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Recensione

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Aerosmith & Yungblud – One More Time – Recensione

31 Dicembre 2025 1 Commento Stefano Gottardi

genere: Rock
anno: 2025
etichetta: Capitol Records

Tracklist:

1. My Only Angel
2. Problems
3. Wild Woman
4. A Thousand Days
5. Back In The Saddle (2025 Mix)

Formazione:

Steven Tyler – Voce
Yungblud – Voce, Chitarra, Batteria
Joe Perry – Chitarra
Brad Whitford – Chitarra
Tom Hamilton – Basso
Matt Sorum – Batteria

Ospiti:

Adam Warrington – Chitarra
Matt Schwartz – Basso, Chitarra
Joey Kramer – Batteria
Ben Sharp – Batteria

Contatti:

https://www.aerosmith.com
https://www.yungbludofficial.com

 

Gli Aerosmith hanno unito le forze con Yungblud e dato vita all’EP One More Time, che sul finire di quest’anno ha visto la luce sotto l’egida della storica label Capitol Records.

Stando a quanto raccontato dal cantautore britannico, galeotta fu una email di Joe Perry, che – dopo aver ascoltato il suo singolo “Hello Heaven, Hello” – gli avrebbe chiesto di collaborare su un possibile remix. E lui da grande ammiratore dei bostoniani non se lo sarebbe fatto ripetere due volte! Il loro incontro in Florida spinse poi la metà dei Toxic Twins a invitare il suo “gemello” Steven Tyler a prendere parte “alla festa”. Una successiva sessione in California portò al completamento di quattro brani. A settembre 2025, agli MTV Video Music Awards, Tyler, Perry e Yungblud si esibirono insieme in un emozionale tributo a Ozzy Osbourne. Questa performance rafforzò il legame e creò hype, specialmente sui social network, dove l’attesa dei fan iniziò ad essere spasmodica. Certo, Yungblud proviene da un mondo diverso. Fa musica moderna, ribelle e influenzata dalla Generazione Z, con testi crudi su salute mentale, identità e società. Gli Aerosmith, invece, rappresentano il rock classico a stelle e strisce, con radici blues, riff potenti e un’attitudine da ragazzacci degli anni ’70 e ’80. Eppure questa differenza, almeno sulla carta, si è rivelata il punto di forza della collaborazione: un vero passaggio di testimone generazionale. Con buona pace di chi storce il naso per operazioni di questo tipo. Ma il gruppo americano non è nuovo a simili partnership, avendo fatto la storia con “Walk This Way” assieme ai Run-DMC nel 1986. All’epoca la cosa generò lo stesso tipo di reazioni contrastanti, ma a conti fatti si rivelò un successo mondiale. Nel bene o nel male, ben venga Yungblud se la sua presenza ha convinto The America’s Greatest Rock & Roll Band a rimettere piede in uno studio di registrazione dopo tredici anni! E poco importa se poi, magari, più che le email di Perry siano stati certi cont(r)atti manageriali ad architettare il tutto. Ciò che è certo è che i seguaci degli Aerosmith si ritrovano finalmente fra le mani un nuovo lavoro!

Alla pagina 1 del manuale del perfetto recensore, però, c’è scritto a caratteri cubitali: “NON FARE IL FAN QUANDO SCRIVI DI UN ALBUM”. E allora, anche se fa male come una coltellata in un fianco, bisogna riconoscere che questo EP ha più bassi che alti. Innanzitutto ogni cosa suona eccessivamente digitale e artificiale, con una produzione “plasticosa” che fa sembrare le voci ritoccate e poco autentiche. Il songwriting è piuttosto debole, incapace di sostenere le aspettative legate al ritorno degli Aerosmith dopo tanti anni. I pezzi partono bene ma si afflosciano rapidamente, risultando ripetitivi o troppo pop-rock da playlist generica. La collaborazione con Yungblud appare purtroppo un compromesso poco riuscito, dove nessuno dei due mondi riesce davvero a brillare o creare qualcosa di nuovo, confermando i timori iniziali dei più scettici. Se i brani inediti zoppicano, l’energica rivisitazione di “Back In The Saddle” dimostra ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, che quando una canzone è valida rimane per sempre tale, ma senza dubbio questa versione non mette in ombra quella originale. Insomma, quest’EP è un’occasione mancata. Però, in fondo, quanto è bello per un fanatico poter comprare, one more time, un disco della sua band preferita? Sperando che non si tratti di one last time

IN CONCLUSIONE

Solo per fan accaniti che, come lo scrivente, hanno il logo di questo gruppo tatuato nel più profondo del cuore.

© 2025, Stefano Gottardi. All rights reserved.

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