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Recensione

80/100

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Pearls & Flames – Spread Your Wings – Recensione

19 Novembre 2025 Comment Luca Gatti

genere: AOR
anno: 2025
etichetta: Pride & Joy

Tracklist:

01 Spread Your Wings
02 First Love
03 We Will Survive
04 Like You Mean It
05 Runaway Train
06 Stay in My Life
07 I Don´t Have to Wait
08 Like a Father and Son
09 Broken
10 The Art of Letting Go
11 After All These Years
12 One Step Closer
13 Sahara

Formazione:

Markus Nordenberg (lead- and background vocals, additional keyboards)
Sven Larsson (guitars)

 

Mi preparo all’ascolto e già la & commerciale nel nome mi acciglia un attimo, la copertina, che pare proprio sputata fuori da un IA non aiuta: Pearls & Flames, una sorta di G’n’R vegani su monopattini elettrici?
Ma gli svedesi sono sulla scena da diversi anni e, comunque, la presenza di Tommy Denander è quantomeno rassicurante. Schiacciamo quindi ‘play’ e non fermiamoci alla copertina.
Primo pezzo ‘Spread your wings’omonimo all’album e la batteria cicciona già stuzzica con un bel tiro, tastiera che strizza l’occhio al più adulto Van Halen senza più il nastro isolante sulla chitarra, diamogli una chance.
Power Chords e tappeto di synt, ci vuole poco in fondo per farci stare bene, gli anni ‘80 ci sono e sono quelli che ci piacciono, snocciolo una canzone dopo l’altra come un bel pacchetto di sigarette quando si alza il gomito, è un tripudio di classic rock morbido e suadente: qui si rischia di ballare da scemi in salotto se ci si lascia andare, gli arrangiamenti sono gustosi e tutto si incastra nel groove come il più pettinato dei Phil Collins.
Anni ’80 qualcuno ha detto chitarra elettrica? Eccola lì a bucare il mix con il giusto space eco che serve, ricorda tanto il primo Gary Moore con strato e mullet ma poi quando è il tappeto di tastiere a far dondolare la testa é tutto un lavoro di palm muting dietro le quinte…offritegli una birra!
Plauso alla voce tra un Tempest ed uno Ian, concretezza e melodia con un accenno baffo di Bobby Kimball, i Toto sono sempre nell’aria e la freschezza è assicurata; ringraziamo anche l’instancabile stuolo di cloni coristi che hanno confezionato in studio ritornelli super radiofonici, bravi tutti.
Più li ascolto e più mi convincono, all’orecchio sono tutti lì, li sento scalpitare i più cotonati che ormai abbiamo levato dal muro e resta ancora l’ingombrante sagoma del loro poster ma senza eccessi, è musica studiata ed elegante.
Dinamica ed armonia nel mixer dove nessuno strumento sgomita contro l’altro sono le ricette vincenti di un progetto solido e ben prodotto, superflua una digressione traccia per traccia perché l’album è nel suo complesso convincente ed organico, un tributo di maturità strumentale ed amore per la bella musica (quella anni 80…) ascoltatelo!

© 2025, Luca Gatti. All rights reserved.

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