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27 Febbraio 2026 Comment Alberto Rozza
genere: Hard Rock
anno: 2026
etichetta: Frontiers
Tracklist:
1. You Can Give
2. The Fall
3. Lifeline
4. Will You Remember Me
5. Misunderstood
6. Start To Fight
7. All I'd Do
8. Free To Be
9. The End Of Me
10. Quite The Ride
Formazione:
Joel Hoekstra - guitars
Girish Pradhan - lead vocals
Vinny Appice - drums
Tony Franklin - bass
Derek Sherinian - keyboards
Jeff Scott Soto - backing vocals
Contatti:
Sito: http://www.joelhoekstra.com/
Facebook: https://www.facebook.com/JoelHoekstra13
Tornano i Joel Hoekstra’s 13, super band capitanata dal chitarrista degli Whitesnake, con un lavoro che mette subito in chiaro le intenzioni: hard rock di razza, curato nei dettagli, capace di alternare potenza e melodia con grande naturalezza.
Partiamo con l’ascolto e veniamo accolti da “You Can Give”, corposa e dalla struttura interessante, farcita da ottimi e immancabili fraseggi chitarristici che marchiano il territorio fin da subito. “The Fall” è un pezzo tagliente e spietato, ritmicamente sostenuto, dove la sezione ritmica spinge con decisione e lascia spazio a una linea vocale incisiva e memorabile. Puramente melodico, troviamo “Lifeline”, suadente e corale, costruito su un ritornello arioso che resta impresso già dal primo passaggio e dona respiro alla scaletta.
Con “Will You Remember Me” ci lanciamo a capofitto nell’universo ballad: dolce, calda e dal sapore vintage, con un gusto che richiama la grande tradizione melodica degli anni d’oro, ma senza risultare derivativa. “Misunderstood” riporta il disco su binari più heavy, con un riff deciso e una trama vocale aggressiva e potente, mentre la successiva “Start To Fight” prosegue sulla stessa scia con un’attitudine tosta e granitica, fatta di groove serrato e chitarre graffianti.
Perla inaspettata, arriva “All I’d Do”: drammatica e monumentale, costruita su una progressione che cresce fino a un ritornello arioso e godibile, uno di quei momenti che invitano immediatamente al riascolto. “Free To Be” si muove sulla stessa onda, ma con un taglio più dinamico e una grande maestria esecutiva, dove ogni elemento trova il proprio spazio senza mai appesantire il risultato finale.
Un arpeggio di chitarra, arricchito da un breve ma efficace assolo, introduce “The End Of Me”, brano dinamico e interessante, dalle tinte più oscure e tenebrose, che aggiunge ulteriore varietà all’insieme e prepara il terreno alla conclusiva “Quite The Ride”, ariosa e solare, perfetta per chiudere il cerchio con una sensazione positiva e appagante.
Nel complesso, ci troviamo davanti a un lavoro ben eseguito, maturo e piacevole all’ascolto nella sua globalità: un disco che conferma la qualità del progetto, la solidità dei musicisti coinvolti e la capacità di Joel Hoekstra di tenere insieme tecnica, feeling e songwriting in modo convincente e personale.
© 2026, Alberto Rozza. All rights reserved.
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