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29 Marzo 2026 1 Commento Denis Abello
genere: AOR / Melodic Rock
anno: 2026
etichetta: Art of Melody Music (Burning Minds Music Group)
Tracklist:
1. Run Into The Storm
2. Out Of Range
3. I’m Not Broken
4. A Stone In Time
5. Can You Feel Me?
6. Chasing The Dawn
7. One Last Time
8. Like Brothers
9. Together
10. I Am Fire
Formazione:
Davide Merletto: Lead Vocals
Mika Brushane: Drums, Backing Vocals
Samuli Federley: Lead Guitars, Backing Vocals
Time Schleifer: Bass Guitar, Backing Vocals
Saal Richmond: Keyboards, Synthesizers, Programming, Backing Vocals
Ospiti:
Davide "Dave Rox" Barbieri: Backing Vocals on "A Stone In Time" & "Can You Feel Me?"
Alessandro Del Vecchio: Backing Vocals on "Chasing The Dawn"
Ci sono dischi che ti accompagnano in un viaggio senza scossoni che dura l’arco del loro ascolto e altri che invece sono in grado ti riportarti esattamente in luoghi precisi, fatti per lo più di sensazioni, ricordi e suoni che pensavi magari di aver perso. Firesky, debutto omonimo di questo progetto internazionale targato Burning Minds Music Group, appartiene decisamente alla seconda categoria. È uno di quegli album che, fin dal primo ascolto, ti fa capire che dietro non c’è solo passione per l’AOR ed il melodic rock, ma una visione chiara, lucida, quasi “nobile” per come l’AOR ed il Melodic Rock vengono qui trattati.
Il progetto nasce attorno a musicisti esperti della scena europea, con Mika Brushane a portare a terra l’idea e a guidare la sezione ritmica coadiuvato dall’ottimo Time Schleifer. La chitarra di Samuli Federley si fa notare in più di un passagio e per chi naviga su queste pagine non suonerà nuovo il nome dell’Italianissimo Saal Richmond (In-side) che qui si occupa delle tastiere ma soprattutto è forte il suo impatto a livello di arrangiamenti e produzione. Troviamo infine un altro nome Italiano a prendere un posto importante sulla scacchiera dei Firesky. Davide Merletto (Lace, ex-Planethard) infatti si prende sulle spalle il peso ed il privilegio di dare un’identità vocale forte e riconoscibile al tutto. La sua prova non sarà mai sopra le righe, mai troppo forzata e sempre ben incastonata dentro le canzoni. Primo punto a favore per questi Firesky!
Parlavamo prima di arrangiamenti, ed è impossibile non sottolineare quanto questo disco sia stato pensato, costruito e rifinito con una cura quasi maniacale. Non c’è nulla di lasciato al caso. Le tastiere non si limitano a riempire gli spazi, ma dialogano costantemente con le chitarre, creando trame sonore ricche e mai ridondanti. I cori sono stratificati con intelligenza, sempre funzionali al pezzo, mentre la sezione ritmica resta solida e precisa in ogni passaggio. La produzione di Saal Richmond è semplicemente uno dei veri valori aggiunti del lavoro: moderna, pulita, potente, ma con un forte rispetto per il suono classico dell’AOR.
L’apertura con l’intro Run Into The Storm mescola elementi alla Vangelis con il classico AOR e subito mette in chiaro il livello generale. Out Of Range alza ancora il tiro, con un approccio diretto e chitarre belle presenti. I’m Not Broken piazza un mid-tempo elegante ma potente, costruito su dinamiche sottili e su un’interpretazione vocale riuscita.Uno dei momenti centrali del disco è A Stone In Time, che riesce a essere allo stesso tempo evocativo e immediato. Qui emerge tutta la capacità del progetto di costruire brani che funzionano sia di pancia che di testa, grazie a un lavoro di arrangiamento davvero raffinato. Can You Feel Me? porta invece il disco su coordinate più radiofoniche, con un taglio quasi pop-AOR che però non scade mai nel banale, mentre Chasing The Dawn amplia ulteriormente il respiro del lavoro, con atmosfere più cinematografiche e un uso delle tastiere che crea profondità e suggestione. La parte centrale dell’album è probabilmente quella che più mette in evidenza la maturità del songwriting e che più ho apprezzato. One Last Time è una ballad costruita con grande sensibilità, senza eccessi, ma con una crescita emotiva costante e credibile. Di assoluto valore anche Like Brothers, coscritta con Pierpaolo “Zorro” Monti e Dave Zublena, gioca invece su una coralità molto forte e vince sul senso di coesione che traspare nella prova di tutta la band. Together è uno di quei pezzi che ascolti con un accenno di sorriso sul volto: positivo, diretto, con un ritornello che sembra fatto apposta per essere cantato a pieni polmoni. La chiusura con I Am Fire è un crescendo che riassume perfettamente l’anima del disco, tra energia, melodia e un lavoro sui cori davvero notevole. È una chiusura che lascia quella sensazione rara di completezza, come se tutto fosse andato esattamente al posto giusto.
Quello che colpisce alla fine è che Firesky non prova mai a reinventare il genere. Non ne ha bisogno. La sua forza sta tutta nella capacità di prendere un linguaggio codificato come quello dell’AOR e renderlo attuale attraverso dettagli, sfumature, produzione e arrangiamenti. È un disco che suona “classico” nel senso più bello del termine, ma con una qualità sonora e una consapevolezza compositiva assolutamente contemporanee. Il suo pregio più grande può però essere visto come il suo unico tallone d’achille. Quest’album non vuole dimostrare nulla, se non il fatto che, quando le canzoni ci sono davvero e sono supportate da una professionalità a tutto tondo, il resto viene di conseguenza.
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