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01 Agosto 2026 0 Commenti Yuri Picasso
genere: AOR
anno: 1985
etichetta: Capitol Records
ristampe:
Tracklist:
01. Naked Eyes
02. Missing
03. Danger Calling
04. (Take Another) Shot at My Heart
05. Out for Blood
06. Raise the Hammer
07. Frozen Tears
08. Whites of Their Eyes
09. Hungry for Love
10. Rock My Radio
Formazione:
Stephen Clifford: Vocals
Dan Wexler: Guitars, Keyboards
John Aquilino: Guitars
Tracy Wallach: Bass
Pat Dixon: Drums
Pur non arrivando alla consacrazione commerciale, alcuni dischi sono in grado di cristallizzare un’epoca: “Night of the Crime”, secondo lavoro degli Icon, già nel 1988 venne inserito da Kerrang! nella top 100 dei dischi AOR di sempre (fino a quel momento), alla numero 3! A conferma di ciò, ancora oggi rimane un’arma da tirare fuori quando collezionisti e malati del genere come noi ci confrontiamo a colpi di chicche indimenticabili. Non un vero e proprio concept in senso stretto o classico, ma nei testi troviamo un insieme di metafore per raccontare il tradimento di una notte e tutte le conseguenze emotive e pratiche che tale dinamica trascina con sé.
Pubblicato nel 1985, nel pieno dell’età dell’oro dell’hard rock melodico americano, rimane un gioiello meno visibile ma straordinariamente luccicante. La produzione, estremamente raffinata ad opera di Eddie Kramer e mixata da Ron Nevison (che coppia!), esalta un equilibrio quasi perfetto tra energia heavy, melodie irresistibili e tastiere dal sapore cinematografico, mentre la voce di Stephen Clifford si rivela il vero valore aggiunto: potente e melodica, espressiva ed avvolgente, capace di dare anima tanto ai brani più aggressivi quanto alle ballate.
L’apertura con “Naked Eyes” è un manifesto: il riff è immediato, il ritornello entra in testa fin dal primo ascolto e l’atmosfera cupa evocata dalle tastiere sembra trasportare l’ascoltatore in una metropoli illuminata al neon. È il perfetto prologo al disco: elegante, melodico, deciso. La successiva “Missing” abbassa leggermente i toni senza perdere intensità, puntando su una scrittura più emotiva (where were you on the night of the crime…). La sensibilità melodica della band cresce, sostenuta da una performance vocale intensa.
Con “Danger Calling” gli Icon tornano a spingere sull’acceleratore: costruita su un groove robusto e dotata di un ritornello maledettamente assimilabile. In “Out for Blood” le chitarre acquistano peso, mantenendo la componente melodica inalterata: intro lunga e suggestiva (oltre 2 minuti) per sprigionare un anthem energico ai confini col metal. È proprio questa capacità di non sacrificare mai il gusto per il ritornello a rendere “Night of the Crime” così speciale.
Se chiudiamo gli occhi potremmo accogliere “Shot at My Heart” come una versione AOR dei Dokken. La coppia composta da “Raise the Hammer” e “Frozen Tears” rappresenta due facce della stessa medaglia. La prima suona epica e ritmata, tanto semplice quanto incisiva; la seconda lascia emergere il lato più malinconico del gruppo. Una semi ballad notturna dominata da sintetizzatori profondi (in stile Foreigner, con echi di uno Steve Perry solista), dove Clifford timbra nuovamente confermandosi un sottostimato interprete.
Verso il finale, “Hungry for Love” e “Rock My Radio” riportano adrenalina. Sono due brani immediati, radiofonici nel senso più nobile del termine. Gli arrangiamenti, curati in ogni singolo dettaglio, esistono per lasciare il segno.
Poco prima dell’uscita del disco, Clifford lascia la band: la fatica di essere arrivati in cima a un trampolino resta vanificata. Secondo alcune ricostruzioni non confermate, la decisione sarebbe stata influenzata anche dalla fine di una relazione sentimentale di lunga data; ciò, insieme alla scarsa attitudine alla vita da rockstar, portò il cantante ad abbracciare uno stile di vita cristiano, con un rinnovato spirito religioso.
Riascoltare oggi “Night of the Crime” significa rivivere una stagione irripetibile. Mentre molte band inseguivano classifiche e mode, gli Icon realizzarono un album in cui ogni ingrediente trova il proprio posto con naturalezza, senza riempitivi né cedimenti. La produzione ha contribuito a far invecchiare il disco con dignità, mantenendo intatta quella brillantezza sonora che caratterizzava le migliori uscite della metà degli anni Ottanta.
Chi c’era allora ritroverà inevitabilmente una parte della propria giovinezza; chi lo scopre oggi potrebbe invece chiedersi come sia possibile che un album di tale qualità sia rimasto così a lungo nell’ombra.
E voi dove eravate… la notte del crimine?
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