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Recensione

86/100

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Tyketto – Closer To The Sun – Recensione

29 Marzo 2026 7 Commenti Samuele Mannini

genere: Hard Rock
anno: 2026
etichetta: Silver Lining

Tracklist:

Higher Than High
Starts with a Feeling
Bad for Good
We Rise
Donnowhuddidis
Closer to the Sun
Harleys & Indians (Riders in the Sky)
Hit Me Where It Hurts
The Picture
Far and Away
The Brave

Formazione:

DANNY VAUGHN – Lead & backing vocals, acoustic & electric guitars, harmonica, keyboards and percussion
CHRIS CHILDS – Bass Guitar, percussion, keyboards, backing vocals
JOHNNY DEE – Drums, percussion, backing vocals
HARRY SCOTT ELLIOTT – Lead and rhythm electric guitars, percussion, backing vocals
GED RYLANDS – Keyboards, percussion, backing vocals

Contatti:

www.facebook.com/TykettoTheOfficial/

www.instagram.com/tykettoofficial

www.tyketto.com

 

A volte noi appassionati di musica abbiamo degli atteggiamenti davvero curiosi che finiscono per condizionarci. Quando esce un disco di una band che amiamo, ad esempio, ci prende la fregola di ascoltarlo a tutti i costi e ci costruiamo una serie di aspettative su come suonerà, sperando che ci regali le stesse emozioni dei lavori migliori. Poi, al primo ascolto, se non troviamo quell’hit che ci fece sognare trent’anni fa, andiamo in depressione.

È per questo che i dischi andrebbero sempre ascoltati con attenzione e con la mente libera. Dopo un primo ascolto fugace e distratto di questo Closer To The Sun, non nego di aver storto un po’ il naso,  e perché, vi chiederete? Perché, in fondo, stavo cercando un’altra Forever Young. Sì, dai, non prendiamoci in giro: molti di noi si aspettavano esattamente quello, e forse gli stessi Tyketto sono rimasti in qualche modo prigionieri di un disco meraviglioso e probabilmente irripetibile come Don’t Come Easy. Vi è mai riuscito, una volta nella vita, di fare un gol in rovesciata e piazzare la palla nel sette? Ecco: bisogna mettere in testa che certe cose riescono una volta sola e non sono facilmente ripetibili, e insistere a provarci non renderà certo più probabile riuscirci di nuovo. Anzi, poiché l’arte è per sua natura estemporanea e vive di una serie di variabili imponderabili, il tentativo di ripetersi può diventare persino deleterio.

Ecco, dunque, cosa ho fatto: ho messo il CD sull’impianto hi-fi e mi sono seduto in poltrona ad ascoltare attentamente. E il mondo è cambiato: smettendo di cercare ciò che nel disco non c’era, sono riuscito a trovare quello che invece c’era davvero. E sinceramente è tanta roba.

Se proprio vogliamo cercare il paragone artistico, io trovo questa ultima fatica dei Tyketto più assimilabile a Strength in Numbers, album che quando uscì non riscosse molto successo, ma che artisticamente era e resta molto valido. Ed è proprio l’opener “Higher Than High” a darmi questa impressione: riff decisi, melodia diretta, un’armonica che profuma di libertà, sarà per il tipo di produzione meno patinata e più essenziale, ma a me l’assonanza è parsa evidente. È un brano che ti invita a lasciare fuori il mondo ed entrare dentro la musica, quasi una dichiarazione d’intenti. Funziona perfettamente come biglietto da visita, anche se è nel corso dell’album che la profondità vera si svela. “Starts with a Feeling” porta la chitarra acustica in primo piano, confermando che i Tyketto rimangono maestri assoluti della ballata rock, quella con la B maiuscola: costruzione lenta, impatto emotivo devastante. “Bad for Good” invece è l’inno da stadio, il pezzo che dal vivo farà cantare il pubblico a squarciagola, con un tappeto di tastiere che sorregge senza soffocare. Il cuore emotivo del disco però batte nella seconda metà. La title track “Closer to the Sun” è una di quelle canzoni che, se le ascolti attentamente, ti restano dentro, ed è qui che ci si lega alle atmosfere del debutto, non per imitazione nostalgica, ma per una sorta di parentela naturale, come se la band stesse finalmente chiudendo un cerchio. È il punto in cui l’album trova la sua identità definitiva, e da lì in avanti mantiene la rotta senza esitazioni. D’altra parte, la voce di Vaughn è per me una delle più iconiche del panorama hard rock a stelle e strisce, e probabilmente a me piacerebbe pure se leggesse l’elenco del telefono, ma a 65 anni suonati non avverto cedimenti di sorta e posso dire tranquillamente che riesce ancora a trasmettere emozioni e feeling in quantità industriale, e lo dimostra ampiamente anche in “Far and Away”, canzone che oltre a far da palcoscenico perfetto alle doti canore di Danny, porta una sfumatura folk inaspettata e commovente oltre ad incantare con un delizioso inserto di violino. “The Brave” chiude il tutto con energia e calore, lasciando una sensazione di completezza rara.

Questo, Closer to the Sun, al netto un paio di brani meno ispirati, è dunque un disco straordinario per ambizione, coerenza e risultato. Non è un album nostalgico: è un album maturo, scritto da chi sa esattamente cosa vuole dire e come dirlo. In un’epoca in cui il melodic rock rischia spesso di ridursi a simulacro di sé stesso, i Tyketto dimostrano che il genere ha ancora qualcosa di autentico da offrire, a patto di metterci dentro anima vera.
Trentacinque anni dopo Don’t Come Easy, finalmente possiamo fare davvero la pace con le nostre aspettative.

 

© 2026, Samuele Mannini. All rights reserved.

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