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Recensione

82/100

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Michael Monroe – Outerstellar – Recensione

20 Febbraio 2026 1 Commento Alberto Rozza

genere: Hard Rock
anno: 2026
etichetta: Silver Lining

Tracklist:

1. Rockin' Horse
2. Shinola
3. Black Cadillac
4. When The Apocalypse Comes
5. Painless
6. Newtro Bombs
7. Disconnected
8. Precious
9. Pushin' Me Back
10. Glitter & Dust
11. Rode To Ruin
12. One More Sunrise

Formazione:

Michael Monroe - Lead vocals, Harmonica
Steve Conte - Guitars, Vocals
Rich Jones - Guitars, Vocals
Karl Rockfist - Drums
Sami Yaffa - Bass, Vocals

Contatti:

Sito: www.michaelmonroe.com/web/

Facebook: www.facebook.com/michaelmonroeofficial

 

Ritorna con un nuovo disco solista il leggendario cantante degli Hanoi Rocks Michael Monroe, energico e riconoscibilissimo, un sempreverde dell’hard rock/slaze.

Sfrenata e travolgente, iniziamo subito col botto: “Rockin’ Horse” è una cannonata, ritmicamente coinvolgente, dal ritornello catchy e che resta inchiodato nella mente dell’ascoltatore. “Shinola” emana vibrazioni positive e scanzonate, con una struttura pregevole e corale: gioiellino. Arriva il turno di “Black Cadillac”, cadenzata e spietata, dalla linea vocale crudele e violenta. Con “When The Apocalypse Comes” ci alleggeriamo nelle ritmiche e nelle sonorità, per abbracciare atmosfere più soavi e delicate: il momento perfetto per tirare il fiato. Saliamo di giri con “Painless”, dalla trama oscura e misteriosa, circondata da una specie di alone di mistero, che la rende piacevole e godibile. “Newtro Bombs” è un pezzone tosto e punkeggiante, veloce, semplice, diretto, al contrario del successivo “Disconnected”, contemporaneo, quasi pop – rock, dalla struttura tradizionale e confortevole. Saltiamo nelle atmosfere sintetiche di “Precious”, effettata, un po’ vuota, forse l’unico cedimento all’interno di un lavoro ben eseguito. Ritorniamo su livelli accettabili con la nostalgica “Pushin’ Me Back”, profonda, azzeccata in ogni sfumatura, globalmente gradevole. “Glitter & Dust”, introdotta da un arpeggio di chitarra acustica, è un brano da strada, semplice, una ballata necessaria e dal sapore vintage: ci voleva. Veloce e canonica, “Rode To Ruin” passa veloce e senza grandi balzi di originalità, portandoci alla traccia conclusiva “One More Sunrise”, insolitamente lunga e orchestrata in modo particolare (addirittura con inserti di armonica), che mette la parola fine a un disco piacevole, divertente, autentico e genuino.

© 2026, Alberto Rozza. All rights reserved.

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