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07 Agosto 2026 27 Commenti Vittorio Mortara
genere: AOR
anno: 2026
etichetta: High Roller Records
Tracklist:
City Pulse
Can't Shake It
The Dose That Made You Poison
Together As None
Under Fire
Just Can't Wait
You Wouldn't Know Love
Before The Fall
No Chance In Heaven
Formazione:
Devon Kerr – Voce, Chitarre, Tastiere e percussioni
Jason Junop – Basso e cori
Fabio Alessandrini – Batteria e percussioni
Ospiti:
Imogen Wasse - cori su 1, 7
Ian Kilpatrick - Chitarra su 2
Nick Poulos – Chitarra su 7
Con considerevole ritardo, siamo qui a raccontarvi di “City Pulse”, album di debutto del terzetto canadese Lockhart, uscito su High Roller Records nel mese di giugno. I ragazzi ci propongono un AOR di stampo strettamente ottantiano, decisamente keyboard oriented, sul quale la fanno da padrone i cori pomposi e stratificati, relegando spesso la chitarra ad un ruolo di secondo piano.
La title track posta in apertura ricorda non poco i tedeschi Violet del secondo album, così vicina al synth pop degli anni d’oro. Con “Can’t shake” si alza un poco il ritmo, ma senza esagerare, proponendo una sorta di REO Speedwagon annegati nei synth. Il singolo “The Dose That made you poison” strizza l’occhio al terzo disco dei Boston, partendo ballad-like per poi accelerare dal bridge e portarci all’ennesimo magniloquente refrain. Tutto sommato non malaccio. Così come potrebbe essere apprezzabile l’AOR classico “Together as none”, non fosse che anche qui i cori sono decisamente troppi. Su “Under fire” viene a galla con chiarezza uno dei più grossi limiti della band canadese: il problema della voce di Devon Kerr non è tanto l’estensione limitata quanto la mancanza di espressività interpretativa che rende le linee melodiche spesso e volentieri monotone. Ed ecco che, già alla sesta canzone “Just can’t wait”, il disco non ha più un gran che da dire e la cover di Mr. Michael Bolton, “You wouldn’t know love”, pur essendo uno dei picchi dell’album, perde del tutto l’esplosività commerciale dell’originale scritta con Diane Warren. E neppure la conclusiva “No chance in heaven”, introdotta dal breve strumentale “Before the fall” contribuisce a risollevare le sorti del trio…
Dunque, riassumendo: “City Pulse” si piazza in un filone che potrebbe essere quello dei già citati Violet piuttosto che degli svedesi Grand, che stanno per pubblicare un nuovo lavoro. Purtroppo non hanno né la freschezza dei primi né la varietà compositiva dei secondi. Il continuo succedersi e sovrapporsi di grosse parti corali, unitamente alla scarsa incisività della voce solista, fanno sì che il tutto suoni decisamente stucchevole. Aggiungo, per finire, che la produzione ed il mixaggio, soprattutto della sezione ritmica, sono piuttosto sottotono. Ascolto consigliato solo agli irriducibili del keys-oriented-AOR…
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