LOGIN UTENTE

Ricordami

Registrati a MelodicRock.it

Registrati gratuitamente a Melodicrock.it! Potrai commentare le news e le recensioni, metterti in contatto con gli altri utenti del sito e sfruttare tutte le potenzialità della tua area personale.

effettua il Login con il tuo utente e password oppure registrati al sito di Melodic Rock Italia!

Recensione

79/100

Video

Pubblicità

Dark Heart – Evolution – Recensione

27 Marzo 2026 Comment Luca Gatti

genere: Heavy Metal – Melodic Metal
anno: 2026
etichetta: Pride & Joy

Tracklist:

1. Light The Flame
2. Cold Winter
3. End Of Tomorrow
4. Hands Of Fate
5. Spread Your Wings
6. Ride The Highway
7. You And I
8. Life To Crucify
9. Eyes Of Light
10. Mortality
11. Burned

Formazione:

Alan Clark (vocals, backing vocals and keys)
Nick Catterick (guitars, keys, backing vocals)

Ospiti:

Pete Newdeck (drums, backing vocals), Josh ‘Tabbie’ Williams (bass)

 

Amici di MelodicRock.it, mettetevi comodi: oggi infiliamo sotto i raggi X l’ultimissimo lavoro dei Dark Heart, conoscenza già notissima a cui, per completezza, vi rimando al nostro articolo 2024 del buon Massimiliano MaxAor Carli per cronologia e genealogia.

Primo brano “Light The Flame”, a biglietto da visita del terzo studio album “Evolution”, è la redine ben stretta di quanto già sfoggiato nel 2024 con il precedente EP di ritorno “Out of Shadows”. L’ossatura è fortemente un Hard Rock di stampo R.J. Dio – n.d.r. divino – ma forse la vera novità (Evolution?) che cattura di primo acchito l’ascoltatore rispetto ai precedenti lavori è il massiccio uso di synt, che conferisce una piacevole deriva 80/videogame 2D in stile Dance With Dead che stuzzica: Cyber Metal? Cyber Epic? Capitato mai di ascoltare gli Old Gods of Asgard per la soundtrack Alan Wake II?
È piacevole immaginarsi su un’auto stile Blade Runner con chiodo di pelle ed occhiali da sole improbabili, lo so ho i miei problemi.

Seconda traccia “Cold Winter”, la band ritorna in un solco più classic e meno artefatto: un inizio blusy un po’ Cindarella ed uno strutturarsi in crescendo molto Tesla. Piacevole, ma l’impressione è che quella magic box di strani tubi e laser verdi sia stata volutamente spenta.

Si prosegue in “End of Tomorrow” e la band si mette alla prova in una ballata dalle sonorità piuttosto storte e cupe: riff ala “Diary of a Madman” ed evolversi ritmico sempre con un retrogusto Black Sabbath, per restare tra parenti serpenti. Nulla di estremamente lirico ed onirico per ciò che riguarda la prima cit e nulla di così granitico per ciò che riguarda i secondi: quadrata come un onesto pezzo di Tony Martin, alla voce di cui peraltro simile è lo stile. Sperimentale per i più curiosi, ma decontestualizzata per chi cerca un filo logico nell’insieme.

“Hands of Fate” è sicuramente più trascinante: si riaccende a singhiozzi la magic box, un po’ meno heavy ma comunque Eighties, riff alla Campell ma ritornelli che strizzano l’occhio ad un rock per tutti i palati a modi Yes, decisamente piacevole.

“Spread Your Wings”, pezzo soft touch avvolgente: arpeggi sognanti pieni di chorus che riportano, volente o dolente, a quegli anni lì. La chitarra piace nella sua chiara intenzione John Sykes, efficace e bonjoviano nel senso non dispregiativo; ritornello con tanto colore, così come ottimo special degno di ogni ballad che si rispetti.

Traccia 6, “Ride the Highway”: testa bassa e geometrie di power chords più che note, si riposiziona tiro e focus nell’hard rock, incalzante e decisa con i giusti spigoli, come Whitesnake mai ha smesso di insegnare. È tutto al posto giusto, come quelle subrette messicane che danno le previsioni meteo: cielo sereno.

Successiva 07, “You and I”, affronta ed esplora volontà e sonorità più complesse: è la presa di coscienza dei propri fondamentali di stile per invadere con curiosità territori più alternative. Insieme alla traccia 10, “Mortality”, sono forse i pezzi che segnano la vera Evolution del progetto; specie quest’ultima risalta per intro strumentale che si atteggia maestoso. È la maturità musicale che alza la testa verso generi più complessi: l’intenzione e la presunzione sono tutte verso Dream Theater. Plauso al cantante Alan Clark, che mette alla prova ego e talento: intenso, tecnico così come poliedrico, si adatta lungo l’album alle asperità del tracciato modellando voicing ed interpretazione alle necessità di composizione.

“Life To Crucify”: ritorna quella vibe-videogame ala Dance With Dead, con riff di synt su cui si avvita l’intero set di strumenti; accordi croccanti e drums sugli alti. È un pezzo non travolgente ma sicuramente trasportante, così come il successivo 9 “Eyes of light” ed il finale di album “Burned”, che appaga e chiude l’ascolto come lo scontro con il boss finale. Questa sorta di Epic trasportata in un contesto ‘80 Cyberpunk – come del resto in voga da tanti colleghi del panorama Heavy – trovo sia una tra le ultime non novità più appaganti del settore.

La band ha diverse frecce al suo arco e non teme di scagliarle dentro queste 11 tracce dai giusti sfoghi compositivi: si carrella dall’hard all’epic fino a punte di alt che confondono l’idea di un unico concept, ma gettano invece le basi per un buonissimo album, la prova di meritarsi una seggiolina nel salone degli eroi ed una gemma sul grande albero del rock.

Che dire di buono dello stesso superstite Clark, ultimo alfiere originale dei Dark Heart, non proprio di primo pelo (è calvo…): freschezza ed entusiasmo creativo che, dal Commodore ’84 a questo sequel HD, regala a questa band una nuova inaspettata primavera.

© 2026, Luca Gatti. All rights reserved.

Ultime Recensioni

Devi essere registrato e loggato sul sito per poter leggere o commentare gli Articoli

0
Would love your thoughts, please comment.x