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01 Agosto 2026 Comment Giulio Burato
genere: Hard Rock
anno: 2026
etichetta: Eonian Records
Tracklist:
1. Grand Rising
2. Finite
3. Goth Girl
4. Single Looks Good On You
5. My Oh Miley
6. Mystery
7. Man Down
8. Leave the Light On
9. I Know You Love Me
10. Capt'n Save a Hoe
11. Shark Lounge (feat. Michael Starr)
12. Valentine
13. Table Dancing
Formazione:
Austin Ingerman (chitarra e cori)
Jordan Benson (voce principale e piano)
Jake Tripp (basso e cori)
James Renshaw (batteria e cori)
Uscito il 24 luglio tramite Eonian Records, Grand Rising è la seconda uscita discografica degli americani Gunshine. Il nuovo album conferma l’ambizione dei Gunshine di andare oltre i confini dell’hard rock tradizionale; contiene tredici brani per oltre 50 minuti di musica che mescola hard rock, funk e melodie pop senza perdere la propria matrice rock, dando vita a un lavoro dinamico e ricco di sfumature.
Prodotto da Chris Collier, un nome non a caso viste le sue collaborazioni con band di calibro come Whitesnake e Korn, Grand Rising ha un suono di forte impatto, o più semplicemente “in-your-face”; l’intero lavoro infatti suona “vero”, viscerale e pensato per la dimensione dal vivo.
La title track richiama alla memoria i FireHouse, con un lavoro di chitarra che sembra andare a braccetto con quello di Bill Leverty in Category 5.
Ben sei i singoli rilasciati (quasi un record), dalla glam song Goth Girl alla sfacciataggine di Shark Lounge, manifestata ed esemplificata dalla presenza dell’irriverente Michael Starr degli Steel Panther. In mezzo la bellissima Valentine, una power ballad che non sentivo da anni per cura compositiva e linee melodiche.
Tra i momenti più riusciti spicca Capt’n Save a Hoe, che unisce groove funk, influenze hip hop e rock radiofonico in modo sorprendentemente naturale. Il giro di chitarra è simile in Finite, seppure la canzone viaggi su percorsi più hard rock oriented, mentre le atmosfere diventano polverose, da scenario far west, in I Know You Love Me, una combinazione acustica tra i Mr. Big e i Tangier.
Altre canzoni che escono dal coro sono l’altro lento elettrico Man Down, con la voce di Jordan Benson che graffia le giuste corde della melodia, e l’istrionica Table Dancing, che parte con un coro iper melodico per poi cambiare pelle più volte nel corso degli oltre otto minuti di durata; in tal senso, basti sentire i cambi di stile presenti al minuto 2:11 e al minuto 4:33. Se era un esperimento, è riuscito a stupire.
Grand Rising è un’iniezione di adrenalina pura, ad alto voltaggio, che poi sfuma in territori musicali diversificati.
© 2026, Giulio Burato. All rights reserved.
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