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03 Gennaio 2026 2 Commenti Iacopo Mezzano
genere: AOR / Melodic Rock
anno: 2009
etichetta: Legend Records
ristampe:
Tracklist:
1. Dublin
2. Shelter in the Storm
3. Follow the River
4. King of Spades (re-recording)
5. I Will Return (re-recording of Return The Heart)
6. Emerald (Thin Lizzy cover)
7. When
8. The Flame (Cheap Trick cover)
9. Still Waiting
10. Kiss the Rain
11. Remember
12. Circles
Formazione:
Darren Wharton - voce, tastiere
Richie Dews - chitarra, basso, cori
Kevin Whitehead - batteria
Ospiti:
Paris Wharton - chitarra nel brano 12
Dopo i consueti diversi anni di date live abbinate a un pacifico lavoro in studio, nel 2009 (ovvero ben cinque anni dopo il precedente disco Beneath The Shining Water) gli inglesi Dare tornarono sul mercato discografico con un nuovo album in studio, intitolato Arc of the Dawn.
Auto-prodotto dal leader del gruppo Darren Wharton, il disco presentò al pubblico una nuova formazione, che vide l’uscita del chitarrista Andrew Moore e del batterista Gavin Mart a vantaggio di un Richie Dews ormai divenuto totale leader degli strumenti a corda, e dell’ingresso in pianta stabile alle pelli di quel Kevin Whitehead che già era stato in orbita Dare come musicista ospite durante le registrazioni del disco Calm Before the Storm.
Edito dalla label della band, la Legend Records, il platter (nonostante un tocco più marcatamente rock in un paio di canzoni) non mancò di ripresentare quelle melodie folk e tipicamente britanniche che avevano fatto le fortune dei tre precedenti dischi degli inglesi, e si avvalorò di una produzione in studio pulita ed avvolgente, che risultò ancora una volta essere uno dei maggiori punti di forza del disco durante il suo ascolto. Per una tracklist ricca di nuove canzoni, ma anche di auto tributi (una nuova edizione del classico King of Spades, assieme a una I Will Return che altro non fu che una ri-registrazione di Return The Heart, contenuta anch’essa nel debutto Out of the Silence) e di due cover (la prima di Emerald dei Thin Lizzy, la seconda della ballad dei Cheap Trick The Flame) che i Dare, già da diverso tempo, stavano suonando nei loro concerti.
Memorie, storie, folklore, natura, paesaggi: l’opener Dublin racchiude al suo interno tutti gli ingredienti che hanno fatto le fortune di questa formazione dalla sua reunion in poi. Guidata da una delicata chitarra acustica su cui echeggia sporadica la chitarra elettrica, la canzone mette la deliziosa e soffice ugola di Darren Wharton al centro della produzione. Il cantante ci racconta – emozionato ed emozionante – il giorno in cui approdò, appena diciassettenne, al porto di Dublino: quando arrivai al porto i miei occhi bruciavano accesi verso strade d’oro e il mio cuore era pieno di storie di verità e libertà. E’ li che trovai il mio cuore. Dublino: una città magica, vestita di donna. Qui dipinta come un amore unico e speciale, di quelli che cambiano la vita.
Con un tocco più elettrico nonostante il costante e ampio uso di chitarra acustica, Shelter in the Storm suona come un racconto, ampiamente metaforico, di un viaggio in auto nella notte e sotto una cinematografica pioggia battente. La destinazione – al sorgere del sole – sarà la donna amata, colei che aspetta dove la tempesta non ci toccherà. Superare le avversità per raggiungere la felicità, il riparo dalla tempesta, diviene il simbolo del fatto che nulla si ottiene in vita se non con l’impegno e con lo sforzo. Non so dove sto andando, non posso dirti quando arriverò. La strada è lunga ma guiderò fino all’alba, verso di te, mio riparo nella tempesta canta poeticamente Darren nel bel ritornello di questa canzone, ma la passione, l’impegno, si fanno vani (i giorni passano è continuo a provarci, ed è sempre uguale). La radio accesa ancora sulla propria canzone preferita (il potere della musica) mantiene però vive le speranze e raccoglie le ultime energie, donando certezze: la strada svolterà verso il sentiero scelto, queste ali di fuoco mi stanno guidando adesso..
