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Recensione

79/100

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John Corabi – New Day – Recensione

24 Aprile 2026 Comment Luca Gatti

genere: Hard Rock/Blues
anno: 2026
etichetta: Frontiers

Tracklist:

1. New Day
2. That Memory
3. Faith, Hope And Love
4. When I Was Young
5. One More Shot
6. 1969
7. Laurel
8. Good To Be Back Here Again
9. Love That’ll Never Be
10. Cosi´ Bella
11. Your Own Worst Enemy
12. Everyday People

Formazione:

John Corabi, vocal, guitar;
Marti Frederiksen, backing vocals, guitar, piano, and percussion;
Evan Frederiksen on drums, bass, B3 organ, electric guitar, mandolin, and programming;
Richard Fortus (Guns N’ Roses) lead guitar;
Paul Taylor (Winger, Steve Perry) piano, organ, and clavinet,
Charlie Starr (Blackberry Smoke) guitar;

 

Amici di MelodicRock.it salutiamo tutti con la mano il tanto atteso ed ultimo lavoro del ‘Rock Legend’ John Corabi, inutile e riduttivo riepilogare una carriera di rispettabile spessore artistico (Mötley Crüe, The Dead Daisies, Union e The Scream), Corabi è finalmente pronto a togliersi qualche sassolino dallo stivale dopo oltre 40 anni di manovalanza ed un sacco di adesivi sulla custodia della chitarra, un album di pancia che parla di sé e del suo personale viaggio adolescenziale nel ‘cuore del rock’, un lavoro che suona finalmente come il Corabi solista rimasto per troppo tempo nel backstage di qualcun altro.
Esce con la neofirmataria Frontier Music la sua ultima fatica ‘New day’ registrata a Nashville in collaborazione con l’amico produttore Marti Frederiksen (Aerosmith, Ozzy Osbourne, Buckcherry): con questo ultimo album e forse aiutandosi con le dita della memoria John Corabi ne conta in totale 20, niente male per un’artista che da sua stessa ammissione si vedeva dopo un paio di EP schiattato di fentanyl; ed invece eccolo qua.
E’ lo stesso Corabi nel promo ad introdurci con schiettezza ed entusiasmo al suo ultimo lavoro: “This is a 60’s-70’s sounding classic rock and roll record…Turn it up, and enjoy!!!”

01 ‘New Day’ è freschissima come una coca da frigo, il sound è Classic come un Levis 501, é la metafora anni ‘70 di un incidente tra Aerosmith e David Lee Roth nei loro tour bass, nevicherà buon umore e fantasia, balletti e magiorette in stile California Girls, Joe Perry che si scrolla di dosso la polvere dai pantaloni e confeziona un riff da primi album, l’inizio è puro gaudio, non ha inventato nulla ma è consapevole di averlo suonato bene, una passata o due su quelle nostre patetiche radio style rock se la meriterebbe anche.
02 ‘That Mermory’ secondo singolo ascoltabile in preview è a detta di Conrad la preferita della moglie, ancora un altro Joe Perry Project con Roth sveglio da una settimana che non vuole proprio cedere al Hangover, solido, graffiante, “Rock and Roll” come userebbero dire quei nostri mostri di provincia con stivali e capelli lunghi ma che non hanno mai preso un aereo, altro ottimo pezzo.
03 ‘Faith, Hope and Love’ sembra scritta a quattro mani tra Buddy Guy e Rolling Stones, Rythm and Blues, colpisce la ricerca sonora del vintage ma penso sia merito dell’aria di Nashville, tutto in croccantezza e stereofonia moderna, il Sig Corabi ne ha viste e suonate di cotte e di crude, é un pezzo che rasserena e ti fa guidare con calma sia sull’highway che sulla tangenziale congestionata.
04 ‘When I Was Young’ con Intro acustico su 12 corde perché si, un Rod Steward appassionato di Southern, mi verrebbe da dirvi Kid Rock ma potremmo benissimo illuderci che il Messia debba ancora arrivare, un altro bella canzone registrata con gusto e che rispecchia perfettamente quella vibe 60/70 a cui dichiara con intento di ispirarsi l’album.
05 ‘One More Shot’ che mi toglie dall’impaccio di introdurvelo con qualcosa di molto simpatico o di molto stupido, una strizzata d’occhio a SRV con un ritornello molto Kozen, Corabi pesca sempre nel buono e pesca anche stavolta bene, i suoni sono quelli belli, vecchi amplificatori saggiamente lasciati in soffitta e tirati fuori per l’occasione senza neanche un filo di polvere.                                                                                                                              06 ‘1969’ é una dedica a quegli anni di incredibile musica e uomini sulla luna, un altro bullone ben avvitato su questa muscle car rock blues, anche un po’ Credence of course, gira bene senza sconvolgente originalità ma il motore fa tutti i rumori giusti con stacchi ed incastri strumentali degni del buon Bonamassa.
07 ‘Laurel’ ci ha messo un paio di ascolti a spiegarmi chi fosse ma ne è valsa la pena farsi stuzzicare l’orecchio, Classic sound di quel Tom Petty che piace a grandi e piccini, graffia il cantato e seduce il suonato, quella ballata birra e nostalgia che si incastra e spezza un po il mood rock blues ma solo un poco, è l’ultima sigaretta del pacchetto, quella non necessaria ma che ringrazi di aver trovato.
08 ‘Good To Be Back Here Again’, 09 ‘Love That’ll Never Be’ e la successiva 10 ‘Così Bella’ cavalcano la reminescenza e lasciano risuonare la nostalgia di un classic rock più arzillo che mai ribadendo tutto il buono fin’ora scritto, sembra poco ma non lo è a riprova di un album organico ed un’artista dalla mai sopita vena artistica, 11 Your Own Worst Enemy’ aggiunge due altri volti alla mirabile montagna rocciosa fin qui scolpita dal buon Corabi, accordi di nona eccedente per dare quell’experience ala Hendrix in un una chiave funk più ruffiana da Kreviz
Conclusioni ascoltando la traccia n.8 ‘Good to be Back Again’:
Non è certo l’album con l’acuto radiofonico da hit 2026 ma è sicuramente un lavoro di sostanza, ti lascia quella bella freschezza di musica suonata bene, non sarebbe giusto lamentagli uno sguardo troppo stucco al passato perché comunque il risultato è tutto fuorché bislacco, traspare nitidamente l’entusiasmo di un artista finalmente libero di esprimere il suo lato solista con onestà creativa, non rivoluzionaria ma decisamente romantica ed intima, forse non spaccherà mai le classifiche ma ci da il non fondato motivo di credere che Corabi in compagnia dei giusti amici in studio si sia divertito a mettere insieme queste tracce che suonano di rock e di influenze dei giganti, suonano come John Corabi voleva, suonano come uno sfizio lasciato per troppi anni da parte, quest’album è la sua personale ricompensa ed il nostro regalo, il modo migliore per affezionarsi ad un artista così longevo se mai ci fosse ancora bisogno di un altro ed ennesimo motivo.

Ogni tanto di musica bella se ne trova e noi siamo qui per dirvelo.

© 2026, Luca Gatti. All rights reserved.

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