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Recensione

65/100

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Peterified – Trial By Fire – Recensione

23 Novembre 2025 Comment Luca Gatti

genere: Melodic Rock
anno: 2025
etichetta: Peterified Music

Tracklist:

1.The Calm Before The Storm (Praefatio) 01:11
2.Dangerous Curves 04:23
3.Stole My Heart Away 03:38
4.Never Mind 03:43
5.Weekend Lover 05:44
6.In God We Trust 04:45
7.Capital City Girl 00:51
8.Helpless 03:54
9.On My Own 05:02
10.Together Tomorrow 04:01
11.Point Of No Return 05:05
12.Mill Valley (Coming Home) 04:02

 

Ciao amici di MelodicRock oggi diamo un ascolto agli eclettici Peterified che fatico ancora a pronunciare (Pietroficato? Della serie Pietro e su questa pietra edificherò la mia rock band…) con il loro album ‘Trial by Fire’ fresco fresco di uscita; perché eclettici? Perché mi serviva un buon aggettivo con cui esordire l’articolo.

Ad aprire l’album é ‘The calm before the storm’, uno strumentale vanesio che evoca l’inizio di un dj set dove l’ambiente non decolla: si beve male e le occasioni di approccio sono pari allo zero. Dopo il minuto ed undici di preludio si scopre sfortunatamente che di tempesta ce ne poca, nessun vichingo incazzato, ‘Dagerous curves’ ma la velocità è da codice stradale, Il secondo pezzo è invece una pioggerella che mi convince poco.
Traccia 3 ‘Stole my heart away’ Peter e company si danno una sistemata allo specchio ed aggiungono un po’ di frizzantezza alla Bryan Adams, non è l’estate del 69, ma magari un più modesto autunno ‘25 con un filo di sole. Idem traccia successiva, il costume da bagno é ormai nell’armadio da mesi, un ‘romantic’ rock come osano definirsi bilanciato ma senza particolari acuti, vogliono essere un po’ Toto ma lo sono un po’ troppo poco.
É con la traccia numero 5 ‘Weekend Lover’ che finalmente Peter accende la luce, una soft ballad piena di introspettiva e frustrazione (nessuno -o quasi- vuole essere un weekend lover!), é la classica ballata che parte piano (con il piano…) e dal forno esce tutto Meatloaf (in senso culinario); c’è quel sentimento che cuce la bocca ed apre le orecchie, il pezzo lievita con il giusto crescendo e nei chorus arriva un po’ di graffio alla Scorpions, Peter qui ci fa sognare, il retrogusto è di hit (non il clown), la voce fa un egregio lavoro, modula le strofe dove c’è poca ciccia strumentale come il miglior Ozzy sapeva fare, ritornelli che finalmente illuminano l’applausometro e cambio di tonalità finale dove tutti in studio si abbracciano come il gol al novantesimo, vigliacca pentatonica ed anche la chitarra si atteggia un filo più sicura.
È la ballata cotta al punto giusto quando fa la crosticina dorata e salva il culo all’album, tanto bella da non sembrare loro, quasi fosse una cover! (Ho controllato).

L’album in definitiva prosegue con una ritrovata consapevolezza e maturità compositiva che sembra quasi rispecchiare l’ordine cronologico delle tracce, lo spettro -ingombrante- di Meatloaf aleggia sull’ascoltatore in maniera benevola conferendo un po’ di personalità alla maggior parte delle composizioni, vedi ‘In god we trust’; Helpless un po’ alla Genesis che si impegna per farsi ricordare, bella ed introversa ‘Togheter Tomorrow come pure ‘Coming Home’ in chiusura dell’album dove esce anche un piccolo Springsteen (molto piccolo) che pure in versione mignon fa la sua porca figura.

Ciò detto escluderei un altro passo falso con Traccia 7 ‘Capital City Girl’, 50 secondi di chitarra acustica ‘strummata’ davanti ad un microfono con il rec lasciato acceso mentre forse il chitarrista si stava scaldando, non è propriamente la Spanish Fly di EVH di cui si sentiva l’esigenza, un no sense, ma sicuramente avrei preferito questa come intro, Peter è proprio un burlone.

In definitiva mi sento di fare agguantare a Peter una rotonda sufficienza, grazie ad un paio di brani azzeccati, ma soprattutto per la bella ‘Weekend Lover’ che mi ha fatto emozionare, la reputo una di quelle tracce che conquista ‘al primo ascolto’, è la palla dentro il canestro, la ciambella con il buco e l’unicorno in culo alla balena, la riascolterei senza scherzarci troppo sopra perché è proprio per tracce così che sono finito per innamorarmi della musica, spero anche voi.

© 2025, Luca Gatti. All rights reserved.

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