Follow the River è un’altra traccia rock, soffusa e ricca di immagini: il vento soffia freddo lungo questo versante della montagna, lungo il mare fino alla mi anima. E’ il paesaggio che permea la carne e si fa un tutt’uno con noi. Segui il fiume che scorre verso al mare, vola come un aquila che vuole essere libera sopra le montagne diviene il messaggio artistico di questo brano, ed è un gesto ricco di significati, ma anche di fantasie vivide, gli stessi sogni che colorano il finale del brano e che riempono di calore una improvvisa, fredda, solitudine: adesso che te ne sei andata guardo il sole tramontare. Volando sopra i monti, è li dove resterò, così che saprò che sarò di nuovo con te.
Il tratto centrale di questa tracklist si compone, lo dicevamo, di due ri-registrazioni, e di una cover. La nuova versione di King of Spades suona più acustica e più folk, e si spoglia di tutta quella pomposità tipica delle produzioni anni’80. E’ più intima, per certi versi forse più commovente nel suo dolce tributo al Re di Spade Phil Lynott, e Darren ci da i brividi proprio in chiusura, con quella sua nota vocale così lunga e inedita, che va a richiamare l’assolo finale di chitarra. I Will Return (ovvero Return The Heart) diventa parimenti un canto di speranza, un’intima promessa, ma la magia più vera l’abbiamo con la cover di Emerald dei Thin Lizzy che, a mio parere, riesce persino a battere l’originale grazie al suo sound ambient, celtico, che la lega ancor di più alle radici storiche della sua terra. E’ un racconto di storia, di tradizione vera, una canzone che in questa nuova veste si può anche vivere, e non solo ascoltare..
L’inedito When, come uno schiaffo in faccia, spezza i sogni e ci riporta alla realtà. C’è un ricordo da un passato lontano che non sappiamo come fare durare, una donna in fuga da una promessa (hai detto che poteva durare per sempre e che saremmo stati assieme). Delle domande, che fanno da ritornello: quando finirà la tempesta? Quando tornerà l’estate? Quando il mal di cuore diventerà pietra?
E’ un dolore fisico, reale, quello qui che si avverte, e i ricordi fanno male come lame di un pugnale: ti vidi danzare in quella tempesta di fulmini, hai detto che eravamo forti e allora che cosa abbiamo sbagliato? Giaccio sveglio nel mio sogno infranto, dove andremo a finire? Quando il tuo amore è scomparso? E’ uno dei testi più drammatici della carriera dei Dare, e per trovare qui una sola nota di speranza bisogna attendere l’ultimissima strofa: il tempo è dalla nostra parte, mi salverai stanotte?
Un grande classico, un’ottima cover. La versione dei Dare di The Flame dei Cheap Trick arricchisce questa registrazione, e lo fa con la sua nuova dimensione più acustica e soffusa, ancora più concentrata sulle emozioni e le parole del suo bellissimo testo. Impressiona qui, se ancora ce ne fosse il bisogno, un Darren Wharton molto ispirato ed intonato alla voce, capace di rendersi perfettamente riconoscibile e di colorare con la sua timbrica particolare anche una power ballad leggendaria come questa.
Torniamo poi agli ultimi quattro inediti, il primo dei quali è Still Waiting, una commovente ballad ricca di echi strumentali ed emozioni. C’è tanta chitarra elettrica, e ci sono tanti piccoli assoli posti a colorare delicate basi acustiche, mentre i ricordi, ancora una volta, restano i veri protagonisti del testo: venne l’inverno e mi portò via il tuo cuore, questo vento sta soffiando anche adesso, e non riesco ancora a lasciarti libera (…) giurai che ti avrei attesa, sto mantenendo la promessa. Da brividi la seconda strofa, come un romanzo d’autore: lei venne da me con le lacrime che le rigavano il viso, disse che stava partendo, che doveva lasciare questo posto. Gli anni trascorsi assieme, e i sogni fatti. Vorrei poter tornare indietro nel tempo per riportarti qui. Poi, un chiaro-scuro finale, e una promessa toccante: l’estate è finita, e non sono riuscito a ritrovare la strada verso di te. Con ogni battito che faccio ancora ti sto pensando, e ti aspetterò, non importa cosa mi dicano o cosa facciano, io sarò sempre qui ad aspettarti. (…) Adesso che questo anno è trascorso, aspetterò un altro giorno..
Impossibile non dilungarsi anche nell’analisi di Kiss the Rain, e del suo testo, per quella che è stata forse una della tracce musicalmente più riuscite dalla reunion dei Dare in poi. Questa canzone, forte di un ritornello bellissimo, racconta di una ragazza che sola, circondata dalle tenebre, con pioggia sul suo viso stringe a se una fotografia, che è abbracciata dal suo cuore. Nel silenzio, nella solitudine, lei sta chiamando il nome del suo ragazzo, mentre sussurra alla pioggia: quando ti rivedrò?
