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22 Agosto 2026 4 Commenti Vittorio Mortara
genere: AOR
anno: 2026
etichetta: Frontiers
Tracklist:
01.Wild Heart
02. Guilty Pleasure
03. Have A Little Faith In Me
04. Coldhearted
05. Party Galore
06. Still So beautiful
07. I'm Ready
08. Undo
09. Amelie
10. Beggin'
11. Love Me Or Leave Me
Formazione:
Mattias Olofsson - Voce
Jakob Svensson - Chitarra
Maja Thorén - Tastiere
Johannes Arvidsson - Basso
Axel Nilsson – Batteria
Qual è la cosa che per prima ti colpisce in questo nuovo disco dei Grand? Che comincia con un lento, ovviamente! Che io ricordi solo XXI dei Chicago cominciava con una ballata, tra l’altro stupenda (“Explain it to my heart”). Ed in effetti “Wild heart”, scelta anche come singolo, è una ottima presentazione di quello che i ragazzi propongono: un soft-AOR con buona componente di tastiere, voce non estesissima ma parecchio espressiva, romanticismo a bizzeffe, buon songwriting e capacità tecniche assolutamente all’altezza.
Detto dell’opener, sentitamente interpretata da Oloffson, possiamo goderci le atmosfere sbarazzine di di “Guilty pleasure” doppiata immediatamente dalle tentazioni pop di “Have a little faith in me”. Le venature un po’ più hard di “Coldhearted” non convincono più di tanto, quasi un corpo estraneo nell’economia del disco. Meglio la cinematografica “Party galore”. Articolata e sentimentale, “Still so beautiful” è uno dei picchi dell’album, anche grazie al refrain di facilissima assimilazione, di quelli che restano in testa senza il minimo sforzo. I pezzi più classici non sono il terreno favorito dei ragazzi. E infatti l’AOR di “I’m ready” piace ma non convince fino in fondo. Invece la melodrammaticità della semiballad “Undo” prende dal primo ascolto, così come la tastierina che apre “Amelie”, rubata pari pari da “Heartless” del buon Aldo Nova. E dopo l’americanissima “Beggin’” arriva la chiusura col botto: la ballad strappalacrime, nella musica e nel testo, “Love me or leave me” è, per chi vi scrive, il pezzo più bello. Ma, si sa, io ho un debole per i lenti melensi…
Concludendo, un lavoro ben suonato, ben interpretato e, tutto sommato, anche ben prodotto. A parte qualche leggero calo fisiologico, il livello è bello alto. Forse un po’ più soft dell’album di due anni fa, ma di certo una spanna sopra la media, capace di reggere anche ascolti ripetuti senza mai stancare davvero. Ascolto caldamente consigliato a tutti. In particolare agli inguaribili romantici come il sottoscritto.
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