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24 Luglio 2026 3 Commenti Yuri Picasso
genere: Sleaze
anno: 2026
etichetta: Frontiers
Tracklist:
01. Sever
02. I Am The Shit
03. Ride Or Die
04. Suffer City
05. She Walks With Violence
06. Damn
07. Let's Be Heroes
08. Beautiful 'N Damned
09. Bad Bad Man
10. Tear It All Down
Formazione:
Zinny Zan - Vocals
Harry Cody - Guitars
Reunion Artistica dal sapore nostalgico quella che ri-coniuga Zinny Zan e Harry Cody, rispettivamente voce e chitarra sul primo disco degli Sleaze rockers svedesi Shotgun Messiah. Posso garantirvi che all’interno di ‘Beautiful ‘N Damned’ non troverete tentativi di reinventare un qualcosa che non può essere reinventato e non sentirete outtakes scadenti scartati oltre 30 anni fa; piuttosto assisterete al tentativo, riuscito, di riprendere l’attitudine stradaiola e glam propria del dna del duo, e renderla piacevolmente praticabile nel 2026.
Per apprezzare un disco come questo bisogna accantonare l’istinto di misurarlo con il passato; mettetevi nella condizione di ascoltarlo con un orecchio capace di riconoscere il linguaggio senza tempo di un certo hard rock: immediato, gia sentito si, ma instancabilmente gradevole. Melodie che non hanno bisogno di rincorrere mode e prestazione strumentali che evidenziano il senso dei buoni propositi.
La voce di Zan conserva quel timbro graffiante e immediatamente riconoscibile che ha sempre rappresentato il marchio di fabbrica della band (Mark 1), mentre Harry Cody costruisce l’album con riff incisivi e assoli efficaci, e lo riscopriamo come strumentista dannatamente capace e sottostimato negli anni (eppure su ‘Second Coming’ fu maestoso).
Le componenti rappresentative rimangono energia e melodia. L’apertura affidata a “Sever” mette subito in chiaro le intenzioni della band, ombreggiata da un’atmosfera oscura e dal forte impatto sonoro. “I Am The Shit” richiama un’attitudine provocatoria e contagiosa, mentre “Ride Or Die” si candida come uno degli episodi più riusciti dell’album grazie a un ritornello solido. Non va trascurata “Suffer City”, ballad che concede a Zan spazio per una vena più intima e meno graffiante, avvicinandosi per atmosfera ad alcune prove soliste dell’artista, mentre “Bad Bad Man” apre una parentesi quasi americana, tra polvere e blues, che arricchisce la varietà complessiva del lavoro.
Altri momenti di rilievo, l’adrenalinica “Damn”, ottantiana per vocazione, “Let’s Be Heroes”, raffinata, la più sorprendente; la title track “Beautiful ‘N Damned”, che unisce groove tensione emotiva e le impasta con un muro sonoro estremamente compatto. La chiusura con “Tear It All Down” riporta infine il disco verso territori marcatamente sleaze, lasciando l’ascoltatore con la sensazione di aver assistito a un ennesimo ritorno, meglio riuscito di altri.
Degna di nota anche la sezione ritmica della line up, che sostiene l’intero lavoro con solidità e mestiere, offrendo alla scrittura di Zan e Cody una base compatta e mai invadente, sempre funzionale al groove del disco.
Non un capolavoro, ma straordinariamente onesto. Autentico come la natura dei musicisti coinvolti.
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