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04 Marzo 2026 2 Commenti Vittorio Mortara
genere: AOR
anno: 2026
etichetta: Luck Bob Records
Tracklist:
1. Breaking These Chains
2. When It's Gone
3. In The Shadows
4. Bitter Sweet Melody
5. Turn Back The Time
6. Unbreakable
7. I Won't Change
8. They Taught Me Love
9. Calling For You
10. Hear You Cry
Formazione:
Peach Stöckli - Voce
Bemy Bitzer - Chitarra
Robin Stöckli - Tastiere
Martin Arnold - Basso
Tommy Strobel – Batteria
Scusateci, ma tra uscite a mitraglia ed etichette che non ci mandano I promo, per forza di cose qualche recensione viene pubblicata (ingiustamente) postuma. È il caso di questo “Turn back the time”, nuova fatica dei misconosciuti Subway. Misconosciuti, ma dalla lunga carriera, iniziata addirittura nel 1990. Devo ammettere, in franchezza, di avere solo qualche reminiscenza del debutto per i numerosi inserti di sax che lo caratterizzavano. Poi ne ho totalmente perso le tracce. Vuoi per una distribuzione non proprio capillare dei successivi quattro lavori, vuoi perché, tutto sommato, quell’album non era esattamente all’altezza delle mirabolanti uscite dell’epoca. Fatto sta che mi sono trovato fra le mani un lavoro di una qualità che proprio non mi aspettavo. Partendo dal terzetto originario di sezione ritmica e chiatarra ed innestando i fratelli Stöckli alle tastiere e alla voce, i Subway ci buttano lì un platter di hard rock/Aor per nulla scontato né modaiolo, con cinque/sei pezzi di livello assoluto e, in generale, senza cali clamorosi di qualità.
Devo ammettere che l’hammond (che io odio) di “Breaking these chains” non mi ha invogliato da subito a proseguire l’ascolto… Tuttavia, come è noto, la perseveranza paga. E già dal bel ritornello le sorti del disco si risollevano. E continuano a migliorare sulle note della hardeggiante “When it’s gone”, assimilabile allo stile degli Alliance di mr. Robert Berry. Ma è da “In the shadows” che si prende decisamente quota: pop rock d’atmosfera, scritto con meastria e cantato alla perfezione dall’ottimo Peach Stöckli. E ancora le linee vocali fanno di “Bitter sweet melody” una gran bella canzone di hard melodico senza tempo. L’intro con voce femminile di “Turn back the time” innesca brividi emozionali alla base del cranio che non accennano a diminuire lungo il corso dell’intero brano, forse il migliore del lotto. Pure molto gradevole risulta il classicone di AOR “Unbreakable” semplice, pulito, efficace. E quanto è bello il coro del manifesto di intenti “I won’t change”? A questo punto, cari i miei arcigni metallari, tirate fuori i fazzoletti perché il lento “They taught me love” è di quelli che emozionano sul serio. E la lacrimuccia, si sa, ci scappa. Poi passate all’ennesima AOR track “Calling for you”, perfetto melange di chitarra tastiere e cori, ma senza metter via il kleenex! Perché la conclusiva “Hear you cry” è un’altra ballad. È vero che non è strappalacrime come la prima, ma segna il congedo da questo ottimo lavoro. Ed è un vero peccato…
Beh, ragazzi: per chi vi scrive questo è un discone. Punto. Belle canzoni, bravi musicisti e discreta (auto) produzione. Non aggiungo altro.
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