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Recensione

70/100

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Temple Balls – Temple Balls – Recensione

13 Febbraio 2026 Comment Vittorio Mortara

genere: Melodic Metal
anno: 2026
etichetta: Frontiers

Tracklist:

1. Flashback Dynamite
2. Lethal Force
3. Tokyo Love
4. There Will Be Blood
5. We Are The Night
6. Hellbound
7. Soul Survivor
8. The Path Within
9. Stronger Than Fire
10. Chasing The Madness
11. Living In A Nightmare

Formazione:

Arde Teronen – Voce
Jimi Välikangas – Basso
Jiri Paavonaho – Chitarra
Niko Vuorela – Chitarra
Antti Hissa – Batteria

 

 

Prendete i Judas Priest di Painkiller, stemperate con una cucchiaiata dei primi Motley e sfumate con un bicchierino di Firehouse. Cosa ottenete? Ma i Temple Balls, ovviamente! Orfani del compianto axeman Niko Vuorela, prematuramente scomparso l’ottobre scorso, i compaesani di Babbo Natale lanciano sul mercato la loro quinta fatica autointitolata. Un platter che non sposta di una virgola il tiro stabilito dai quattro precedenti lavori.

“Flashback Dynamite” fa partire il disco con il giusto mix degli ingredienti, ed il funky metal di “Lethal force” prosegue legato a doppio maglio alla band di Reach For The Sky. Poi, alla terza, arriva la top track: “Tokyo love” spacca di brutto con la strofa rubata a Painkiller e l’esplosione di un ritornello che vi ritroverete a canticchiare più spesso di quanto immaginiate. Il singolo “There will be blood” è il risultato della ‘scandinavizzazione’ di Shout at the devil, tamarrizzata da dissonanti tastiere. “We are the night” è un anthem dalle atmosfere americane che ci sorprende con il suo assolo centrale… di sax!!! Poi il ritmo accelera nello speed-metal scarno ed essenziale “Hellbound” e subito dopo “Soul survivor” cerca di fare la piaciona ma senza riuscirci appieno. E ugualmente inoffensiva risulta “The path within”. Meglio va con “Stronger than fire” con linee melodiche più articolate e la giusta dose di commercialità. Bel pezzo.
“Chasing the madness” scivola via senza graffiare e la conclusiva “Living in a nightmare” è soltanto un filo più incisiva grazie al refrain orecchiabile.

Cosa si può concludere, quindi su questo “Temple Balls”? Per il sottoscritto si piazza una buona spanna sotto il dirompente Pyromide del 2021, così come lo era stato “Avalanche” del 2023. Quell’album è inarrivabile per la sua qualità compositiva su tutti i pezzi e le dosi massicce di adrenalina che è in grado di mettere in circolo. Restano in piedi, altresì, i punti di forza del gruppo: Arde Teronen è una belva assetata di sangue, la doppia chitarra crea un sound dall’impatto terrificante e la sezione ritmica è puntuale come un orologio. Quindi assolutamente da promuovere ed ascoltare. Ma so che i ragazzi possono fare meglio!

© 2026, Vittorio Mortara. All rights reserved.

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