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Recensione

86/100

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Creye – IV Aftermath – Recensione

25 Aprile 2026 4 Commenti Paolo Paganini

genere: AOR
anno: 2026
etichetta: Frontiers

Tracklist:

1. Something Missing
2. Bad Romance
3. Rust
4. Left in Silence
5. Don’t Talk About It
6. Through the Window
7. Only You
8. Glow
9. Aligned
10. The Last Night On Earth
11. Clay

Formazione:

Simon Böös - Voce
Andreas Gullstrand - Chitarra
Fredrik Joakimsson - Chitarra
Denny Karlsson - Basso
Vidar Savbrant – Batteria

Contatti:

https://www.facebook.com/creyesweden
https://www.creyesweden.com/
https://www.instagram.com/creyesweden/

 

Il disco che attendevo con più trepidazione quest’anno era sicuramente il nuovo capitolo dei talentuosi Creye. La band formatasi nel 2015 per volontà del chitarrista Andreas Gullstrand (unico membro da sempre presente in formazione) si è fatta notare tre anni più tardi grazie all’omonimo debutto, conquistando immediatamente i cuori degli appassionati di AOR. Un senso della melodia fuori dal comune, un sapiente e raffinato uso delle tastiere abbinato ad un guitar working robusto ma mai invadente, una produzione fresca e moderna, hanno contribuito a foggiare fin da subito il sound della band. Apparentemente tutto perfetto se non fosse che il combo scandinavo ha un grosso problema nel mantenere una formazione stabile soprattutto per quanto riguarda il ruolo di vocalist. Nei quattro dischi dati alle stampe fino ad oggi troviamo infatti tre cantanti differenti, cosa che non contribuisce certo a identificali come un vero e proprio gruppo ma piuttosto come un progetto personale del solo Andreas. Se però mettiamo da parte questo aspetto e ci concentriamo solo sulla qualità delle pubblicazioni allora dobbiamo ammettere che i nostri ci sanno fare alla grande. Prova ne è il nuovo album IV Aftermath, una collezione di gemme di melodic rock che vi catapulterà in un mondo fatto di melodie celestiali, riff potenti e ficcanti eseguiti con grande classe e perizia tecnica. Quasi impossibile redigere una classifica o descrivere le singole tracce in quanto tutti i brani si attestano su un livello altissimo. Personalmente metterei al vertice la celestiale Something Missing, un pezzo praticamente perfetto in pieno stile arena rock anni ’90 che da solo varrebbe l’acquisto del cd. Per la stragrande maggioranza dei gruppi in circolazione questo potrebbe rappresentare l’apice di un’intera carriera ma non per i Creye, capaci di piazzare una dopo l’altra una serie di potenziali hit con una disinvoltura imbarazzante. Della stessa pasta risultano essere Bad Romance, Rust e l’eccezionale primo singolo Left In Silence, tutte tracce destinare a girare ininterrottamente nella vostra playlist. Se cercavate un brano sottotono o un filler rassegnatevi perché qui non ne troverete.

Un disco di assoluta eccellenza che vede l’unico (ma non certo trascurabile) punto debole nella voce di Simon Böös, una versione opaca e depotenziata del predecessore August Rauer e che in varie occasioni sembra al limite della propria estensione vocale. Questo aspetto purtroppo finisce per penalizzare non poco il voto finale che avrebbe potuto raggiungere la soglia del 90. Attendiamo la loro esibizione al prossimo Frontiers Rock Festival in programma dal 1° al 3 maggio prossimo presso il Live Music Club di Trezzo sull’Adda per poterne oggettivamente giudicare le capacità in sede live.

 

© 2026, Paolo Paganini. All rights reserved.

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