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04 Settembre 2026 8 Commenti Yuri Picasso
genere: Hard Rock
anno: 2026
etichetta: Frontiers Records
Tracklist:
1. Let The Show Begin
2. Wasteland Warriors
3. Just Live Loud!
4. Left Outside Alone (ft. Seraina Telli)
5. Demon Of The Night
6. Legends Never Die
7. Lost Generation
8. When We Were Young
9. Another Day In The Universe
10. New Tattoo
11. High Above The Storm
12. Screaming Silence
13. Left Outside Alone (Solo Version) [bonus track]
Formazione:
Mark Fox - Vocals
Thom Blunier - Guitar
Thomas Muster - Guitar
Cyril Montavon - Bass
Roger Tanner - Drums
Osservando la mia personale discografia, sotto la lettera S, annoto di aver abbandonato gli svizzeri Shakra nel 2016 con “High Noon”, ritenendolo ai tempi un discreto lavoro di hard di stampo teutonico, ma estremamente lineare rispetto a quanto già proposto dagli elvetici fino a quel momento. Prima di accingermi all’ascolto di “Just Live Loud!“, ho ritenuto doveroso recuperare un paio di ascolti dei 3 dischi da allora pubblicati, e le collegate reviews, annotando che, per quanto la stampa europea apprezzi la solidità granitica della band, le mie orecchie denotano una sin troppo prevedibilità.
La proposta di hard rock muscolare e fortemente chitarristico, con una produzione che evidenzia la componente più metal del sound, è ampiamente caratterizzata dalla doppia chitarra di Thom Blunier e Thomas Muster, che alternano riff stoppati e sincopati inseriti in strutture circolari. Basso e batteria formano una sezione ritmica precisa, spesso orientata al mid-tempo ma capace di accelerazioni al limite dell’heavy metal, mentre Mark Fox aggiunge una voce roca ed aggressiva, assai riconoscibile.
Pronosticabile ma forgiata da una buona attitudine heavy l’opener “Let The Show Begin”.
Ritengo piacevole l’epicità di “Screaming Silence” dotata di un azzeccato cambio di tempo a metà brano; di buona fattura l’attitudine moderna di “Lost Generation” e, riproposta alzando i giri del motore, con “When We Were Young”.
I lenti rispondono al nome “Legends Never Die”, power ballad elettroacustica assai prevedibile, e “High Above The Storm”, più convincente, adornata da archi e pianoforte.
Superflua la cover di Anastacia di “Left Outside Alone”; proposta in due versioni, la prima vede il duetto con la connazionale Seraina Telli (Burning Witches), la seconda cantata in solitaria da Fox (come bonus track).
La continua ricerca di un songwriting inequivocabilmente diretto di per sé non è un male, risuona nelle soluzioni adottate, le quali alla fine dei conti rimangono talvolta ridondanti e prevedibili. Alcuni mid tempo, rocciosi, per quanto piacevoli pagano dazio ai Gotthard di inizio carriera, vedi “Wasteland Warriors” e “Demon Of The Night”. L’andamento simil ossessivo di “Another Day In The Universe” non migliora le mie sensazioni finali.
Fedeli a se stessi come pochi, il cosmo Shakra rappresenta un porto sicuro dove poggiare i nostri padiglioni accompagnato da una sensazione di déjà vu inevitabile.
Mi viene in mente Axel Rudi Pell. Con una dovuta precisazione: se il chitarrista di Bochum scrive lo stesso disco da 30 anni alternando ballate, epicità e riff alla Blackmore, il campo da gioco degli elvetici rimane decisamente più ristretto.
A volerne difendere le virtù, si potrebbe affermare che gli Shakra fanno album diversi all’interno di un’identità musicale estremamente ristretta e definita.
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