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30 Maggio 2026 3 Commenti Denis Abello
genere: Hard Rock / Classic Rock
anno: 2026
etichetta: Frontiers Music Srl
Tracklist:
Saviour
She’s The Devil
Praise Hell
Sober
Cherry & Leather
Death Of Me
Temple
Pulling Me Under
Hate Me
Home
Formazione:
Dan Byrne — voce e chitarra
Glenn Quinn — chitarra solista e cori
Colin Parkinson — basso e cori
Max Rhead — batteria e cori
Ci sono album che arrivano con aspettative importanti e altri che, pur partendo da una posizione meno esposta mediaticamente, riescono comunque a creare curiosità tra gli appassionati. This Is Where The Show Begins, debutto del giovane Dan Byrne, appartiene sicuramente alla seconda categoria, ma dopo l’ascolto viene spontaneo pensare che questo ragazzo abbia tutte le carte in regola per fare un salto di livello importante nel panorama hard rock melodico contemporaneo.
Avevo già avuto modo di apprezzarlo musicalmente qualche tempo fa quando ho “scoperto” il singolo Saviour, ma incontrarlo personalmente durante il Frontiers Rock Festival di quest’anno ha aggiunto un elemento in più alla percezione dell’Artista. Oltre a possedere una voce davvero impressionante, Dan si è dimostrato una persona estremamente gentile, disponibile e genuina e in qualche modo queste caratteristiche emergono anche nella sua musica, perché dietro l’impatto rock e l’energia delle canzoni si percepisce sempre una componente emotiva sincera, mai costruita.Il titolo dell’album non potrebbe essere più appropriato. Questo disco rappresenta davvero l’inizio di qualcosa. Non il classico debutto acerbo in cui si intravedono potenzialità future, ma un lavoro che mostra già una chiara identità artistica e una sorprendente maturità compositiva. Dan prende elementi di hard rock moderno, melodic rock, classic rock britannico e persino alcune sfumature alternative, riuscendo però a evitare l’effetto collage che spesso caratterizza molte produzioni contemporane. La prima cosa che colpisce è ovviamente la voce. Byrne possiede un timbro potente, espressivo e riconoscibile, capace di passare dalla grinta più ruvida a momenti decisamente più vulnerabili senza mai perdere credibilità. In un panorama dove spesso la tecnica prevale sull’interpretazione, Dan riesce invece a mettere entrambe al servizio delle canzoni.
L’apertura affidata a Saviour è semplicemente perfetta. Riff incisivi, strofe costruite con tensione crescente e un ritornello che entra subito in testa. È uno di quei brani che riescono a catturare l’attenzione immediatamente e che lascia intuire fin dai primi minuti la qualità complessiva del lavoro.
She’s The Devil alza ulteriormente il livello dell’adrenalina con un approccio più aggressivo e trascinante. Qui emerge tutta la sicurezza di un artista che sa perfettamente come gestire dinamiche e melodie. Il pezzo possiede quell’immediatezza che dovrebbe essere obbligatoria per qualsiasi singolo hard rock che voglia davvero lasciare il segno.
Molto interessante anche Praise Hell, che mostra un lato più teatrale e personale del songwriting, mentre Sober rappresenta probabilmente uno dei momenti più riusciti del disco. Qui le atmosfere si fanno più malinconiche e introspettive, senza perdere intensità. È proprio in brani come questo che Byrne dimostra di non voler essere soltanto l’ennesimo cantante rock dotato di grande voce, ma un autore capace di raccontare emozioni autentiche. Ora torna la componente più rock’n’roll e diretta con “Cherry & Leather” che possiede un groove contagioso e un’attitudine quasi live che la rende immediatamente coinvolgente. Con Death Of Me il disco mostra una sfumatura più moderna. Le melodie restano centrali, ma si percepisce una ricerca leggermente diversa negli arrangiamenti. Il brano riesce a mantenere alta la tensione senza affidarsi esclusivamente alla potenza sonora. Molto buono il lavoro della sezione ritmica. Temple è uno dei pezzi più intensi della tracklist e anche qui si nota una sfumatura moderna negli arrangiamenti. C’è una costruzione progressiva che porta il brano a esplodere emotivamente nel ritornello. Byrne interpreta il pezzo con grande convinzione e riesce a trasmettere quella sensazione di lotta interiore che sembra attraversare parte del disco. Pulling Me Under è probabilmente uno dei brani più heavy dell’album mentre Hate Me è un altro episodio molto interessante in quanto il pezzo gioca parecchio sulle dinamiche e sulle sfumature emotive. Il contrasto tra aggressività e vulnerabilità diventa uno degli elementi più riusciti della canzone. Si chiude con Home, un vero colpo diretto al cuore, e probabilmente il brano più ambizioso dell’intero lavoro. Ampio, atmosferico, quasi cinematografico in alcuni passaggi. Qui Dan sembra voler aprire una finestra sul futuro, mostrando che il suo percorso artistico potrebbe andare oltre i confini del melodic hard rock tradizionale. Le influenze alternative emergono maggiormente, ma senza snaturare il cuore dell’album. Una conclusione intensa e molto intelligente.
Che dire ora? Che bella sorpresa questo album! Un aspetto che merita di essere sottolineato in questo This Is Where The Show Begins è la varietà che però riesce a mantenere una forte coerenza sonora pur offrendo sfumature differenti lungo tutta la tracklist. Non ci sono riempitivi evidenti e soprattutto non si percepisce quella sensazione di già sentito che spesso accompagna molte uscite legate al mondo melodic/hard rock odierno. La produzione svolge un lavoro eccellente nel valorizzare ogni dettaglio. Le chitarre risultano potenti ma mai invadenti, la sezione ritmica spinge con decisione e gli arrangiamenti riescono a sostenere la voce senza soffocarla. Tutto appare costruito per mettere al centro le canzoni, e questa è sempre una scelta vincente.
Quello che più convince, alla fine, è la sensazione di autenticità che accompagna ogni singolo brano. In un periodo in cui molte produzioni sembrano costruite seguendo formule ormai collaudate, Dan Byrne riesce a trasmettere personalità, passione e soprattutto credibilità. E non è poco.
Se questo album rappresenta davvero l’inizio dello spettacolo, allora il viaggio potrebbe diventare molto interessante. Siamo di fronte ad un debutto che lascia intravedere un potenziale enorme e che conferma quanto il cantante britannico abbia le qualità per ritagliarsi uno spazio importante nella scena rock melodica internazionale.
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