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28 Maggio 2026 Comment Stefano Gottardi
genere: Sleaze Metal
anno: 2026
etichetta: Indie Recordings
Tracklist:
1. Beating In My Chest
2. Living Out Of Line
3. All Hail Hypocrisy
4. Tripe Threat
5. Wasteland
6. When Eden Burn
7. Pseudo Genius
8. Bad Addiction
9. Porridge Head
10. Watcha Gonna Do
11. Cashed Out
Formazione:
Lizzy DeVine - Voce, Chitarra Ritmica
Mats Wernerson - Basso
Kristian Solhaug - Chitarra Solista
Robin Nilsson - Batteria
Ospiti:
Erik Mårtensson - Chitarra, Kazoo, Backing Vocals
Contatti:
Terzo platter per i The Cruel Intentions, che restano fedeli alla linea sia per quel che riguarda lo stile musicale che l’etichetta discografica, che è ancora una volta la Indie Recordings. Del resto basta guardare la copertina di All Hail Hypocrisy, che punta su un’estetica urbana, decadente e teatrale, per rendersene conto. I quattro membri della band posano su una scalinata monumentale, incorniciati da un portone di pietra scolpita e da due teste di leone che aggiungono un tono quasi regale ma allo stesso tempo controverso, del tutto coerente con il titolo dell’album. L’atmosfera è cupa, dominata da toni grigio‑freddi e contrasti netti, mentre l’abbigliamento stradaiolo dei musicisti rafforza l’identità sleaze e ribelle del gruppo. Il logo dorato, massiccio e imponente, spicca come un marchio di lusso decaduto, creando un contrasto volutamente ironico rispetto al mood ruvido dell’immagine. Il risultato è un artwork che unisce gothic street attitude e glam decadente, trasmettendo immediatamente l’idea di un rock sporco, diretto e senza filtri.
E non appena parte l’opener “Beating In My Chest” e la voce di Lizzy DeVine ci accoglie col suo graffio tagliente si capisce subito che la band non ha alcuna intenzione di smussare gli angoli. Le chitarre di Kristian Solhaug entrano in scena con quella miscela di groove abrasivo e taglio melodico che è diventata il marchio di fabbrica del combo scandinavo, mentre la sezione ritmica spinge con un tiro quasi punk, asciutto e senza compromessi. È il classico attacco “alla Cruel Intentions”: immediato, arrogante ed irresistibilmente catchy.
Da lì in avanti il disco è un concentrato di sleaze moderno, dove l’attitudine street si fonde con un songwriting più maturo e consapevole, capace di alternare ceffoni sonori (“Living Out Of Line”, “All Hail Hypocrisy”, “When Eden Burn”, “Pseudo Genius”, “Bad Addiction”) e aperture melodiche (“Wasteland”) senza mai perdere un briciolo di mordente. La tracklist, come da tradizione del combo norvegese, non si lascia alle spalle nè morti né feriti: All Hail Hypocrisy è il classico album all killer, no filler.
IN CONCLUSIONE
Merito anche della superba produzione di Erik Mårtensson, questo lavoro conferma i The Cruel Intentions come una delle migliori realtà della scena sleaze mondiale. Chi aveva amato il debut No Sign Of Relief e il successivo Venomous Anonymous non resterà deluso: si tratta di uno dei dischi hard rock più convincenti della prima metà del 2026.
Piccola nota a margine per gli amanti del supporto fisico: il jewel case del CD contiene un booklet di 16 pagine, completo di foto autografate di ogni musicista e tutti i testi.
© 2026, Stefano Gottardi. All rights reserved.
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