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Recensione

85/100

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Von Groove – Born To Rock – Recensione

16 Maggio 2026 7 Commenti Vittorio Mortara

genere: Hard Rock
anno: 2026
etichetta: Frontiers

Tracklist:

1. Born To Rock
2. Fearless
3. Champion
4. Adrenaline
5. Angela
6. Undefeated
7. Do It All Over Again
8. Heart Of Forgiveness
9. Dreams
10. Waiting For The Sky To Fall
11. Always Endlessly

Formazione:

Michael Shotton – Voce e batteria
Mladen - Chitarra
Matthew Gerrard – Basso

 

Ragazzi, viviamo in tempi strani! Dopo 20 anni di assenza dalle scene, tornano a fare musica anche i mitici Von Groove! Si, mitici perché in un periodo di vacche magre come gli anni ’90 e primi 2000 le loro uscite erano una certezza. Un’ancora di salvezza per la nave dell’hard melodico nel mare in tempesta del grunge e del new metal. Il power trio canadese ha sempre sfornato piccole gemme di class metal fatte di riff chirurgici e melodie ultra catchy con rare concessioni alle mode del momento. Esperienza e savoir faire, dunque, ci sono. “Born to rock” non si distanzia esageratamente dalle produzioni di venti e più anni fa, se non strizzando un po’ l’occhio al modern rock, soprattutto a livello di rifframa e linee melodiche, sporcate da quanto successo negli ultimi due decenni (foo fighters e scandinavian hard rock in primis).

Niente di grave, comunque. Perché la title track la canticchierete senza dubbio quando meno ve lo aspettereste. Il giro di basso e la chitarra accordata un’ottava sotto fa presagire qualcosa di pericolosamente heavy all’inizio di “Fearless”, ma poi la melodia prende il timone di un pezzo quasi bipolare. Il tempo raddoppia su “Champion” ma il potere appiccicoso non si dimezza, anzi… Ancora bordate di basso e riff quasi panteroso introducono “Adrenaline”, un brano a tinte più scure ed heavy. Ma non preoccupatevi perché la moderna semi ballad “Angela” raddrizza nuovamente il tiro sulla melodia. Ancora un up tempo, “Undefeated”, con ficcata in mezzo una svisata nu metal ed un paio di assoli funambolici di Mladen, e si entra nel settore più classico e melodico del disco: bellissima “Do it al lover again”, nella quale è impossibile non sentire echi dei migliori Def Leppard e classicissimo il mid tempo hard rock “Do it all over again”. Dopo esserci goduti la saltellante “Dreams”, giungiam a quello che, da sempre, è stato uno dei piatti forti della band: i lenti. Il primo è “Waiting for the sky to fall”, introdotta dall’acustica e caratterizzata da parti corali che ricordano vagamente i Pink Floyd o, se preferite, “Silent lucidity” dei Ryche. Il secondo, “Always endlessly”, sul lato più romantico ed edulcorato, quindi di sicuro effeto, conclude degnamente un bel disco.

Bentornati Von Groove! Io, fossi in voi, quest’album lo ascolterei con attenzione. La modernizzazione del loro classico sound, dovuta, credo, più ad obiettivi artistici che commerciali, li snatura un pochino, però la classe dei tre attempati canuck rockers c’è sempre tutta. Mladen è un ottima ascia ed è incredibile quanto la voce di Michael Schotton paia quasi non aver sentito il peso degli anni. Ma, ancora più importante, procuratevi assolutamente una copia del debut omonimo datato 1992, prodotto da Richie Zito e sul quale suonava la batteria Dean Castronovo. E poi mettetelo nella vostra bacheca accanto a “Under lock and key”, “Invasion of your privacy” e “Pride”: vi assicuro che non sfigurerà!

© 2026, Vittorio Mortara. All rights reserved.

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