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Recensione Gemma Sepolta

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Gemma Sepolta

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Harlan Cage – Double Medication Tuesday – Gemma Sepolta

03 Febbraio 2026 3 Commenti Iacopo Mezzano

genere: AOR / Melodic Rock
anno: 1998
etichetta: MTM
ristampe:

Tracklist:

1. Blow Wind Blow
2. Halfway Home
3. Lola's in Love
4. Solitary Dance
5. My Mama Said
6. Dearborn Station
7. Defend This Heart of Mine
8. Restless Hearts
9. Light Out for Losers
10. As You Are
11. Turn Up the Radio
12. Joker On the Kings Highway

Formazione:

L.A. Greene - vocals, guitars
Roger Scott Craig - keyboards, backing vocals, producer

Ospiti:

Billy Liesegang - guitars
Jamie Carter - bass
Michael Lawrence - drums
Lenny Goldsmith - backing vocals
Tommy Funderburk - backing vocals
Robert Kyle - sax
Larry Dow - harmonica

 

Sfogliando come un catalogo i titoli delle produzioni discografiche degli ultimi cinque anni dei ’90 ci si rende conto come questi nascondano un quantitativo incredibile di gemme sepolte del nostro genere. Una serie di pubblicazioni sfortunate (in termini di vendite, di promozione, di budget a disposizione per la propria realizzazione, etc.) uscite in un mercato che – diciamolo con onestà – non sponsorizzava più già da quasi un lustro quel tipo di melodie più raffinate, ponendo i riflettori semmai su di un rock più grezzo, più rumoroso, di certo meno patinato.

Anche in questi anni di siccità monetarie, alcune realtà musicali riuscirono in qualche maniera a crearsi comunque una storia, o una piccola carriera. E’ il caso degli Harlan Cage, un duo statunitense costola dei ben più celebri Fortune (sì, proprio quelli del capolavoro omonimo del 1985) in quanto composto dal loro cantante e chitarrista L.A. Greene e dal loro tastierista Roger Scott Craig, che si riunirono nel 1995 sotto un nuovo moniker – ma con identiche idee e aspirazioni musicali – per pubblicare già l’anno seguente il loro ottimo debutto omonimo, e poi altri tre dischi fino al definitivo scioglimento nei primi anni duemila.

Concentrandosi oggi su Double Medication Tuesday, il loro secondo album edito nel 1998 per la label tedesca MTM, ci rendiamo conto come questo sia, oltre che quasi certamente il loro massimo apice compositivo, un album che non avrebbe in alcun modo sfigurato tre le tante pubblicazioni AOR del decennio precedente. Abbiamo infatti qui ai massimi splendori quel connubio tra energia rock e raffinatezza melodica, e tra potenza di chitarre elettriche e ariosità di tastiere, che fece le fortune del genere nei suoi anni di gloria. Manca forse un po’ di budget per una produzione più bombastica e talvolta più nitida, ma per il resto gli ingredienti magici li ritroviamo tutti, e questo è merito soprattutto di due interpreti d’eccellenza come Greene e Craig, entrambi sugli scudi per ciò che concerne il songwriting, oltre che ai rispettivi strumenti e alle voci.

Così già l’opener Blow Wind Blow appare come un piccolo miracolo musicale, con quel suo intercedere ritmato tra le chitarre, che porta a un ritornello subito orecchiabile, di grande impatto, cantato egregiamente da un Larry Greene che non mi stancherò mai di citare come uno dei cantati AOR più sottostimati di quegli anni. La seguente Halfway Home ruba fin dalla sua intro tutto il rubabile al sound delle tastiere dei Journey, ma lo fa con certa e mirata personalità, reinterpretando senza scimmiottare, con una differente e personale grinta, al punto da suonare come una delle migliori tracce del lotto, mentre Lola’s in Love pone in ampio rilievo le chitarre, ispiratissime sia nelle strofe che negli assoli, senza mai rinunciare all’attenzione melodica.

Poetica nelle sue liriche, Solitary Dance è la prima mid-tempo del lotto, e una traccia sognante e crepuscolare, egregiamente arrangiata e molto ricca di suoni, oltre che di emozioni. Da urlo la seguente My Mama Said, una canzone AOR fino al midollo e super catchy, ricca di tastiere, subito bissata da una Dearborn Station eccelsa, che apre con il suono della armonica di Larry Dow per poi crescere via-via di intensità fino al suo finale corale, tra voci e strumenti, in una apoteosi per le nostre orecchie.

Defend This Heart of Mine è un esclamativo di puro AOR classico, forse la traccia più ottantiana di tutto il disco, diretta e senza fronzoli, e anche la ballad Restless Hearts strizza l’occhio a quegli anni, per un brano pieno di nostalgie, vissuto, vivo, che Larry Greene interpreta con straordinario sentimento, e pura passione. Light Out for Losers ha poi l’avanzare deciso e ritmato delle canzoni dei Survivor, ma è As You Are a vincere la palma di migliore canzone del disco (e forse dell’intera produzione Harlan Cage) grazie al sound AOR notturno e sensuale disegnato dal sax di Robert Kyle all’interno di una canzone che potrebbe essere una colonna sonora perfetta per qualsiasi film romantico degli anni’80. E’ un miracolo di songwriting eccellente, è un unicum da ascoltare e riascoltare in sequenza, per assaporarne ogni sfaccettatura.

Infine, Turn Up the Radio e Joker On the Kings Highway sigillano questa nostra gemma senza calare di una virgola la qualità compositiva che abbiamo fino a qui riscontrato. La prima lo fa con un ritmo costante che spinge a un ritornello corale, decisamente accattivante, che sprigiona energie positive in ogni sua nota. La seconda, con un commovente commiato sotto forma di ballad, forte di un testo toccante, di una poeticità unica, e di una interpretazione del gruppo che è da lode e bacio accademico.

IN CONCLUSIONE

Il consiglio è di non smettere mai di esplorare tra gli anni della nostra musica, addentrandosi anche all’interno dei suoi periodi di minore successo, così da dare una chance a produzioni come questa, lontane dai classici, ma solo per il loro decennio di pubblicazione.

Il secondo album degli Harlan Cage è infatti il secondo disco che i Fortune avrebbero forse voluto pubblicare negli’80s, per incrementare ulteriormente la loro fama. E’ un album ispirato e maturo, privo di riempitivi alcuni, emozionante lungo tutte le sue dodici canzoni. E’ un viaggio musicale ricco e differente, un ascolto che vale la pena rispolverare, o per la prima volta provare.

© 2026, Iacopo Mezzano. All rights reserved.

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