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12 Luglio 2026 7 Commenti Samuele Mannini
genere: Hard Rock / Sleaze
anno: 2026
etichetta: Frontiers
Tracklist:
1. 103.1 The Scream - The 80's Late Night Radio Broadcast
2. Don't Touch
3. Trick Or Treat
4. All I Need
5. Look In Your Eyes
6. Last Man Standing
7. Screaming For More
8. Broken Heart
9. Nasty & Wild
10. Turn On The Lights
11. Pleasure & Pain
12. The Last Nightmare
Formazione:
Brett Martin – Lead vocals, rhythm guitar
Andy Delarge – Bass, backing vocals
Mackey Gee – Drums, backing vocals
Rob Raw – Lead guitar, backing vocals
Gli Smoking Snakes tornano con il secondo capitolo della loro carriera, a due anni da “Danger Zone”, con una formazione parzialmente rinnovata: alla chitarra solista trattiamo ora Rob Raw al posto di Leo Razor, mentre alla batteria siede Mackey Gee, subentrato a Stan Ricci. “All Lights On” si apre con “103.1 The Scream”, un’intro radiofonica che strizza l’occhio a “Detroit Rock City” dei KISS, tra statiche e il rumore di un incidente notturno, prima di lanciarsi in “Don’t Touch”, singolo di apertura con cori gang e un assolo che profuma di Sunset Strip.
Il quartetto di Göteborg, prodotto da Jack Ström, non fa mistero delle proprie fonti di ispirazione: Ratt, W.A.S.P., la scena sleaze californiana degli anni ’80 tornano qui come punto di riferimento dichiarato più che come suggestione lontana. Le chitarre hanno quel suono potente e un po’ ruvido che rimanda all’hair metal delle origini, senza cedimenti verso sonorità più moderne o levigate, e il lavoro di Rob Raw in “Screaming For More” non è mai un semplice sfoggio di tecnica fine a se stesso, ogni assolo ha un ruolo preciso nell’economia del brano.
Il problema, però, è che l’ammirazione verso i propri modelli qui finisce per somigliare più a un calco che a una rilettura personale, esattamente come già notavamo su “Danger Zone”, dove le influenze risultavano “fin troppo rintracciabili”. A distanza di due anni e con metà sezione ritmica rinnovata, la band non sembra aver risolto questo nodo, semmai lo conferma. Ascoltando la scaletta, la sensazione è quella di un disco onesto ma piuttosto piatto, dove buona parte delle strutture di ritornello e delle progressioni sembrano già sentite, quasi intercambiabili tra un brano e l’altro. “All I Need” e “Nasty & Wild” restano forse i momenti più efficaci, quest’ultimo grazie a una batteria pensata per le grandi arene, ma anche loro faticano a lasciare un segno che vada oltre l’omaggio ben eseguito.
Anche la voce di Brett Martin, per quanto coerente con il registro graffiato tipico del genere, alle mie orecchie suona un po’ ostica. Sarò invecchiato e non più abituato a certe timbriche, ma in passato ho digerito voci ben più indigeste anche in altri generi musicali, ma in quei casi c’era comunque una personalità debordante a giustificare l’asprezza vocale, cosa che qui fatico a percepire. Nei passaggi più melodici, penso a “Look In Your Eyes”, servirebbe più controllo e meno grinta a tutti i costi, e il risultato è un timbro che rischia di dividere più di quanto unisca.
Chiude il tutto “The Last Nightmare”, breve outro horror che riprende il filo conduttore aperto in apertura, lasciando la sensazione di un disco costruito con cura nei dettagli di cornice, ma meno convincente nella sostanza delle canzoni.
“All Lights On” non è un disco fatto male, e i fan dello sleaze rock più fedeli troveranno comunque pane per i propri denti. Ma tra citazione e ripetizione il confine qui si assottiglia troppo spesso, e difficilmente un lavoro come questo riuscirà a conquistare nuovi proseliti fuori dalla cerchia già convinta del genere. Starà poi al lettore stabilire quanto, alla fine, l’acquisto del disco sia o meno necessario.
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