2026 Comment Luca Gatti

genere: Hard Rock / Heavy Metal
anno: 2026
etichetta: Pride & Joy

Tracklist:

01. Undercover Lover
02. Dealing With Fire (2026 Version)
03. Munich City Nights
04. Locked Out
05. Surrender To The Bite
06. Call Of The Viper (2026 Version)
07. So Evil
08. Black Thunder (2026 Version)
09. Lifetime Rebel (2026 Version)

Formazione:

John Hall – vocals
Michael Wolf – guitars
Säsch Vegas – bass
Tommy Dee – drums
Jimmy Foxx – lead guitar

 

Amici di Melodic Rock, eccomi qui a presentarvi senza troppi giri di parole i Viper Queen, nome che da solo varrebbe anche la sufficienza, di quelli che ricordiamo essere personalissimi giudizi di noi scapestrati recensori.

Band di giovani rockers attivi dal 2019, con ispirazioni e chiari rimandi alla golden age degli anni ottanta che furono (il batterista si fa chiamare Tommy Dee, ok?).
Con il loro ultimo lavoro, Munich City Nights, qui sotto la lente, perdono quella sfacciataggine da ragazzini irriverenti, registrati dall’amico con la scheda audio, e abbracciano una produzione che li valorizza senza snaturarli: il focus del mix resta sempre sui medio-alti. “Undercover Lover” sancisce lo step in avanti, il glam è persistente ma l’attitudine più heavy metal li rende meno stucchevoli; segnalo la piacevole partenza in sgommata con divebomb di chitarra… ah.

Comparando l’album alle uscite precedenti, seppur ancora fresche e presenti sulle piattaforme digitali di ascolto, la vera novità che salta subito al timpano è il cambio di cantante al timone: la rotta del cantato vira coraggiosamente verso una piacevole delicatezza vocale, apparentemente atipica per il genere affrontato, un mood del cantato molto Cranberries; il contrasto strumentale in questa prima traccia è gradevole.

Procedendo nell’ascolto, la successiva “Dealing With Fire” conferma questa mia prima impressione: la voce perde i cattivi propositi della precedente impostazione vocale, più instradata su canoni graffianti del glam, e il cantato assume un taglio più “obliquo”, un vago e intimo malinconico introspettivo (supercazzola), giusto per dire che il nuovo approccio del cantato (o del cantante) punta più a interpretazione e melodia. I vibrati sanno essere delicati tra le chitarre high-gain, ricorda un po’ i The Darkness nelle ballad più soffuse: lo trovo in fin dei conti un bel contrasto con il graffio strumentale tipicamente Mötley Crüe/Ratt della band.

La successiva e omonima “Munich City Nights” è il personale inno d’amore alla loro città di appartenenza, sano patriottismo e roccheggianti aneddoti di vita notturna, che ragazzacci: un buon pezzo in linea con quanto già scritto. La sezione ritmica è precisa, con i giusti colori per non annoiare l’ascoltatore; non è la diffusione sonora più travolgente che io abbia mai ascoltato, sia chiaro, e la morbidezza del cantato quando si alzano i giri motore plafona un po’ il risultato. Sì a qualche timido acuto in falsetto, ma perché non mandare il ragazzo a lezione da Justin Hawkins?

“Locked Out” è una buona canzone, ariosa (air metal), con un buon riff di genere ed altrettanto ottimo arrangiamento, giusti spigoli e verve hard rock, c’è un po’ di Skid Row; anche qui forse sarebbe servita maggior ruvidezza vocale nei ritornelli (rileggendo ho letto “fornelli”): in fondo, generi a menù così piccanti richiedono la giusta dose di spezie.
“Surrender To The Bite” sono due minuti e dodici di traccia strumentale con ambizioni da soundtrack, uno spaghetti western ma con i crauti, interessante se fosse stata abbinata e/o sviluppata in una canzone vera; trova il tempo che trova, senza nemmeno fingersi l’intro della successiva “Call Of The Viper”, in cui i toni ritornano hard rock anni ’80, un filo ripetitivi.

“Call Of The Viper” è una di quelle track che mi appare con l’asterisco (2026 Version), come i prodotti surgelati: brano già proposto in passato in una versione precedente, che sia stato loro intento riproporlo con l’attuale lineup? Cambi di formazione a parte, riporto la mia onesta opinione: nei pezzi con vocazione più heavy la versione precedente, seppur ancora immatura sotto certi aspetti vocali, risultava a mio avviso più efficace, seppur poco originale e decisamente già sentita.

Le successive “So Evil” e “Black Thunder” a chiudere il cerchio sono canzoni solide e strumentalmente ben rifinite, classic metal ben suonato. L’ultima traccia a fare il fiocco all’album è “Lifetime Rebel”: canzone promossa al primo ascolto, avrebbe anche potuto essere il biglietto da visita dell’album, mix glam(our) e batteria speed, evidenti tracce di lattosio, frutta secca, Halloween e Judas Priest; come scrivo spesso, a chi se lo merita, non hai inventato nulla ma l’hai suonato bene.

Questa è la mia onesta opinione sui Viper Queen: band giovane e promettente che con questo ultimo lavoro, unito al cambio di cantante, dimostra nitidamente il suo potenziale. John Hall al microfono ha le carte in regola per farsi ricordare, e per certo il genere scelto non fa sconti e non ammette timidoni; mi auguro che questo ‘Munich City Nights’ sia l’inizio di un percorso artistico di crescita e non l’epilogo musicale, spetterà loro raccogliere gli auspici e confermarsi come rivelazione. “Last Of Our Kind” cantavano i The Darkness.

© 2026, Luca Gatti. All rights reserved.

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