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19 Luglio 2026 1 Commento Stefano Gottardi
genere: Hard Rock/Classic Rock
anno: 2026
etichetta: TLG|ROCK / Virgin Music Group
Tracklist:
1. Rain
2. Sound Of A Train
3. Inside Out
4. Sweet Baby Jesus
5. Wink And A Feather
6. Take A Pill
7. More Than I Could Ever Need
8. Mystery Of Love
9. Battlefield
10. She’s A Light
Formazione:
Chasen Hampton - Voce
Peter Stroud - Chitarra
Trace Foster - Chitarra
Tom Hamilton - Basso
Tony Brock - Batteria
Contatti:
https://closeenemiestheband.com
https://www.facebook.com/closeenemiestheband
Nel 2024, all’indomani della cancellazione del tour d’addio degli Aerosmith per i problemi irrisolvibili alle corde vocali di Steven Tyler, il bassista Tom Hamilton ha avuto modo di ascoltare alcuni demo proposti da Trace Foster, storico tech della band di Boston. Foster stava lavorando a degli inediti con il chitarrista Peter Stroud (Sheryl Crow, Don Henley, Sarah McLachlan, Stevie Nicks) e il batterista Tony Brock (The Babys, Rod Stewart, Eddie Money, Jimmy Barnes). Colpito dal materiale, Hamilton ha deciso di unirsi al progetto e, dopo aver reclutato Chasen Hampton alla voce, sono nati i Close Enemies.
Il loro debutto autointitolato non è il solito side‑project di lusso: è un album che nasce da una necessità creativa, da un manipolo di veterani che ha ritenuto fosse il momento giusto per fare un po’ di rumore. Lo stile è hard rock classico dai riff robusti, ritornelli diretti, testi sinceri e una produzione potente e contemporanea. Il sound è fresco, con un chiaro DNA di stampo Aerosmith, ma che non suona mai come un clone.
Il brano d’apertura “Rain” è emblematico: un groove trascinante sorretto da una sezione ritmica solida, chitarre che si incastrano con precisione chirurgica tra riff e linee melodiche, e la voce versatile di Hampton che porta il pezzo verso un climax carico di emozione. Tra i passaggi più riusciti del disco troviamo “Sound Of A Train”, un blues-rock robusto e avvolgente con un basso pulsante in primo piano e un’aura quasi cinematografica; “Inside Out”, più “in-your-face” e graffiante; la toccante ballata “More Than I Could Ever Need”, scritta da Hamilton per la moglie, che mostra il lato più intimo del gruppo; l’energica “Wink And A Feather” e la tagliente “Take A Pill”, dal testo ironico e dal riff moderno che resta in mente. Tutti i brani sono realizzati con grande cura, dimostrando la volontà del combo americano non soltanto di stupire, ma di confezionare canzoni destinate a durare nel tempo.
L’alchimia tra i membri è tangibile: nonostante i curriculum importanti, il platter suona come il lavoro di una vera band, equilibrata tra esperienza e freschezza. Tom Hamilton ha dichiarato più volte che questo progetto, nato in modo spontaneo e organico, gli ha ridato entusiasmo.
La copertina rafforza l’identità del quintetto: una scena retro-fantascientifica con un grande robot umanoide che cammina mano nella mano con una donna lungo una strada deserta, piena di auto d’epoca abbandonate. Sullo sfondo, una città evoca un mondo sospeso tra passato e futuro. Esattamente come la musica del gruppo. È un’immagine che parla di dualità, di contrasti, di alleanze improbabili: un perfetto riflesso del nome Close Enemies e della natura stessa della band, nata dall’incontro di percorsi diversi che trovano un equilibrio nuovo.
IN CONCLUSIONE
Un debutto solido e convincente: un album che fonde la tradizione del rock americano con una sensibilità attuale, senza nostalgia sterile né manierismi. È il lavoro di musicisti che non hanno nulla da dimostrare, ma hanno ancora molto da dire e lo fanno con una luce tutta loro. Per i fanatici del supporto fisico, il CD in nostro possesso si presenta in digipack, accompagnato da un booklet di 8 pagine completo di tutti i testi. È inoltre disponibile un’edizione in vinile.
© 2026, Stefano Gottardi. All rights reserved.
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