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Recensione

80/100

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Transatlantic Radio – Midnight Transmission – Recensione

20 Febbraio 2026 1 Commento Vittorio Mortara

genere: AOR
anno: 2026
etichetta: Frontiers

Tracklist:

1. That's What You Get (For Falling In Love)
2. City Of Angels
3. Wide Awake
4. Fever Dream
5. The Good Times
6. First To Be The Last
7. All For You
8. Against All The Odds
9. Born To Rise

Formazione:

Mattias Osbäck – Voce
RJ Ronquillo – Chitarre
Victor Brodén – Basso
Fred Kron – Tastiere
Chris Reeve – Batteria

 

Ahhhh! Finalmente un disco di vero, puro ed incontaminato AOR di stampo americano! Penso che fosse dai tempi del secondo fantastico album dei Tour De Force che non mi capitava di ascoltarne uno così! Un melange di riff hard rock, scintillanti keys e ritornelli ammiccanti. Questa multinazionale di cinque ragazzi con sede a L.A. sa sicuramente il fatto suo quando si tratta di suonare. E per gran parte dell’album dimostra anche di saper scrivere belle canzoni. Peccato che qua e là il livello cali un poco, altrimenti saremmo di fronte ad un serio candidato alle top ten del 2026…
Infatti come si fa a non emozionarsi già dalle prime note di “That’s what you got (for falling in love)? Riff cromato, tastiere d’atmosfera ed il classico crescendo strofa-bridge-coro-assolo che ci porta all’epoca che fu con tutte le conseguenze emozionali che ne derivano. Mentre i brividi ci corrono ancora lungo la schiena, “City of angels” ci ricorda qual’era il nostro sogno da diciottenni: stare in sella ad una Harley con biondona al seguito su e giù per il Sunset boulevard. Mattias Osbäck è un cantante dotato e, soprattutto, perfetto per il genere proposto. Ascoltatelo prima graffiare su “Wide awake” e poi accarezzarvi i timpani sulla splendida semiballad “Fever dream” e ditemi che non ho ragione. “The good times” è un manifesto di quanto detto sopra: un revival di quei “good times” a noi tanto cari… Tempi in cui il compianto Jack Ponti componeva pezzi che parecchio assomigliavano a “First to be the last”. E ancora: gli Atlantic del primo disco fanno capolino su “All for you”, azzeccata nelle atmosfere soft e nel coro facile facile. Un po’ sotto tono, “Against all odds” ricicla per l’ennesima volta nella storia riffone killer di “Love cries” degli Stage Dolls per poi cedere il passo alla conclusiva “Born to raise”, altro classico pezzo di AOR a stelle e strisce introdotto da un delicato pianoforte.

Insomma, bel lavoro per Osbäck e soci. Veramente. Un paio di pezzi sono un poco sottotono e manca una vera e propria ballad, ma ciò non toglie che siamo di fronte ad un album che ha tutti i crismi per piacere. Compresa una produzione all’altezza. Certo, non vi è traccia di originalità qui. Ma, in fondo, ci importa veramente? La musica si ascolta perché provoca emozioni. E i ragazzi lo fanno. Garantito!

© 2026, Vittorio Mortara. All rights reserved.

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