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Fu davvero il Grunge a uccidere l’Hair Metal? Howard Benson propone un’altra spiegazione…

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Fu davvero il Grunge a uccidere l’Hair Metal? Howard Benson propone un’altra spiegazione…

18 Luglio 2026 3 Commenti Samuele Mannini

Che sia stato il grunge a spazzare via l’hair metal è una narrazione ormai consolidata, ma secondo il produttore Howard Benson le cose sono un po’ più complesse di così. In una recente intervista a Loudwire, Benson (che negli anni ha lavorato con My Chemical Romance, Hoobastank, Three Days Grace, Halestorm e Daughtry) ha ripercorso i cambiamenti dell’industria musicale dagli anni ’80 a oggi, offrendo una chiave di lettura raramente presa in considerazione sul declino della scena musicale dell’epoca.

Un ingresso in scena “due anni troppo tardi”

Prima di diventare uno dei produttori più richiesti del rock moderno, Benson si affacciò alla scena hard rock losangelina alla fine degli anni ’80, producendo i debutti di Bang Tango (Psycho Cafe) e Pretty Boy Floyd (Leather Boyz With Electric Toyz), entrambi usciti nel 1989. Dischi accolti bene dal pubblico, ma che non raggiunsero mai il successo multiplatino delle band arrivate qualche anno prima.

Secondo Benson, la scena hair metal era nata quasi in coincidenza con l’esordio dei Guns N’Roses, attorno al 1986, e aveva raggiunto il proprio apice nel 1991, l’anno in cui esplosero i Nirvana. Un episodio del destino, ammette lui stesso: quando arrivò con Bang Tango, la scena era già in fase calante, anche se allora non era ancora evidente a chi ci lavorava dentro.

Nota storica: Appetite for Destruction dei Guns N’Roses uscì in realtà il 21 luglio 1987, non nel 1986. Si tratta probabilmente di un’imprecisione mnemonica di Benson nel collocare la nascita della scena.

Questa è senz’altro una ricostruzione interessante, ma che merita qualche precisazione storica. In realtà, a mio avviso, si tende a posticipare un po’ troppo la nascita del cosiddetto hair metal (etichetta che peraltro trovo orribile). I Guns N’Roses non sono certo spuntati dal nulla. Già prima band come Dokken, con Breaking the Chains del 1983, o Stryper, con Soldiers Under Command del 1985, seppur con sfumature diverse, avevano fatto la loro comparsa nei gusti degli amanti dell’hard rock. La presenza sempre più marcata di queste band nei cataloghi delle major lo dimostra chiaramente. Proprio per questo il termine hair metal, oltre a essere infelice, è anche fortemente riduttivo: rischia di far coincidere la nascita di un intero movimento con un singolo disco simbolo, minimizzando il ruolo culturale che quella scena aveva già costruito negli anni precedenti. È però il termine utilizzato da Benson nell’intervista e, per praticità, continuerò a usare anch’io.

Ma andiamo avanti, e vediamo dove Benson vuole andare a parare.

Il ruolo (dimenticato) di Nielsen SoundScan

Il punto più interessante dell’intervista riguarda un fattore raramente citato nel racconto della caduta dell’hair metal: l’introduzione del sistema Nielsen SoundScan nel 1991. Prima di allora, i risultati commerciali riportati da Billboard si basavano su stime telefoniche ai negozi di dischi, un metodo facilmente manipolabile. Benson racconta come le case discografiche gonfiassero artificialmente i numeri, regalando copie ai negozi in cambio della dichiarazione di vendite più alte di quelle reali.

Con l’arrivo di SoundScan, che rilevava le vendite reali tramite la scansione dei codici a barre alle casse, le classifiche cambiarono all’improvviso. Emersero artisti fino ad allora sottovalutati (Benson cita l’exploit inatteso di Garth Brooks), mentre le hair band, credute ai vertici delle classifiche, si scoprirono già scivolate verso il basso. Secondo il produttore, le case discografiche smisero praticamente da un giorno all’altro di puntare su quel tipo di gruppi, proprio mentre l’ascesa dei Nirvana stava già ridisegnando il panorama rock.

Nota storica: il primo numero uno della classifica Billboard 200 calcolata con il nuovo sistema SoundScan (1 giugno 1991) fu in realtà Out of Time dei R.E.M. Garth Brooks arrivò al vertice solo alcuni mesi dopo, a settembre 1991, con Ropin’ the Wind. Il ricordo di Benson comprime quindi la tempistica reale, anche se il punto sostanziale, ossia che SoundScan rivelò generi come il country molto più venduti di quanto si credesse, è storicamente accurato.

