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Recensione

84/100

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Jared James Nichols – Louder Than Fate – Recensione

21 Giugno 2026 1 Commento Stefano Gottardi

genere: Hard Rock/Blues Rock
anno: 2026
etichetta: Frontiers Music

Tracklist:

1. Let's Go
2. Ghost
3. Way Back
4. Bending Or Breaking
5. Killing Time
6. Dust N' Bones
7. Show Me
8. Looks Like That Felt Good
9. Runnin' Hot
10. Pretend

Formazione:

Jared James Nichols - Voce, Chitarra
Brian Weaver - Basso
Roger Alan Nichols - Basso
Ryan Rice - Batteria
Travis McNabb - Batteria

Ospiti:

Rami Jaffee - Tastiere su "Bending Or Breaking"

Contatti:

https://www.facebook.com/Jaredjamesnichols

 

La copertina di Louder Than Fate, quarto lavoro di Jared James Nichols, lo ritrae on stage, mentre canta e suona la chitarra con i capelli lunghi e ricci illuminati dalle luci di scena. Tonalità rosse e arancioni dominano un’immagine calda, intensa e carica di adrenalina. Il nome dell’artista campeggia in alto, il titolo in basso: un artwork che trasmette tutta la forza di un concerto, tanto da sembrare quasi quello di un album dal vivo.

Del resto, questa dimensione live è da sempre uno dei tratti distintivi di Nichols, che nei suoi dischi in studio riesce a ricreare quel feeling da palco fatto di energia, immediatezza e sudore. Una scelta, quindi, perfettamente in linea con la sua identità artistica.

Nei due episodi precedenti, JJN si era affermato per la sua abilità nel mischiare massicci riff blueseggianti, soli incandescenti e un songwriting raffinato e curato. E sin dall’opener “Let’s Go” appare chiaro che la formula non sia cambiata: prodotto e mixato da Jay Ruston (Anthrax, Stone Sour, Amon Amarth, Skindred, Steel Panther), con la partecipazione di Roger Alan Nichols (Larkin Poe, Tyler Bryant & The Shakedown, Hayley Williams dei Paramore), l’album trova il suo equilibrio tra hard rock tonante, radici blues e un senso melodico immediato e trascinante.

Fra i dieci brani che compongono la tracklist ne spiccano senza dubbio alcuni. “Ghost”: un hard rock cupo e roccioso con sfumature country, in cui si percepisce anche un lato introspettivo. La pesantezza della canzone sembra ispirarsi ai Black Sabbath. “Bending Or Breaking”: una semi-ballad toccante che richiama gli Alice In Chains grazie alle sue sonorità malinconiche e psichedeliche e a un cantato personale e commovente, oltre a un eccellente lavoro di tastiere. “Killing Time”: in poco più di cinque minuti offre parti di chitarra profonde e ricercate, riff potenti che donano una certa ampiezza all’atmosfera sonora e una tensione tangibile che cresce nella prima parte. L’assolo, inoltre, si distingue per espressività e impatto emotivo. “Runnin’ Hot”: un concentrato di compattezza 70iana con chiari richiami al glam e un solo volutamente vintage. In generale, va detto, non si ha mai la sensazione di ascoltare riempitivi.

Louder Than Fate è un disco di alto livello, che consolida Jared James Nichols come artista completo: convincente dietro al microfono, talentuoso nella scrittura e con un feeling impressionante alla sei corde.

IN CONCLUSIONE

Se avete apprezzato questo musicista nei suoi episodi passati, non resterete delusi. Per i fanatici del supporto fisico, il CD in jewel case presenta un booklet in cui sono riprodotti tutti i testi.

© 2026, Stefano Gottardi. All rights reserved.

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