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Recensione

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Hot Rod – Harder Faster Glitter – Recensione

13 Marzo 2026 1 Commento Alberto Rozza

genere: Hard Rock
anno: 2026
etichetta: Street Symphonies Records

Tracklist:

Wild Wheels
Wasted
Little Dirty Blonde
Clandestine
HeadbanGirl
Shot Of Love
Turning Blue
Don’t Wanna Be Like You
Jenny
Rock The House
Bullet Speed

Formazione:

Giuseppe Costa - Vocals

Christian Balsamo - Guitars

Mirko Di Bella - Guitars

Valeria Caudullo - Bass

Cristina Settembrino - Drums

Contatti:

Facebook: https://www.facebook.com/hotrodband

 

Conosciamo l’hard rock duro e puro degli italianissimi Hot Rod, con il loro nuovissimo album “Harder Faster Glitter”, denso di reminiscenze anni ‘80 e dal gusto decisamente interessante e coinvolgente.

Partiamo fortissimo con la opening “Wild Wheels”, scatenata, travolgente, corale al punto giusto, che prepara l’orecchio dell’ascoltatore a quanto succederà a breve. “Wasted” centra in pieno il bersaglio, riportandoci indietro nel tempo e presentandosi come un pezzone tosto e tirato, dalla voce tagliente e dalla base ritmica martellante. Continuiamo sulla stessa lunghezza d’onda con “Little Dirty Blonde”, canonica per tematica e atmosfera, piacevole per gli amanti del genere, sia per la resa strumentale che per l’ottimo arrangiamento. Arriva il momento di aprire i nostri cuori: “Clandestine” mischia elementi veloci e rudi a passaggi dolci e suadenti, in un mix godibile e di effetto. Torniamo a saltare con “HeadbanGirl”, ritmicamente movimentata, dalla dinamica interessante e globalmente ben riuscita. Con “Shot Of Love” ci apriamo verso orizzonti spaziosi e solari, un brano che riempie di sensazioni positive, nonostante una struttura non particolarmente originale. Proseguiamo nella corsa con la frenetica “Turning Blue”, sempre sulla linea stilistica del resto dell’album, a ribadire le influenze e le caratteristiche principali dell’Hot Rod – pensiero. Un riff tagliente ci dà il benvenuto in “Don’t Wanna Be Like You”, coinvolgente e gradevole, così come la successiva “Jenny”, intensa e dinamica, che alterna parti soft a parti ben più sostenute. “Rock The House” ci fa scatenare e muovere la testa, classico pezzo per lasciarsi andare e dal sicuro effetto bomba durante i live. Chiusura affidata alla taglientissima “Bullet Speed”, che strizza l’occhio allo speed, altra prova della poliedricità della band, capace di attingere da più settori del rock per consegnarci, in conclusione, un lavoro ben eseguito, solido e ben prodotto, per gli amanti delle atmosfere della golden age dell’hard rock e non solo.

© 2026, Alberto Rozza. All rights reserved.

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