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Recensione

60/100

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Stryper – The Greatest Gift Of All – Recensione

20 Novembre 2025 Comment Alberto Rozza

genere: Hard Rock
anno: 2025
etichetta: Frontiers

Tracklist:

1. The Greatest Gift Of All
2. Go Tell It On The Mountain
3. Heaven Came (On Christmas Day)
4. Little Drummer Boy
5. Still The Light
6. Silent Night
7. On This Holy Night
8. Joy To The World
9. Reason For The Season
10. Winter Wonderland

Formazione:

Michael Sweet - Lead Vocals, Lead, Rhythm Guitar
Robert Sweet – Drums, Percussion
Oz Fox – Vocals, Lead and Rhythm Guitar
Perry Richardson – Vocals, Bass

Contatti:

Sito: http://www.stryper.com/

Facebook: https://www.facebook.com/Stryper

 

Nuova uscita per i veterani del christian metal/rock Stryper, sempre capitanati da Michael Sweet, che propongono il solito mix di hard rock e testi a stampo cristiano, formula che li accompagna ormai da decenni e che continua a fare schierare pubblico e critica.

Partenza giubilare, con tanto di campane, con la title track “The Greatest Gift Of All”, di fatto una canzone natalizia, dalla buona struttura e dal ritornello orecchiabile, capace almeno di introdurre con coerenza il concept del disco. Successivamente troviamo “Go Tell It On The Mountain”, un brano corale, non particolarmente memorabile, che resta poco nella mente dell’ascoltatore. “Heaven Came (On Christmas Day)” non presenta grandi balzi di originalità e di vivacità, risultando un po’ piatta e poco stimolante, così come la seguente “Little Drummer Boy”, densa di fill di batteria, ma che di per sé risulta, tolto un breve solo di chitarra, molto insipida. Con “Still The Light” facciamo un balzo all’indietro nel tempo, con un bel riffone anni ’80 e una struttura capace di rapire chi ascolta: finalmente un sussulto di vera ispirazione.

Il lento “Silent Night” (sì, proprio la canzone natalizia), lascia l’ascoltatore un po’ basito, nonostante la buona performance, perché il concept (si veda la copertina) natalizio è concepibile, ma magari non in queste vesti. Cambiamo registro con “On This Holy Night”, più strutturata e intrigante, dalla coralità azzeccata e soprattutto dalla ritmica riuscitissima, uno dei pochi episodi realmente convincenti del disco. “Joy The World” è una ballatona cover senza pretese, che passa velocemente, che non lascia granché, così come la successiva “Reason For The Season”, banalotta e francamente soporifera. Con “Winter Wonderland” chiudiamo un ascolto un po’ monotono e pesante, malgrado sia ben prodotto e soprattutto ben suonato, e anche se ovviamente si tratta di un disco a tema, lascia un po’ di stucco per la ripetitività delle tematiche e degli stilemi musicali, risultando complessivamente poco stimolante e privo di quel guizzo che ci si potrebbe aspettare da una band con questa storia.

© 2025, Alberto Rozza. All rights reserved.

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