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Recensione

77/100

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Fireheart – Rise – Recensione

03 Dicembre 2025 Comment Luca Gatti

genere: Hard Rock
anno: 2025
etichetta: Earache Digital Distribution

Tracklist:

1. Wild Hearts; Wild Nights
2. I Don’t Need A Best Friend
3. Good Is Good Enough
4. An Hour To Forget
5. I’m Not Dreaming

Formazione:

Russ Grimmett – Vocals
Kev Baker – Rhythm Guitar
Neil Hackett – Lead Guitar
Bret Barnes – Bass
Chris Hopton – Drums

Contatti:

General information: info@fireheart.uk
Facebook:https://www.facebook.com/fireheartuk/
Instagram: https://www.instagram.com/fireheartuk
Site: https://fireheart.uk/

 

Ciao amici di MelodicRock, seppur non siamo soliti trattare gli EP, facciamo volentieri una eccezione per questa band che ci ha chiesto di ascoltare la loro ultima fatica e ce lo ha presentato in maniera molto professionale. Buttiamo quindi l’orecchio ai Fireheart con il loro EP di esordio ‘Rise’, orgoglioso punto di ripartenza di musicisti risorti da precedenti band e problemi personali che certo non temono di nascondere così come fieramente affermato nelle varie news reperibili sull’etere; beghe e demoni a parte la band capitanata dal chitarrista Kev Baker (ex former dei validissimi The Hot One Two) propone a menù 5 tracce in pieno perimetro melodic Hard Rock, melodie ed aggressività corroborate da un ottima produzione e da master wav belli croccanti che non sono ancora passati per la compressione delle varie piattaforme streaming (peggio per voi!) ma con ispirazioni che non mancano di strizzare l’occhio a generi più moderni come l’alternative degli Shinedown e Falling in Reverse (grazie Tia della dritta) e generi più tradizionali quali il Glam con un nonsoché di CrushDiet ed Hardcore Punk specialmente nei dintorni più incazzati dei Sum41.
Una band quella dei Fireheart che convince al primo approccio per la ritmica spina dorsale del batterista Chris Hopton (ex Gypsy Pistoleros), è quella c.d. batteria ‘scorreggiona’ come piace definirla al collega Alberto Rozza, bit spaccati a metà come torsi di mela e kg di inchiostro sulle braccia a la Tommy Lee, non il superfluo ma l’imprescindibile per questo modern hard rock oserei ‘contemporaneo’ dalle molteplici sfaccettature.
Band solida ed affiatata come pare percepire dai sorrisoni nei promo e da come è lecito apprezzare nell’amalgama delle composizioni, i ritornelli sono ampie cavalcate pop punk che si fanno apprezzare ma ogni influenza è ben edulcorata da uno stile complessivo non certo rivoluzionario ma comunque abbastanza identitario, devo ammetterlo questi ragazzini sotto i 60 mi hanno obbligato a mettermi a studiare per poter garantirgli una doverosa quanto decorosa recensione vista la mia scarsa affinità con tutto ciò che non sia cotonato e preistorico; le atmosfere sono decisamente highgain, i cari e vecchi Marshall vintage style sono ormai in soffitta, il solista Neil Hackett (ex Iconic Eye – the Whiskey Syndacate) confeziona virtuosismi e soli che vagano in pieno territorio Nu Metal che alzano sicuramente il livello di varietà complessivo della band senza però andare ad insidiare riff e strutture di mostri sacri dell’alt metal che non vale la pena citare.
1- ‘Wild Hearts; Wild Nights’ mi stuzzica la favola con quella chitarra in drop nella strofa che fa tanto Velvet Revolver e mi fa scappare una lacrima, sicuramente la composizione hard più sul classic ma come sempre nella somma degli addendi spuntano influenze da piacevoli altrove come quel taglio alternative che fa tanto Tessilgar;
2- ‘I don’t Need a Best Friends’ risalta con arroganza le sue influenze punk (Massive Wagons) che come detto accompagnano l’ascoltatore per i chorus dell’album, canzone bella quadrata con quel tiro ala Motorhead che ben collaudato fa il suo lavoro;
3- ‘Good is Good Enough’ è una bella e commovente ballata che impegna il lato emotivo della band, qui il bravo Russ Grimmet alla voce (ex Sons of Liberty) mi ricorda tanto il memorabile mid range di Miles Kennedy (Alter Bridge? Nessuno ha parlato di Alter Bridge giuro);
4- ‘An Hour To Forget’ è forse il giusto connubio tra le varie attitudini dei Fireheart, un moderno Punk Rock che non dice di no ad apprezzabili cambi di dinamica ed a chitarre high gain per confezionare un prodotto che non suoni dannatamente già sentito;
5- ‘I’m Not Dreaming’ in chiusura di questo solido EP dove è percepibile l’impegno di chi ci ha messo il tanto d’arte e di professione che poteva dare, non è solo una bella canzone che vi invito ad ascoltare senza dover sprecare i soliti scontati aggettivi ma è anche un augurio che faccio a questi ragazzi di continuare il loro percorso musicale con questo entusiasmo e questa fiducia per il loro futuro.

© 2025, Luca Gatti. All rights reserved.

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