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06 Novembre 2025 3 Commenti Samuele Mannini

Dei Nightblaze avevo già parlato lo scorso anno nella recensione del loro album di debutto (qui la recensione), indicandoli come esempio emblematico del movimento italiano nel mio articolo dedicato alla scena melodic rock nazionale (qui il link). Il loro successo mi era parso un segnale incoraggiante: nel referendum di Rock Report si erano classificati al secondo posto, mentre in quello di Rock Of Ages avevano addirittura sbaragliato la concorrenza. Va ricordato che, in quell’anno, erano usciti dischi di band di ottimo livello e che il pubblico di Rock Report è internazionale, non limitato all’Italia — dove qualcuno potrebbe pensare che il fattore “patriottico” abbia avuto un peso.
Evidentemente anche la band ha pensato che fosse il momento giusto per tentare un salto di qualità e ampliare il proprio raggio d’azione, incidendo quattro nuovi brani dal sound più fresco e con un appeal musicale più moderno, nella speranza di farsi notare anche sulla scena internazionale.
È inutile spiegare quanto sia difficile sostenere tutto questo: comporre, registrare e produrre un disco comporta spese interamente a carico dei musicisti, e le vendite dei CD non bastano nemmeno a coprirle. Realizzare un video promozionale su YouTube rappresenta un ulteriore investimento, senza reali ritorni dalle visualizzazioni. Per sopravvivere economicamente, una band avrebbe bisogno di suonare dal vivo — ma in Italia, lo sappiamo bene, questo resta spesso un obiettivo irraggiungibile. Ed infatti, purtroppo, non è successo.
Questo “Evaricade” è infatti un EP di quattro canzoni che avrebbe dovuto fungere da volano per ottenere un riscontro anche all’estero e provare così a mantenere in vita il progetto anche sul piano economico. Ed invece non è andata così: è rimasto un vorrei ma non ho potuto, un tentativo sincero in cui la band ha comunque dato il tutto per tutto, mettendosi in gioco in una scena e in un genere che purtroppo stanno diventando sempre più una nicchia nella nicchia di una nicchia.
Sinceramente, a me sanguina il cuore nel pensare che nessuno abbia voluto dare una vera chance a questa band; eppure, facendo questo “mestiere di scribacchino”, mi è capitato di ascoltare molto di peggio, spesso peraltro promosso e pubblicizzato da etichette di ben maggiore risonanza. A quanto pare, solo la Burning Minds, dopo aver pubblicato l’album d’esordio, ha scelto di dare spazio anche a queste nuove canzoni — insieme ad alcune rivisitazioni del primo disco — offrendo comunque al gruppo la possibilità di lasciare una testimonianza concreta del proprio percorso.
Pensare che compositori del calibro di Dario Grillo ed una voce come quella di Damiano Libianchi non trovino una collocazione stabile in questa scena è, francamente, un paradosso. E voi pensatela come volete, ma mi permetto di esprimere questo giudizio perché ascolto diverse decine di dischi all’anno e, da quando seguo questa musica, ne ho ascoltati ormai diverse migliaia: direi quindi che un’idea abbastanza chiara su chi vale e chi no me la sono fatta.
Volete sapere come sono le canzoni, da questa mia ‘Non Recensione’? Sono fighissime — e sarebbero state sicuramente degne di essere affiancate da altri brani inediti, in un album completo che avrebbe potuto mostrare nuove sfaccettature di una band che, chiaramente, aveva ancora molto da dire.
Per quanto riguarda invece le versioni riarrangiate, alcune mi convincono e mettono in luce lati diversi che avrebbero potuto essere approfonditi, mentre altre, lo ammetto, lasciano un po’ il tempo che trovano. Ma non è un problema: non sono loro il ‘core’ del disco, e ciò che conta davvero è la qualità e l’anima dei nuovi brani, che parlano da soli.
Se anche voi, come me, avete creduto in questo progetto, prendete anche questo CD: credo sia bello possedere l’intero percorso musicale di una band che avrebbe voluto ed avrebbe persino potuto diventare molto di più.
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