Questa parte dell’intervista mostra un’angolazione diversa da cui guardare i fatti, offre quantomeno uno spunto che va nella direzione di una riflessione che porto avanti da tempo (vorrei sottolineare però che è solo una mia teoria: frutto di un’osservazione della realtà, non facilmente dimostrabile con i dati alla mano), secondo cui le case discografiche hanno spesso e volentieri cercato di orientare i gusti del pubblico, gonfiando e dando rilevanza a certi generi rispetto ad altri. Che tentassero di gonfiare i dati di vendita di qualcosa rispetto a qualcos’altro mi pare plausibile, ma che non sapessero affatto cosa vendeva o non vendeva mi pare strano. Ne sono prova le famose copie forate (le cosiddette “cut-out”) di vinili e cd che si trovavano nei negozi di dischi dell’epoca: il disco forato non era altro che un invenduto che la casa discografica autorizzava alla vendita a pochi soldi, previa punzonatura della copertina proprio per riconoscerlo. Erano proprio quei dischi invenduti che i negozi, col vecchio sistema di rilevazione telefonico, avrebbero potuto gonfiare falsamente. Mi pare quindi difficile credere che le etichette non avessero alcuna percezione di cosa funzionasse davvero.

Probabilmente, però, il nuovo sistema di rilevazione, offrendo un punto di vista più oggettivo sui dati di vendita, contribuì a orientare le future scelte di investimento delle major, che iniziarono a puntare su generi la cui nicchia si stava evidentemente allargando in termini di vendite reali. Questo spiegherebbe anche come, tra il 1991 e il 1992, molte etichette major abbiano messo sotto contratto nuove band hair metal in maniera ‘infinitesimale’ rispetto a prima, e senza neanche sostenerle adeguatamente: promozione ridotta al minimo, cataloghi da smaltire, risorse ormai dirottate su altri generi in ascesa. Una sorta di salviamo il salvabile, mentre l’attenzione vera delle etichette era già altrove.

Judge & Jury Records e una nuova filosofia produttiva

Nella seconda parte dell’intervista, Benson parla della sua etichetta Judge & Jury Records, fondata nel 2021 insieme al batterista dei Three Days Grace Neil Sanderson. L’obiettivo dichiarato è offrire agli artisti condizioni più eque rispetto al passato, quando i budget di produzione erano imponenti (anche 300.000-400.000 dollari a disco, con cene di produzione che potevano costare fino a 30.000 dollari) ma il controllo creativo restava quasi interamente nelle mani delle case discografiche. Oggi, secondo Benson, un artista della sua etichetta può realizzare un intero album con lo stesso budget che un tempo veniva speso in cene, dividendo poi i profitti alla pari con l’etichetta.

Benson si dice sostanzialmente sollevato che quell’epoca sia finita, perché a suo avviso ha riportato al centro la sostanza delle canzoni rispetto al perfezionismo tecnico fine a se stesso.

Questa parte è la più personale, e probabilmente anche la meno interessante per i nostri lettori. Per noi mortali che giudichiamo dall’esterno del music biz è estremamente difficile da verificare, e forse anche poco significativa da valutare, perché le dinamiche di oggi sono anni luce distanti da quelle di quarant’anni fa, così come lo sono i volumi di affari. È quindi ovvio che non possa esserci proporzionalità: i volumi che un disco dei Guns N’Roses muoveva alla fine degli anni ’80 richiederebbero oggi le vendite sommate di duecento band, e nemmeno delle più piccole. Mi pare quindi ovvio che la sua etichetta debba stare al passo coi tempi.

E se lui non ha nostalgia, io ne ho molta. Sia per la ricchezza della scena musicale di allora, sia per un’epoca che ha segnato il rock in maniera definitiva, tanto che ne parliamo ancora oggi. Che ognuno quindi si tenga i suoi punti di vista: alla fine va bene così.


Fonte: Bryan Rolli, “Interview – Did Grunge REALLY Kill Hair Metal? Veteran Rock Producer Howard Benson Weighs In”, Loudwire, 17 luglio 2026. Articolo originale e copyright: Loudwire

© 2026, Samuele Mannini. All rights reserved.

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