Miglia di distanza li separano adesso, ma ancora il loro amore vive. Lui si ricorda della notte in cui partì, la baciò sotto la pioggia. La pioggia, che li unisce nel ricordo, ma li separa ora nella vita, perché mentre lei resta ferma tra le nubi di quel luogo che sancisce il loro addio, lui la ricorda da lontano, baciato dal sole. Lui se ne è andato, lei baciò la pioggia, lui benedì il sole, lei baciò ancora la pioggia recita duro il ritornello, ricordandoci quanto sia più dura la vita di chi resta, quando gli altri partono.
Le foglie dell’autunno cadono fuori dalla sua finestra, il sole dell’autunno la riporta indietro tra le memorie, e lei ricorda che lui si strinse nelle sue mani, baciò la pioggia, e nel suo cuore rimarranno i ricordi.
Remember è un’altra ballad molto riuscita, che esordisce con una chitarra echeggiante che tanto ci ricorda il sound puro di Calm Before the Storm, e che mantiene una grande intensità compositiva ed emotiva fino al suo grande refrain.
Fui svegliato dal silenzio in quella notte di agosto, ed è buffo come arrivino proprio adesso i ricordi a perseguitarmi è l’incipit lirico che porta alla luce una serie di immagini del passato che proprio non riescono a lasciare la nostra mente: mentre guardavo i miei cieli blu diventare grigi ricordo quello che eri solita dire, e ricordo i giorni al fiume, e il mio primo bicchiere dal muro nel cortile della vecchia chiesa. Momenti giovanili ormai molto lontani, che portano a una certezza (so che è vero, che quegli anni di cui noi soli sappiamo, mi riportano a te) ma anche alla considerazione che ora che sono passati dieci anni e le cose sono cambiate uno ad uno questi vestiti che indossiamo ci fanno sorridere. Il tempo passa, rivederci adolescenti spiazza e ci fa strano, ma mentre i nostri amici e i ricordi piano sbiadiscono nella foschia del mattino noi facciamo del nostro meglio per non perdere quelle sensazioni e quelle immagini dei tempi che furono. Per sentirle ancora un po’ nostre, per provare ancora un po’ di quelle emozioni.
Sul finale, ecco così il commiato di Circles, tipica traccia di chiusura in stile Dare, carica di immagini e di un messaggio conclusivo capace di toccare con mano il nostro cuore. E’ poesia, sonora e lirica. Impronte nella sabbia, la sabbia sta cadendo dalle mie mani, noi voltiamo pagina, lo capisco.. Non tutti hanno la forza di restare ancorati al passato, perché la voglia di cambiamento sa essere un motore così trainante da alienare la voglia di tornare indietro, a tirare le somme e a guardare ciò che siamo diventati. Ma che sensazione magica si prova se, dopo aver attraversato i sette mari, inseguito il sole, vissuto la vita al proprio modo, anche dopo tutti gli amori della vita, ci si guarda indietro e si ha la fortuna di sapere che colei che è al nostro fianco è ancora l’unica donna della nostra vita?!
Abbiamo assaporato le lacrime di dolore, le gioie del vino. Il vento sta soffiando leggero attraverso gli alberi, amore mio, e chi sono io? E chi siamo noi? è l’ultima strofa che anticipa la gloria del ritornello: mi alzo in piedi su questo versante del monte, con le braccia aperte, spalancate, e adesso ho capito dove correre, e dove nascondermi, nei cerchi, nei cerchi della mia vita..
IN CONCLUSIONE
Arc of the Dawn è il binomio perfetto tra testi e melodie, voce e strumenti, chitarre acustiche ed elettriche, luci e ombre, sole e tempesta, passato e presente. E’ un viaggio tra ricordi ed emozioni presenti, ricco di nostalgie e amori forti. E’ un disegno in musica, ben rappresentato dall’arco che inizia a illuminare il mondo nella splendida copertina.
Ogni produzione dei Dare è in qualche modo una rinascita, interiore e spirituale. Questa è come un sole che sorge, nella musica, e che si innalza dentro di noi, trasformandoci canzone dopo canzone, nota dopo nota. Ripercorrendo il passato, ridisegnando le sue più intense immagini, per farci vivere il presente in modo più conscio e più vero. Grazie Dare!
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