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22 Agosto 2026 Comment Francesco Donato
genere: Hard Rock
anno: 2026
etichetta: Ninetone
Tracklist:
01. Satizfaction
02. Sick Enough for Me
03. Chaos Magnetic
04. Can of Worms
05. Loveblind
06. Get Out
07. Quitter
08. Killing It Now
09. Silent Place
10. Edge of a Knife
Formazione:
John Elliot (Voce)
Martin Sweet (Chitarre)
Chris Young (Basso)
Michael Sweet (Batteria)
Con venti onoratissimi anni di carriera sul groppone tornano, a quattro anni dal loro precedente lavoro, gli sleaze rockers svedesi Crashdïet, band sicuramente di punta nell’attuale panorama sleaze a livello mondiale.
La storia della band, diciamolo, non è delle più lisce e fluide. Contraddistinta da una partenza a razzo con quel vero e proprio manifesto di rinascita dello stile che è stato l’esordio “Rest in Sleaze” e bruscamente interrotta dalla morte per suicidio di Dave Lepard.
La collaborazione con il mitico Mick Mars, volato fino in Svezia a dare una mano ai ragazzi per la realizzazione del successivo “The Unattractive Revolution” fece crescere l’aura intorno alla band svedese, che in questo ventennio ha sempre sfornato lavori di ottima fattura, pur avendo cambiato nella sua storia ben cinque vocalist diversi su sette album.
A questa girandola di frontman non si sottrae nemmeno l’ultimo “Art Of Chaos” album che vede davanti al microfono l’ingresso di John Elliot, volto noto per la sua militanza negli ottimi Confess. Avvicendamenti anche al basso e alla batteria con gli ingressi di Chris Young a sostituire alle quattro corde Peter London, e Michael Sweet a prendere il posto di Eric Young dietro i tamburi.
Insomma, resta il solo Martin Sweet a tirare avanti la baracca come unico superstite della formazione che ha inciso il primo album, ma i risultati, a fronte di tutti gli ultimi avvicendamenti, danno ancora una volta ragione alla band svedese.
I Crashdïet sfornano un album piacevole giocando di mestiere e seguendo l’ottima vena compositiva che aveva già contraddistinto gli ottimi “Rust” del 2019 e “Automaton” del 2022.
Una formula rodata di riffs taglienti e ammiccanti melodie vocali che si inseguono e si intrecciano, trova campo fertile anche in questo ultimo lavoro, con il primo singolo “Satizfaction” vero e proprio ponte di continuità. Un pezzo che si inchioda in testa e fornisce all’ascoltatore la prima bella dose di adrenalina.
Si prosegue con l’appeal 100% punkglam di “Sick Enough for Me”, pezzo divertente e scanzonato. Si torna su terreni più consoni alla band svedese, con l’intercedere melodico e trascinante di “Chaos Magnetic” e con l’ottima “Can of Worms” che ripesca e richiama strutture risalenti ai primi due album.
“Loveblind” fa tirare il fiato all’album, sviluppandosi fino alla strofa come una vera e propria super powerballad per poi sgonfiarsi lentamente nello sviluppo del ritornello.
La seconda parte del disco ci porge la veloce e melodica “Get Out” e pezzi molto validi come “Quitter” e “Killing It Now”. Chiudono il disco l’ottima “Silent Place”, aperta da un riff che lascia spazio ad una melodica azzeccata quanto d’impatto. Pezzo a mio parere tra i più riusciti del lavoro, vero e proprio anello di congiunzione con un certo passato, e la finale “Edge of a Knife”.
Al tirar delle somme e degli avvicendamenti, “Art Of Chaos” conferma l’ottimo momento del combo svedese, e regala ai fans un paio di pezzi di sicuro impatto live. A mio parere un piccolo passo indietro rispetto ad “Automaton” e soprattutto a “Rust” ma certamente un album che nel suo stile quest’anno dice la sua a gran voce.
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